Opinioni
L’ORARIO EUROPEO DEI MEDICI OSPEDALIERI: LUCI, MA ANCHE OMBRE
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L’ORARIO EUROPEO DEI MEDICI OSPEDALIERI: LUCI, MA ANCHE OMBRE
Il 25 novembre del 2015 è entrata in vigore la legge che recepisce, in Italia, la direttiva europea del 2003 sui turni ed i riposi dei medici, degli infermieri e
degli ostetrici. In base a questa legge nessuno deve lavorare per più di tredici ore di fila e tutti hanno diritto ad uno stacco di 11 ore tra un turno e l'altro ed a 24 ore consecutive, a settimana , di riposo. Dopo ben 12 anni il nostro Paese ha finalmente capito che turni di lavoro massacranti possono incidere negativamente sia sulla salute dell'operatore che, indirettamente, sull'efficienza e la qualità di una prestazione alquanto delicata ed importante quale è quella sanitaria , andando così a penalizzare anche il malato.
Lavorare ininterrottamente per 18 o più ore, come accadeva fino a ieri anche nell' Ospedale di Spoleto, esponeva infatti il sanitario al rischio di errori, con conseguenze davvero preoccupanti. Ora, finalmente, le cose sono cambiate. L'Europa si è imposta e, tutelando il sacrosanto diritto del lavoratore ad un orario ragionevole e ad un adeguato periodo di riposo , evita che il paziente sia trattato da una persona stressata, non lucida e potenzialmente critica.
Non per nulla, nel caso di un incidente medico, le Assicurazioni Sanitarie, che coprono il rischio professionale per le Aziende Sanitarie, potrebbero non garantire la copertura di tale incidente se perpetrato in condizioni di franca violazione delle disposizioni in materia di durata di orario e di riposi .
Il rispetto della norma , con la conseguente modifica degli orari laddove per anni si era andati avanti in una sorta di giungla delle turnazioni, non è stato facile , tanto che alcune Regioni (come la Basilicata) hanno addirittura "disobbedito", emanando una propria legge al riguardo , legge comunque subito impugnata, dietro segnalazione dei Sindacati, dal Governo italiano.
Tutti i sindacati, peraltro, hanno invocato non solo l'immediato rispetto della disposizione, ma anche un altrettanto immediato aumento delle risorse, con l'assunzione di nuovo personale, per non mettere in crisi il sistema. Con l'applicazione della normativa europea, infatti, c'è l'alta probabilità di dover ricorrere agli straordinari ed al congelamento delle ferie, oltrechè alla modifica, in negativo, dell'offerta assistenziale (con un preoccupante aumento delle liste d'attesa e del disagio per l'utente).
Il Sindacato Medico precisa però che "le attività libero professionali svolte in regime di intramoenia o extramoenia non rientrano (e sottolinea "non rientrano") nel calcolo dell'orario di lavoro e dei riposi". Questo significa, in pratica, che un medico, dopo aver effettuato il suo turno (forse anche di 13 ore) , può tranquillamente dare inizio, senza riposarsi, alla sua attività privata, o in ambulatorio o, addirittura, in sala operatoria, evitando quindi al paziente (pagante) il fastidio di "fare la fila" (fila che si sta invece drammaticamente allungando nel Servizio Sanitario Nazionale, dove, a quanto si legge sulla stampa, per una visita oculistica bisogna aspettare fino a 400 giorni).
Spiega il Sindacato Medico, infatti, che l'attività libero professionale svolta al di fuori dell'orario di servizio istituzionale, corrisponde ad un interesse personale del medico ed è escluso, pertanto, che quest'ultimo sia "a disposizione del datore di lavoro (che sarebbe la ASL)" durante tali attività.
La questione appare francamente un po' confusa , anche perché, fino a prova contraria, il datore di lavoro di un medico è uno solo, cioè il malato, e non si capisce , quindi, perché il pubblico (un'azienda sanitaria) debba tutelarlo (il malato) facendo lavorare il personale con turni non pesanti, che garantiscano il riposo ed un adeguato recupero fisico, mentre , nel privato, lo stesso malato può essere tranquillamente affidato ad un operatore che è uscito solo un'ora prima da una seduta operatoria protrattasi , magari per oltre otto ore, in un Ospedale del SSN. E, naturalmente, può anche avvenire il contrario, ossia che, dopo un'attività privata di otto ore, quel medico entri in servizio nel pubblico.
Insomma: non sarebbe male un po' di chiarezza, se non di coerenza.
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I commenti dei nostri lettori
Fabio Conforti
10 anni fa
L'incoerenza sottolineata dal dott. Ercolani è condivisibile a mio avviso solo in parte. Intanto non è vero che il datore di lavoro del medico è sempre e solo il malato. Il datore di lavoro è colui che paga il lavoratore, e, nel caso del medico dipendente pubblico, è la ASL ossia lo Stato. Sarebbe come dire che il datore di lavoro dell'addetto alla catena di montaggio della Panda non è Marchionne ma l'automobilista, idea suggestiva ma certamente non condivisa dai sindacati. Inoltre se la normativa europea sull'orario di lavoro dei medici riguardasse anche la libera professione, dovrebbe coinvolgere anche i liberi professionisti puri, i quali, invece, possono tranquillamente tenere aperto il loro studio tutto il tempo che vogliono.
Il Corvo della rocca
10 anni fa
Lunghi e frequenti periodi di lavoro, impegnativi come lo sono quelli dei medici, può capitare che si rivelino pericolosi per i pazienti e dannosi per i diversi enti sanitari a cui prestano la propria attivitá. Credo che nessun altro tipo di lavoro della nostra societá meriti più comprensione e più riposo di quello medico. In molte altre attivitá un errore può venire tollerato, nel campo medico no! Anche se è difficile per i cittadini contestare eventuali loro responsabilitá qualora queste ci fossero. Quindi, concediamogli tutte le condizioni di riposo possibili, di cui hanno realmente bisogno, affinché esercitino bene la loro professione. Ne va di mezzo la nostra salute, la nostra vita e quella dei nostri famigliari, che, purtroppo, è una sola. Concedendogli questi vantaggi intendiamo riconoscergli anche le difficoltá di poter avere una vita familiare "normale", che viene spesso disturbata dalle urgenze a cui devono far fronte. Purché non ne approfittino!
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