cronaca
Sfruttamento della prostituzione, alla sbarra due albanesi
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Sfruttamento della prostituzione, alla sbarra due albanesi
La costringevano a battere il marciapiede anche in stato di gravidanza
Una giovane albanese priva di permesso di soggiorno che scompare all'improvviso e la sorella che ne denuncia la scomparsa alla polizia e inizia le ricerche chiedendo aiuto a una parente. Quello che scopre è che la donna sarebbe caduta nelle mani di un connazionale che la fa prostituire tutti i giorni, persino
quando questa rimane incinta. L'uomo facendole credere di amarla e con la scusa di un fidanzamento, l'avrebbbe portata a vivere in una casa in ristrutturazione, dove accampati ci sarebbero altri tre uomini. L'albanese di 38 anni, all'epoca dei fatti residente nel comprensorio, è finito sotto processo per sfruttamento della prostituzione.
Comincia così una vita da prigioniera per la giovane albanese che ogni giorno sarebbe stata costretta a prostituirsi. Anche quando rimane incinta, il trentottenne avrebbe detto alla poveretta di continuare con l'attività di meretricio, senza dire una parola sulla gravidanza, altrimenti avrebbe fatto fuori lei e tagliato la testa al bambino. Luomo è finito sotto processo e deve rispondere del reato di sfruttamento della prostituzione. Insieme a lui ci sarebbe stato un altro uomo che però non è stato identificato.
Secondo laccusa, i due connazionali accompagnavano la giovane donna a Perugia e nella zona del lago Trasimeno e la sera si faceva ritorno a casa. Settecento euro al giorno, in media, il guadagno della donna. Dal 2002 al 2005 la giovane avrebbe fatto questa vita, poi sarebbe scappata dai suoi presunti aguzzini.
Quando la ragazza, che ha dato il via alle indagini, piomba nella casa degli albanesi per cercare sua sorella, apprende che questa non solo è incinta, ma si trova in ospedale per partorire. Immediata la corsa al nosocomio ma di lei e del bimbo nessuna traccia; riuscirà solo in un secondo momento a ritrovare la sorella. Intanto i poliziotti sono alla ricerca dell'uomo, ma lui sentendosi braccato, lascia l'Umbria e se ne va a Pavia. Sarà una mail ricevuta sul cellulare di una ragazza di Pavia a tradirlo e mettere i poliziotti sulla buona strada che li conduce all'arresto.
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