cronaca

IN PIAZZA DEL COMUNE PER IL LAVORO, PER SPEZZARE IL SILENZIO E L'ISOLAMENTO

 

 

Riceviamo e pubblichiamo dal Comitato Disoccupati e Precari

Siamo scesi in piazza il Primo Maggio perché:
A Spoleto chi governa non si interessa di lavoro seriamente. A Spoleto non c'è Opposizione che si


occupa di chi non ha un lavoro, non ci sono Sindacati che mobilitano i lavoratori e i disoccupati, non c'è un Ufficio del Lavoro, o meglio c'è ma è come non ci fosse, a Spoleto c'è tanta disoccupazione e povertà.
Dopo oggi non vogliamo fermarci, non vogliamo dare solo sfogo alla nostra rabbia, vogliamo lavoro e diritti.
Non ci accontenteremo di manifestare, il Primo Maggio è nato un Movimento che vuole crescere e unirsi alle altre esperienze che nascono in ogni città del nostro paese.
E' necessario invertire le scelte che negli ultimi 25 anni hanno creato disoccupazione e precarietà, lo si può fare solo se saremo in tanti e saremo decisi a prenderci ciò che ci spetta, quel lavoro di cui l'art. 1 della Costituzione parla ma che ci è negato ogni giorno.
Prendiamo in mano il nostro destino.
Comitato Disoccupati e Precari



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I commenti dei nostri lettori

Il Corvo della rocca

10 anni fa

A Spoleto sono rimaste in piedi talmente poche cose che c'è da chiedersi che se spezziamo anche il silenzio e l'isolamento dove finiamo? In alcuni cittadini aleggia il timore che alzando la voce si rischia di poter perdere anche le poche cose ottenute restandosene buoni.

disoccupato

10 anni fa

Faccio i miei auguri al comitato di disoccupati, solo con la lotta, dal basso, con i comitati autonomi di disoccupati e lavoratori, senza sindacalisti tra i piedi che le cose possono cambiare. Solo una cosa: basta con questo riferimento continuo alla Costituzione, è nauseante! Sono invece molto d'accordo quando dite: A Spoleto non c'è Opposizione che si occupa di chi non ha un lavoro, non ci sono Sindacati che mobilitano i lavoratori e i disoccupati, non c'è un Ufficio del Lavoro, o meglio c'è ma è come non ci fosse, a Spoleto c'è tanta disoccupazione e povertá. Per questo servono comitati e non nostalgicismi partitici e sindacali, ne tanto meno costituzionali. Bisogna che la gente capisca che non è con la delega ma con la lotta in prima persona che le cose possono cambiare

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