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La DIETA IDEALE? IMPARIAMO DAGLI SCIMPANZE'
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La DIETA IDEALE? IMPARIAMO DAGLI SCIMPANZE'
Lo scimpanzé differisce dall'uomo solo per poco più dell'1% nella composizione del Dna e ci sono rilevanti somiglianze anche nella composizione del sangue e nelle risposte immunitarie. Infatti, dal punto di vista biologico, gli scimpanzé sono molto più simili agli uomini che ai gorilla. E' stata
avanzata la proposta di includere gli scimpanzé nello stesso genere degli uomini tenendo conto delle somiglianze, chiamandoli Homo Troglodytes.
Dal punto di vista anatomico c'è somiglianza tra l'uomo moderno e lo scimpanzé. Ad esempio, la lunghezza del tubo digerente di entrambi è 6-10 volte la lunghezza dell'intero corpo (negli erbivori arriva fino a 12-18 volte, mentre nei carnivori si riduce a circa 4 volte). Inoltre, a livello delle mascelle e delle mandibole sono presenti denti utili ad addentare la frutta (gli incisivi della porzione anteriore delle arcate dentarie), canini corti, smussati e che non si incrociano, molari a superficie ondulata. Questo assetto dentario, combinato al movimento laterale della mandibola, depongono per una maggiore predilezione di entrambe le specie verso i cibi di origine vegetale.
Infatti, da una serie di studi condotti è emerso che, nonostante la sua abilità nel catturare prede vive, lo scimpanzé è essenzialmente vegetariano, in quanto il 94% della sua alimentazione è ricavata dalle piante, soprattutto da frutti maturi, ed in piccola parte da noci, semi, foglie. Solo il 6 % è ricavato dagli insetti e dalla carne di mammiferi di media taglia che essi stessi cacciano. La carne comunque non supera il 2 % della dieta dello scimpanzé. L'introito di fibra giornaliero dello scimpanzé è quindi elevatissimo, anche più di 100 grammi al giorno, molto superiore ai 10-15g ingeriti attualmente dall'uomo moderno che ha un apparato digerente simile. I frutti selvatici, inoltre, contengono molte più vitamine e semi della frutta attualmente reperibile nei supermercati. E' ormai dimostrato che la fibra stimola il transito intestinale e impedisce ai composti cancerogeni di rimanere troppo a lungo nel colon e di esercitare la loro azione mutagena a livello del Dna.
L'abitudine di assumere con la dieta una certa quantità di carne si è consolidata con la comparsa dell'uomo moderno, tuttavia l'essere umano non si è adattato dal punto di vista biologico alla dieta pressoché priva di fibre vegetali che oggi molti di noi consumano. È evidente che gli alimenti assunti dall'uomo di oggi nei paesi più industrializzati assomigliano ben poco alla dieta prevalentemente vegetariana adottata dagli scimpanzé; ciò avvalora il sospetto che molte patologie dei nostri giorni siano dovute anche alla profonda discordanza tra la dieta moderna e quella alla quale il nostro organismo si è adattato durante il processo evolutivo durato milioni di anni.
(*) Dottore Specialista in Scienze dell'Alimentazione e della Nutrizione Umana - Nutrizionista (cagnazzofrancesco@libero.it, - Pagina Facebook)
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I commenti dei nostri lettori
Francesco Cagnazzo
13 anni fa
Gent.mo Sig. Caldarelli, La ringrazio per le sue puntualizzazioni riguardo le variazioni fenotipiche, ma la mia teoria riguarda semplicemente il fatto che non è necessaria la quantitá di carne che oggi molti di noi consumano perché il nostro sistema digerente è strutturato per l’assunzione soprattutto di cibi di origine vegetale, similmente a ciò che avviene per gli scimpanzè. E’ scontato il fatto che le condizioni di vita globali dell’uomo moderno non sono paragonabili a quelle dei nostri simpatici cugini primati, che vivono in assenza di stress ed in ambienti non inquinati, ma proprio per questo diventa ancora più importante adottare una dieta ricca di prodotti vegetali che rispetta la nostra fisiologia e che permette di vivere una vita più sana. Una vita lunga e malata è ciò che siamo destinati a vivere se non rispettiamo il nostro corpo con la corretta alimentazione e la costante attivitá fisica. Cordiali Saluti
Francesco Cagnazzo
13 anni fa
Grazie Sig. Catoni per il suo commento. Finora la teoria generalmente accettata ipotizzava che i cambiamenti a livello corporeo e cerebrale fossero dovuti a un deciso aumento della carne nella dieta. Tuttavia, uno studio condotto da alcuni ricercatori della Harvard University e pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences" dimostra che la cottura ha avuto un ruolo chiave nell’indirizzare l'evoluzione dell'uomo, in quanto la carne cotta fornisce più energia della carne cruda. Anche se i nostri antenati mangiavano carne giá 2,5 milioni di anni fa, non avevano la capacitá di controllare il fuoco, e la consumavano cruda, probabilmente dopo averla pestata con strumenti in pietra. Circa 1,9 milioni di anni fa, tuttavia, si verificò un improvviso e drastico cambiamento; il corpo dei primi umani divenne più grande, il cervello aumentò di dimensioni e complessitá e si manifestò un adattamento a percorrere lunghe distanze. L’uomo è geneticamente predisposto per una nutrizione che prevede il consumo preponderante di vegetali e l’assunzione di una certa quota di proteine animali. Il problema però rimane sempre l’origine di tali proteine, che nel caso dell’uomo primitivo erano certamente di altissima qualitá e non inquinate.
Stefano Caldarelli
13 anni fa
Egregio Dr Cagnazzo, lo scimpanzé vive al massimo 50 anni. Inoltre forgia il proprio corpo gironzolando nudo, senza riscaldamento o aria condizionata. E non esistono a mia conoscenza studi sul possibile effetto di nutrire primati con hamburger e patatine fritte, che, le rammento, sono un prodotto divenuto disponibile solo recentemente (sulla scala dell'evoluzione). Infine, le faccio notare che le minime differenze genetiche da lei riportate, si traducono in variazioni medie del fenotipo di piccola ma non trascurabile importanza: - pollice opponibile; - corpo glabro; - tendine di achille. In breve, senza voler inficiare la sua teoria, mancando le condizioni di vita globali dei nostri simpatici cugini primati, si fa fatica a traslare sull'uomo i possibili effetti benefici della loro dieta. Per quanto riguarda la cosiddetta abbondanza di malattie moderne, faccio notare che i nostri antenati non avevano troppo il tempo di gioirne, senza voler levare niente all'impatto del sedentarismo e dei cibi di massa sulla forma e proprietá del sistema digerente. Cordiali saluti,
Stefano Catoni
13 anni fa
Dottor Cagnazzo, qualcuno sostiene pero' che l'uomo sia diventato "sapiens" soltanto dopo aver iniziato a consumare carne per l'alimentazione e che senza di questa probablimente la sua intelligenza non si sarebbe sviluppata... Lei cosa ne pensa a riguardo? Grazie
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