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Spoleto - Festival 51, 16 Luglio 2008 alle 19:10:55

LIBERE RIFLESSIONI SUL NUOVO FESTIVAL DI SPOLETO

A mente fredda... splendori e miserie del 'Due Mondi' secondo Ferrara


Daniele Ubaldi

Ora che il Festival è finito, dopo averci dormito sopra per un paio di notti senza la frenesia degli spettacoli e della "bella vita" per le vie e i locali affollati (sic) della città, è possibile offrire alcune considerazioni distaccate sull'edizione che si è appena conclusa.
Al di là dell'enfasi e dei "va tutto bene" spesi come fossero parole d'ordine dal muro di gomma bipartisan della politica, a saltare agli occhi dello spettatore più attento sono diversi aspetti poco convincenti di tutta quanta la storia.
Innanzitutto i concerti di mezzogiorno, un classico delle ore 12 al Caio Melisso - grazie al quale più di un talento è stato scoperto dal MAESTRO Gian Carlo Menotti - sono stati spostati alle 19, passando cioè "dall'aperitivo del mattino a quello della sera", tanto per citare il maestro Vlad, responsabile del settore musica del Festival. Anche la location, il Chiostro di San Nicolò, è del tutto nuova: Ferrara ha motivato questa scelta con la necessità di attrarre un pubblico maggiore, visto che a suo dire il Caio Melisso registrava non più di 10-15 spettatori di media. Al di là dei numeri più o meno attendibili e comunque facilmente verificabili, c'è da dire che in molti, fra i più illustri intenditori di musica, hanno da sempre definito i concerti di mezzogiorno come gli eventi più interessanti del Festival dei Due Mondi. Inoltre, il maestro Vlad ha detto che lo spostamento d'orario dà "la possibilità a molta gente, che prima doveva per forza dormire a Spoleto, di poter oggi venire più tardi. Oggi la gente lavora, si può partire alle 17, vedere gli spettacoli e poi ritornare a casa". Certo, il tutto per la gioia di quei quattro albergatori locali, che ancora sperano nel Festival per riempire un po' di camere. Eh... Bei tempi quelli in cui la gente veniva a Spoleto per dormire nei corridoi degli alberghi, dato che le stanze erano introvabili da mesi... Ma tant'è, le persone - come ha detto Vlad - devono lavorare.
Altra riflessione merita poi la prima bollywoodiana del 51mo Festival, Padmavati: si vocifera sia costata un milione di euro. Almeno secondo i bene informati. Una cifra che appare un po' troppo alta, considerando le uniche due rappresentazioni portate in scena, e che scende ad "appena" 400mila euro a sentir parlare un assessore comunale milanese. Forse l'amministratore lombardo si riferiva al viaggio da Parigi a Milano, mentre il resto della tratta - comprensiva dell'elefante sul passo del Verghereto di punica memoria - potrebbe essere costato la somma restante... In ogni caso c'è da stare tranquilli, visto che il vicepresidente della Fondazione Gilberto Stella ha detto che vorrà vedere tutti i conti prima di firmare alcunché.
Un cenno, sia pur breve, lo merita anche la splendida attrice Victoria Abril, il cui concerto al Teatro Romano è costato al pubblico 45 euro: come ha ammesso candidamente l'artista, nulla dell'esibizione spoletina ha differito dalla sua performance di San Benedetto del Tronto, andata in scena 20 giorni prima a ingresso gratuito... Ah già, in effetti qualcosa di diverso c'era: un nuovo percussionista, visto che l'originale non era forse riuscito a rinunciare alla finalissima dei campionati europei di calcio, vinta dalla Spagna contro la Germania e che è costata agli spettatori circa un'ora di ritardo sull'inizio del concerto. Il prezzo della novità... A proposito di novità, di certo farà piacere conoscere che la London Simphony Orchestra, che ha eseguito il concerto di chiusura in piazza Duomo, la sera prima aveva suonato lo stesso repertorio a Palermo, in occasione del Verdura Festival (per gli scettici vedasi il link www.teatromassimo.it/stagione/ve07londonsimphony.html). Prezzo d'ingresso per il biglietto più caro del concerto nel capoluogo siciliano: 35 euro. Come si dice, a Spoleto paghi la posizione: 200 euro, come a dire che la Verdura fa il Festival a Palermo ma i carciofi stanno sempre a Spoleto...
Di una cosa però c'è da ringraziare Ferrara e soci, e cioè di non aver mai nominato il MAESTRO, il padre del Festival Gian Carlo Menotti, per tutto l'arco della manifestazione. Ecco, non mescolare il suo nome con questa rassegna di spettacoli, a bocce ferme, è sembrato un doveroso atto di rispetto da parte della nuova gestione.

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