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Volle rivedere le bozze di Spoleto Magazine prima di morire
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Volle rivedere le bozze di Spoleto Magazine prima di morire
Solo le bozze. Non ha avuto il tempo di vedere la sua rivista uscita fresca fresca dalla tipografia. Spoleto Magazine, che da trent'anni esce una volta all'anno in coincidenza con il Festival e che da ieri è nelle edicole spoletine, era la sua creatura. Curandone i dettagli. Dai titoli alle foto. Ugo Laudicina,
consapevole di avere i giorni contati, aveva preteso di dare uno sguardo all'impaginazione. Prima della stampa. Giuseppe Barbaro, soprannominato il segretario, gli aveva portato le bozze all'Ospice dove sostano i malati terminali. Prima della partenza verso l'ignoto. E senza biglietto di ritorno. Il professore aveva avuto da ridire su alcuni titoli e didascalie di foto. Il suo problema era più la rivista che la tragedia incombente. Forse per distrarre se stesso dalla morte, ferma sulla soglia della stanza e pronta ad entrare.
Ugo Laudicina s'è assopito dopo avere dato le ultime istruzioni. Il segretario aveva il cuore gonfio. Ma ha resistito al pianto. Che Ugo avrebbe sicuramente poco apprezzato. Non come manifestazione di affetto, bensì come interferenza nella sua solitudine di uomo che si stava spegnendo. La morte è un accessorio della vita (Thomas Mann). Ed è quanto di più intimo ci possa essere. Ci si raccoglie in se stessi, senza volere essere disturbati. Le lacrime gli avrebbero ricordato la fine imminente della sua esistenza. E la dignità sarebbe stata scossa dalla paura. Ugo ci teneva alla sua immagine. Il segretario lo conosceva bene. Per questo si era fatto forza di non lasciare scorrere neanche una stilla.
Ugo Laudicina era un personaggio di Spoleto. Il suo sorriso franco accoglieva l'amico o il conoscente prima ancora di parlare. Per anni aveva lavorato al Festival con i Menotti, padre e figlio. Finché non gli era stato dato il benservito per una congiura di palazzo. Troppo intimo dei Menotti. L'invidia aveva avuto il sopravvento. Lui c'era rimasto male. Ma non aveva recalcitrato. Da parte sua, non c'era stata alcuna reazione scomposta. Anzi aveva rinunciato ad ogni rivendicazione economica che il Festival gli doveva. Sarebbe stato per lui poco dignitoso.
Il suo impegno politico, a sinistra, era stato via via stemperato dalla delusione. Come tanti, che avevano cavalcato gli anni della grande contestazione. Ascoltava, sempre col suo sorriso stampato in faccia, Poldo Corinti con quale s'incontrava per il pranzo al Canasta. Della piccola cerchia faceva parte anche l'architetto Giuliano Macchia, trascinato a dare il suo contributo d'idee alla rivista.
Poi la malattia. Che aveva accolto prima con sorpresa e poi con rassegnazione. Ne parlava come di una compagna indesiderata, ma con la grinta di chi intende combatterla. Pur preconizzandone le difficoltà. Negli ultimi tempi, si faceva vedere poco a piazza della Libertà. La terapia aveva fiaccato le sue forze. E quando ne sentiva il ritorno, non esitava a prendere la macchina e incontrare gli amici di sempre. Capiva il loro riserbo a chiedere come stesse. E per non lasciare spazio alla pietà, era egli stesso a parlare dei possibili progressi o delle ricadute. Era la sua dignità a dettargli quel comportamento.
Di Ugo Laudicina resta il ricordo di un uomo che seppe farsi amare per la sua disponibilità al dialogo e per l'assenza di intolleranza. L'astuzia non ne aveva usurpato l'intelligenza. E per questo pagò lo scotto della sua fuoruscita dal Festival. Questa edizione di Spoleto Magazine è l'ultima a portare la sua impronta. Sopravviverà alla morte del suo artefice? Chissà!
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I commenti dei nostri lettori
Ruggero Corinti
10 anni fa
Bell'articolo. Quando ho saputo di Ugo ci sono rimasto malissimo, ma rimarrá in tanti bei ricordi della mia infanzia. Veramente una grave perdita per Spoleto.
daniela de gregorio e Mike Jacob
10 anni fa
Sapevamo che Ugo stava male, perché ce lo aveva detto lui stesso pochisimo tempo fa. Ma poi aveva spostato immediatamente il discorso sulla sua rivista come se quella fosse la cosa più importante. E noi abbiamo pensato che lo fosse veramente e che , quindi, la sua salute fosse sotto controllo. Speriamo che la sua "creatura" di carta porti nel tempo la sua memoria.
Il Corvo della rocca
10 anni fa
Il ricordo di Ugo Laudicina è toccante e significativo. Però, tornando al giorno d'oggi, sarebbe interessante anche avere qualche notizia sul Festival. Infatti, per riuscire a sapere se ancora si fa, e cosa si fa, visto che nessuno ne dá notizia, non si sa più a chi rivolgersi.
nando tomassoni
10 anni fa
Grazie a Alfonso per questo ricordo. A me sembra ancora di vederlo con una grande e potente lente in mano ad ispezionare la consistenza e la vicinanza dei puntini sulle foto prima della stampa definitiva.
Roberto Quirino
10 anni fa
Ciao, Ugo!!
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