Spoletonline
Edizione del 18 Maggio 2013, ultimo aggiornamento alle 14:28:41
nato dalla fantasia di Leopoldo Corinti, dedicato alla sua famiglia
Urbani Tartufi
Spoletonline
TeloAggiusto.io
cerca nel sito
Urbani tartufi
Guide turistiche Valnerina
Azienda agrituristico venatoria Fiordimonte
Valori Fiori
AROF Agenzia Funebre
Grub
Emanuela Duranti Fotografa
Castellani Impianti srl
Studio Veterinario Antolini-Roccato
L'Anfora Area 51
Fondazione Giulio Loreti
Cattolica Assicurazioni
Ristorante Albergo LE CASALINE
TeloAggiusto.io
C.D.S. Bonifica Amianto
Caccia Village
Julie Cavalieri - Musica per eventi
Gipa Casa Immobiliare
Spoleto Credito e Servizi
Unique center
Arte Lingua
Spoletonline Facebook
Stampa articolo

Spoleto - Le interviste di SOL, 11 Luglio 2011 alle 01:48:34

Un'ora di Emozioni a tu per tu con Steven Mercurio: 'Tornando a Spoleto ho chiuso il cerchio con la città e Menotti'

'Sensazioni uniche. Gian Carlo sarebbe rimasto sbalordito' [Commenti]


Daniele Ubaldi

Ha regalato alla città un'emozione di cui non si aveva più memoria da tempo. Ha portato con sé la reminiscenza culturale di cromosomi abituati all'arte, a quella vera, e soprattutto all'Amore per Spoleto e per il suo Festival, quello dei Due Mondi, quello di Gian Carlo Menotti. L'unico Festival che Spoleto possa ospitare. Ha marcato il confine, in maniera


inesorabile e indelebile, tra chi lavora con l'arte e chi dell'arte ha fatto la sua vita; ma soprattutto, con la sua bacchetta usata come un machete ha riaperto il sentiero della strada maestra, l'unica percorribile, quella che da un po' di anni a questa parte era stata richiusa da rovi ed erbacce. E lo ha fatto aiutato da un vecchio amico, quel Michael Fitzpatrick che con l'archetto del suo violoncello potrebbe tranquillamente giocare bendato a shanghai, e con la carica emotiva e l'entusiasmo dei 100 ragazzi della JuniOrchestra di Santa Cecilia. Indimenticabile. Come indimenticabile è il lavoro svolto dall'Associazione "Celebrazioni Anno Menottiano" del presidente Giampaolo Emili e del Maestro Francesco Corrias, che così tanto fortemente - e a volte contro tutto e tutti - lo hanno voluto a Spoleto, per il concerto del centenario di Menotti.
Steven Mercurio è uno vero: uno di quelli che mai ha fatto politica e mai se ne interesserà. Parla pane al pane e vino al vino, sempre con il suo sorriso cordiale e quasi timido. Ma non risparmia una sola parola di quelle che ha da dire. Parlare con lui significa respirare arte, musica e - che diamine! - Festival, finalmente Festival come lo conosciamo noi, che a Spoleto ci siamo nati e cresciuti, e che amiamo la città e la creatura del Maestro Gian Carlo. Parlare con lui ti porta indietro di diversi anni, ma allo stesso tempo sembra di essersi salutati appena qualche giorno fa.


Direttore, che tipo di emozione ha provato nel salire di nuovo su quel palco in Piazza Duomo?
"Un'emozione immensa, ma soprattutto la gratitudine di poter chiudere un cerchio, rimasto aperto per alcuni anni con il Maestro Menotti. Nel '97, infatti, la figura del direttore musicale del Festival fu abolita da Francis, e io lo seppi soltanto a settembre. Pertanto, non avevo mai avuto la possibilità di salutare Spoleto e il suo Festival come meritano, vale a dire dal podio. Ora il cerchio è chiuso e, anche se non dovessi tornare mai più a dirigere qui, ho dentro di me una grande pace, perché so che a Menotti e alla città tutto è chiaro, adesso".
Un concerto, quello di giovedì, che il Maestro avrebbe gradito molto.
"Penso proprio di sì. Tutti mi hanno detto che Gian Carlo, da lassù, stava sorridendo nel sentire la nostra musica, e noi sappiamo che è così. Avrebbe gradito tutto, a cominciare dai giovanissimi artisti - che portano speranza per il futuro - fino al tipo di musica che abbiamo suonato, molto vicina a lui".
Di sicuro più vicina a Menotti che a Mercurio, giusto? Non è certo un mistero il Suo amore per il Romanticismo...
"(Ride) E' vero, proprio qui sta il punto. Visto che a me piace molto la musica romantica, Menotti mi diceva sempre ‘Fai un po' di Hayden e Beethoven', prendendomi in giro. Così li abbiamo suonati giovedì sera, e lo abbiamo fatto anche molto bene, per di più con i ragazzi. Gian Carlo sarebbe stato sbalordito. Avrebbe gradito molto, in ogni senso. Avrebbe detto che se dei ragazzi hanno questo coraggio e talento, allora forse c'è speranza".
E Steven Mercurio ce ne ha portata un po', di speranza.
"Grazie, voi siete troppo gentili. Ringrazio l'Associazione Anno Menottiano, il presidente Giampaolo Emili, il Maestro Corrias, la famiglia Monini e tutti i ragazzi, soprattutto Luca e Mirko (Cimati e Pantalla, ndr), che hanno collaborato per la riuscita di questo progetto".
Maestro Steven Mercurio, Lei ha vissuto il Festival quando il Festival era un punto di riferimento per il mondo intero. Che città ha trovato e che Festival ha ritrovato, a distanza di 15 anni?
"Ho sentito la voglia, il grande desiderio della gente che abita qui, di avere un Festival che valorizzi la città e chi ci vive. Un Festival nel quale ciò che è stato unico ritorni, finalmente. Spoleto, credo, non vuole un Festival che potrebbe essere cucito addosso a qualsiasi altra città. Oggi ogni paese ha il suo Festival, ma la differenza sta nel filo conduttore".
Ce lo spiega meglio, per favore?
"(Sorride) Vede, il concetto di Menotti era basato sull'accostamento tra il celebre e la scoperta. Un'opera conosciuta a fianco di una ancora da conoscere; un regista affermato e un altro tutto da scoprire; il musicista di fama accanto ai giovani talenti, eccetera. Ogni cosa era curata fin nei minimi dettagli, a cominciare - per esempio - dai concerti di mezzogiorno, di una raffinatezza allucinante, e che portavano in città i giovani talenti. E poi il coro, il coro del Festival dei Due Mondi. Spoleto diventava, per un mese, la casa di tanti e tanti artisti, che si incontravano dopo le prove, dopo i concerti, e davano vita a esperimenti musicali nei locali, per strada, tra la gente. C'era orgoglio, tipicità, senso di appartenenza: il coro e l'orchestra erano il coro e l'orchestra del Festival, non di una città qualsiasi".
I giovani, l'età verde di chi partecipava...
"22-23 anni di media. Tutti ragazzi che provenivano per la maggior parte dal conservatorio. Molti arrivavano da ogni parte dell'America, e ancora oggi non c'è un posto in cui vado a dirigere dove non incontri almeno uno degli orchestrali di allora, che nel frattempo ha fatto carriera e che ricorda ancora Spoleto come la sua seconda casa. E' questo che emoziona e che rende questa città e il suo Festival davvero unici. In quel contesto, il direttore musicale (appunto Mercurio, ndr) si limitava a curare il tutto senza presunzione od orgoglio".
Tipicità, senso di appartenenza, originalità, umiltà: tutte caratteristiche esemplari del Festival di un tempo. Ma non manca ancora qualcosa?
"E certo che manca. Noi realizzavamo produzioni tutte nostre, che poi magari portavamo anche fuori. La gente si chiedeva, mesi prima del Festival: ‘Cosa faranno quest'anno? Cosa si inventeranno stavolta? E l'attesa cresceva. Poi ognuno portava i propri progetti, di musica, prosa, danza, opera, eccetera, e si discuteva tutti insieme fino a riempire il cruciverba del programma. Un cruciverba la cui soluzione sembrava ovvia una volta completato; ma che prima di realizzarlo era un vero e proprio enigma, ogni anno".
Mammamia, vengono i brividi a sentirLa parlare così...
"Il Festival dei Due Mondi era un prodotto ‘DOC'. Io sono stato fortunato ad essere qui in quel periodo, con quell'atmosfera, perché in nessun'altra parte del mondo si poteva assistere a qualcosa del genere".
Poi è tornato a casa, giovedì sera, su quel palco...
"Sì, a distanza di 15 anni io sono tornato a casa. Ma non io soltanto. Addirittura alcuni miei assistenti dell'orchestra sono venuti dall'America con me per il concerto di giovedì, perché basta entrare in città e loro si commuovono. Anche per loro Spoleto ha rappresentato la gioventù e gli inizi, la loro vita che li ha formati e li ha portati dove sono. Ogni volta che incontro qualcuno dei ‘miei' musicisti di 15 anni fa, guardano tutti a Spoleto con il viso di allora".
Fiori di Menotti...
"Sì, fiori di Menotti. E visioni, anche, del Maestro. Lo ripeto, sono stato fortunato a vivere questa esperienza, perché in seguito sono stato sempre in grado di creare un'orchestra e un ambiente nel quale tutti si sentissero apprezzati. Ogni anno, per sei settimane, Spoleto si trasformava in Camelot, con tanto di Tavola Rotonda dove ciascuno era pari all'altro. Un paradiso: sia dal punto di vista umano, sia da quello musicale e artistico in genere. E poi le amicizie, che si sono conservate anche a distanza. L'ho già detto, tanto io quanto Mike (Fitzpatrick, ndr) siamo venuti giovedì scorso, perché quella sera non avremmo voluto essere in nessun altro posto, per nulla la mondo".
Eppure, del Festival di Menotti, in molti tendono a ricordare soltanto gli anni bui ed i problemi delle ultime edizioni.
"Che c'entra? Anch'io ho litigato con il Maestro, come tutti gli altri, e soprattutto con Francis. Ma nonostante i problemi apprezzerò sempre il fatto che mi ha dato l'opportunità di vivere la mia esperienza a Spoleto, perché è qui che la mia personalità si è formata, sia dal punto di vista artistico che umano, nei rapporti con le persone. E' il grande dono che lui ha fatto a questa città. Non si può dire solo che alla fine c'erano questo e quel problema. Sarebbe come dire che il concerto di giovedì è andato male soltanto perché, a un certo punto, una nota è uscita un po' timida".
E invece i ragazzi sono andati davvero alla grande.
"Hanno suonato benissimo, e a me è piaciuto anche insegnare a questi giovani come assumersi le proprie responsabilità".
In che senso?
"Abbiamo fatto appena tre prove, e loro hanno migliorato almeno del 100% ad ogni prova. Una volta, stavamo provando l'introduzione prima dell'ingresso del violoncello di Fitzpatrick, e io li ho messi alla prova. Ho soltanto dato il primo attacco, e poi ho lasciato che si trovassero da soli. Ovviamente prima ho parlato con Damiano, che è il primo violino. Gli ho spiegato come guidare la sua fila come se stessi parlando a mio figlio. Poi ho parlato anche con il primo violoncello. Entrambi hanno guidato le rispettive file con il proprio corpo, la propria musicalità. L'orchestra ha iniziato a parlare il suo linguaggio, sembrava una squadra di calcio. Quando hanno terminato ho detto ai ragazzi che non avevano più bisogno di me. Dovevate vedere le loro facce, i loro sorrisi...".
Sono cresciuti tanto.
"Sì, ma è stata una gioia: non un impegno, non un lavoro. Abbiamo suonato senza calcoli, con naturalezza, e il pubblico se n'è accorto e ha gradito. Molto".
E' vero. Proprio vero. Maestro, giovedì abbiamo rivisto uno scorcio del vero Festival. Secondo Lei è possibile farlo tornare a 15 anni fa, almeno nei suoi valori?
"Sicuramente. Anzi, bisogna farlo. E' un dovere di tutti noi che amiamo il Festival e la città di Spoleto".
Maestro, io la butto là: Lei tornerebbe a non dormire la notte per Spoleto e per il Festival?
"Con grande piacere, ci mancherebbe. Sì. Ma solo se la mia presenza fosse un valore aggiunto al Festival dei Due Mondi, e non certo un motivo di screzio. Sono pronto a collaborare e a fare la mia parte, qualora la città e le istituzioni ritenessero opportuno richiamarmi a Spoleto per ricoprire un qualche ruolo organizzativo. E dico di più".
Vale a dire?
"Non sarebbe certo un problema di soldi. Non per me. Guardi, non mi è mai capitato, in vita mia, di rifiutare un lavoro per il solo motivo che non c'erano abbastanza soldi. Se il progetto vale musicalmente, artisticamente, socialmente come vale appunto il Festival, io sarò sempre pronto a partecipare. Vale per ogni mio lavoro. Al limite dico ‘Datemi la cifra che ritenete giusto darmi', ma se credo nel progetto si parte comunque".
Proprio come quando L'ha contattata il presidente Emili dell'Anno Menottiano. Anzi, in quel caso è venuto gratis dall'America.
"Sì, il presidente Emili mi ha contattato via Skype. Ricordo che a Detroit, dove mi trovavo, erano le 5 del mattino. Non avevo neanche i pantaloni, ma tanto (scoppia a ridere) sulla webcam del computer il primo piano è americano! Ma certo, certo, gli ho chiesto di pagarmi giusto le spese del viaggio e dell'albergo, ma di soldi neanche ho voluto parlarne. Non aveva senso per un progetto come il concerto per Gian Carlo. Non è un'opera che si replica dieci volte. Questa è la mia passione, il mio modo di ripagare l'affetto di Menotti".
Un altro fiore di Menotti. Lui, del resto, ne ha seminati moltissimi... Fino alla fine.
"Sì. Solo così si lascia una traccia. Quando morirò io, spero di aver fatto tante cose positive quanto il Maestro. Immaginate, se non ci fosse stato lui, come sarebbe diverso tutto. Quando andrò via da questo mondo voglio che tutti dicano ‘Guarda quante belle cose ci ha lasciato Mercurio'... Solo così si prosegue il filo della musica e si resta per sempre nella gente, fra la gente".


 

Commenti (3)

Commento scritto da straniera in patria il 11 Luglio 2011 alle 16:13
Questa bella intervista al Maestro Mercurio mi consente di riprendere, con qualche modifica, un commento lasciato a margine di un altro bell'articolo di Ubaldi ...e con ciò chiudere a mia volta un piccolo cerchio!



"...siamo riusciti a crearci una fisionomia e un carattere. Non perdiamoceli"



Vi invito a riflettere su queste parole del Maestro Menotti (dalla lettera “Spoleto non è un safari”). E’ un passaggio cruciale per comprendere l'attuale fase declinante, ma anche per capire quale direzione prendere in futuro. Il futuro è nel passato! Il festival attuale è simile a qualsiasi altro festival. Ce ne sono a centinaia, ovunque. Il festival dei Menotti era unico. Si distingueva. E questa era la sua forza. Essere originali e innovativi, veicolare messaggi necessari, moderni e universali, non è cosa che possa fare chiunque. Solo pochi ci riescono e per questo emergono sugli altri. Ecco, il festival dei Menotti (nei suoi momenti d'oro come in quelli più stanchi) era questa cosa e per questo era prezioso. Insostituibile.



Aver imposto per strategie politiche questa opaca direzione artistica corrisponde ad averne decretato una lenta agonia …. Il rapporto andava "gestito", con intelligenza e lungimiranza e soprattutto con sensibilità. Con l'obiettivo di preservare il suo carattere distintivo. La sua fisionomia.

Ma non è mai troppo tardi per ravvedersi!



Chi comprende questo comprende anche che in un momento come quello che stiamo vivendo (di crisi, ma anche di cambiamento e di opportunità) l’aver mantenuto quella fisionomia, quel carattere, avrebbe portato un impulso straordinario – proprio perché in tempi di crisi!! - ad una manifestazione che si è sempre distinta per ricerca e innovazione.



Creando e sviluppando la sua "modernissima" formula oltre cinquant'anni fa, Menotti (che era in sintonia con le avanguardie mondiali) ha precorso i tempi. Il concetto dei due mondi anticipava il melting pot della globalizzazione .... Ma se è vero, come è vero, che l'arte e la cultura hanno una funzione insostituibile nelle società, ora noi - con quel tipo di festival - continueremmo ad avere tra la mani un vero tesoro: un laboratorio del futuro.

Ma non è mai troppo tardi per raddrizzare la rotta!



Commento scritto da cinzia il 12 Luglio 2011 alle 12:02
Il Maestro Mercurio ha regalato a Spoleto una vera serata di Festival...il suo amore per la città, per la manifestazione, e soprattutto per la musica traspare! Grazie....


Commento scritto da Alessandro S. il 13 Luglio 2011 alle 00:19
Il ricordo che mi rimarrà di questo festival è certamente il concerto diretto dal Maestro Mercurio, la grande emozione che mi ha trasmesso e quella sensazione magica che ha riempito la serata.

Leggendo il suo affetto rivolto alla città, al Maestro Menotti e alla manifestazione lo rendono ancor di più un simbolo del Festival, lasciar cadere nel vuoto la sua disponibilità a tornare a Spoleto sarebbe un peccato troppo grave...


Aggiungi un commento [+]
Orfei Marmi snc
Montaggio Gru Spoleto Palazzi Antonio
Caccia Village
De.Car. Elettronica
Ristorante Zenzero
Hotel Clitunno
Gustoso Village
Necrologio
Spoletonline Shopping
Ristorante San Lorenzo
Va.Ma. Case in legno
Spoleto Credito e Servizi
Studio Capone e associati
Calabresi saldatura srl
Ristorante Pizzeria Il Caminetto
La Macchia Ristorante Albergo
Ristorante Sabatini 'Il Giardino del Corso'
Unique center
Cerco & Trovo
Marcucci Gomme
Consorzio Abn
Società Cremazioni Luigi Pianciani
Mennoli Auto
Farmacia Eredi Giulio Loreti
Azienda agrituristico venatoria Fiordimonte
pasta fresca
Bonifica Umbra
Sigarette elettroniche MIA esig
Albornoz Palace Hotel
Centro Sportivo Italiano