politica

Banca Popolare di Spoleto, i dubbi sul commissariamento nell'interrogazione di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale

 

Il documento, rivolto al ministro dell'Economia e delle Finanze, presentato in commissione

 

La vicenda Banca Popolare di Spoleto torna nelle aule del Parlamento. E' stata presentata lo scorso 28 giugno dal gruppo Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale - primo firmatario Walter Rizzetto - l'interrogazione a risposta in commissione indirizzata al ministro dell'Economia e delle finanze. Di


seguito il testo integrale, che pone non pochi dubbi circa l'avvenuto commissariamento dello storico istituto di credito umbro, poi finito nelle mani di Banco Desio.

"Premesso che: 
la Banca Popolare di Spoleto (BPS) è stata oggetto di ordinari accertamenti ispettivi da parte della Banca d'Italia con cadenza quadriennale (2002, 2006, 2010); 
l'ispezione del 2010 si è conclusa con una missiva ufficiale indirizzata al management della Banca, nel mese di gennaio 2011, nella quale non sono state contestate carenze patrimoniali oppure finanziarie, ma sono stati fatti dei rilievi concentrati su carenze nella governance aziendale, e su una inadeguatezza complessiva da un punto di vista tecnico-organizzativo. In particolare, è stata contestata la pervasività dell'azione del presidente del consiglio di amministrazione, Giovannino Antonini, rilevando che lo stesso ha accentrato su di sé proposte, decisioni e scelte strategiche, scavalcando le prerogative del consiglio di amministrazione e della direzione generale, e, pertanto, è stata sollecitata una tempestiva e radicale inversione di tendenza nella conduzione della banca; 
nel 2011 socio di maggioranza, con il 51,2 per cento della Banca, è Spoleto Credito e Servizi (SCS), una cooperativa con sede a Spoleto; 
al fine di ovviare ad una presunta carenza di capitale di BPS, l'Istituto centrale ha suggerito la costituzione di una nuova holding, che permettesse ad uno dei soci di minoranza di BPS, ossia Coop Centro Italia avente una partecipazione pari a circa il 2 per cento, di divenire azionista di maggioranza di BPS, relegando SCS al ruolo di socio di minoranza; ciò con l'ausilio di Monte dei Paschi di Siena (MPS), favorevole al progetto e socio con il 26 per cento del capitale di BPS ed il 29,5 per cento di SCS; 
nel corso del 2012 si sono succeduti, una serie di avvenimenti che determineranno il commissariamento di BPS e della sua controllante SCS. Tra questi si evidenziano la nuova ispezione che è stata avviata da Banca d'Italia nel luglio 2012, e la mancata autorizzazione da parte del medesimo organo di vigilanza a dar corso ad un aumento di capitale di complessivi euro 100 milioni deliberato dall'assemblea dei soci il mese precedente (settembre 2012); diniego che, di fatto, smentisce la tesi di Banca d'Italia dell'anno precedente circa l'impossibilità da parte del socio di maggioranza di intervenire per rafforzare patrimonialmente l'Istituto ove necessario; 
le risultanze della predetta ispezione hanno determinato l'avvio della procedura di amministrazione straordinaria sia per la banca che per la controllante SCS, nel febbraio 2013;
dopo la fine del commissariamento, il 16 giugno 2014, i commissari di BPS hanno convocato un'assemblea straordinaria, che ha comportato l'approvazione di un aumento di capitale riservato a Banco Desio di euro 139.750.000, in virtù del quale Banco Desio ha acquisito la maggioranza di oltre il 72 per cento della banca. Al riguardo, lascia seri dubbi l'avere concesso a Banco Desio di ottenere la maggioranza di BPS, considerando che lo stesso è stato oggetto, a partire dal 2011, di inchieste giudiziarie da parte delle procure di Roma e di Monza per un grave reato quale il riciclaggio internazionale; sul punto, un procedimento che si era incardinato presso il tribunale di Roma si è poi concluso con un patteggiamento, nel gennaio 2014; 
nel febbraio 2015, il Consiglio di Stato pronuncia una sentenza contraria all'operato di Banca d'Italia e decreta la nullità del commissariamento di BPS e di SCS disposto due anni prima; 
nonostante ciò, Banco Desio, a quanto risulta all'interrogante, prosegue nell'attuazione del suo piano strategico che, tra l'altro, determinerebbe un'ulteriore dilazione della partecipazione di SCS in BPS, che passa dal 13 per cento circa a poco oltre il 9 per cento; 
per quanto concerne la posizione di SCS nel periodo successivo al commissariamento disposto nel 2012, si rileva che, nell'ottobre 2014, termina il periodo di amministrazione straordinaria della stessa. L'assemblea dei soci, chiamata a nominare il nuovo consiglio di amministrazione, ha effettuato le proprie votazioni finali attraverso le modalità del voto elettronico. La gestione delle operazioni di voto è stata affidata ad Istifid, società fiduciaria di cui Banco Desio che deteneva in quel periodo oltre il 31 per cento del capitale sociale e sulla quale «esercita un'influenza notevole», come specificato nella propria relazione al bilancio 2014. Sulle votazioni e sul relativo esito gravano pesanti sospetti di brogli elettronici, oggetto di denuncia penale, il cui iter è ancora in corso. A febbraio 2016, SCS è stata ammessa dal tribunale di Spoleto a procedura di concordato preventivo e la convocazione dei creditori è stata fissata per il giorno 15 settembre 2016. La delibera in merito è stata adottata dal consiglio di amministrazione di SCS, senza che si sia provveduto a convocare l'assemblea della cooperativa. Ad oggi i soci, a quanto è dato sapere, ignorano le ragioni di tale importantissima decisione che potrebbe anche portare alla liquidazione della cooperativa tra pochi mesi; 
sarebbe opportuno conoscere, considerando che Banca Popolare di Spoleto era considerata una banca sana, quali siano stati i motivi per i quali non è stata data la possibilità ai soci di partecipare all'aumento di capitale, consegnando la maggioranza azionaria dell'istituto a Banco Desio; 
appare all'interrogante non opportuno riconoscere a Banco Desio, nonostante i precedenti giudiziari, l'autorizzazione ad acquisire la maggioranza di Banca Popolare di Spoleto;
parimenti l'interrogante giudica inopportuno che nell'Assemblea che ha portato all'elezione del nuovo consiglio di amministrazione di Spoleto Credito e Servizi al termine del periodo amministrazione straordinaria della medesima (11 ottobre 2014), le votazioni siano state predisposte con il sistema del voto elettronico, affidando la gestione dello stesso ad una società fiduciaria, di cui Banco Desio deteneva in quel periodo oltre il 31 per cento del capitale sociale e sulla quale esercitava «un'influenza notevole», come specificato nella relazione del bilancio della Banca del 2014 -: 
di quali elementi disponga il Ministro interrogato in relazione a quanto esposto in premessa e quali siano i suoi orientamenti, per quanto di competenza, in relazione alla necessità di tutelare risparmiatori e azionisti".



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I commenti dei nostri lettori

socio scs & bps

10 anni fa

@pessimo carlo c'entra c'entra la politica! Basta ricordarsi del passato di come sono state fatte le assunzioni nella gestione Antonini! I finanziamenti dati in maniera anche improvvida ai camerati o a chi osannava Giovannino. Vorrei sapere i nomi di coloro nei cui confronti la Banca vanta crediti deteriorati. Poi sará anche facile risalire all'orientamento politico. Il costruttore di Campello docet

Pessimo Carlo

10 anni fa

Ma che c'entra la politica caro ramiro? Che sei per caso cardarelliano anche tu che sostieni come si confonda la causa con gli effetti? Saranno pure di Fratelli d'Italia, ma hanno detto la veritá solo la veritá, nient'altro che la veritá!!!

ramiro

10 anni fa

non ci posso credere...ancora i seguaci della vecchia gestione. Eppoi Alleanza Nazionale de che? saranno in uno e mezzo....non ce vonno sta nemmeno dopo i numerosi pronunciamenti giudiziari e dopo che la famosa frescaccia della nit holding è stata smascherata. Quei personaggi oltretutto hanno qualche guaio di un certo rilievo in questo momento pare....vabeh prima o poi la finiranno speriamo

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