cronaca
Un campanello per l'ufficio del dirigente
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Un campanello per l'ufficio del dirigente
Singolare scelta (dalle apparenze un po' naif) per il responsabile dell'Area tecnica del Comune di Spoleto
Un campanello per accedere in un ufficio comunale. Peraltro, un campanello un po' naif, dato che sembra provenire da un negozietto cinese più che da una delibera dell'esecutivo. E' quello che, da qualche mese a questa parte, fa bella mostra all'ingresso delle stanze del responsabile dell'Area tecnica architetto Giuliano Maria Mastroforti, già dirigente alla Pianificazione Urbanistica e ora, da gennaio 2016 grazie al riordino della macchina amministrativa da parte della giunta Cardarelli, a capo anche dei Lavori pubblici. Al di là del fatto che l'installazione
di un campanello interno, a memoria di spoletino, è senza precedenti negli uffici pubblici della città, a lasciare perplessi sono più di un interrogativo. In primis, il rapporto con i colleghi: come è possibile che un funzionario o semplice dipendente del Comune, per interagire con il proprio dirigente, debba suonare un campanello pur provenendo dalla porta accanto? Secondo poi, qual è la differenza reale tra bussare alla porta e suonare un campanello? Che senso ha questa misura, come dire, acustica installata all'ingresso dell'ufficio del dirigente? Terzo dubbio: visto come si presenta il campanello installato, vale a dire in maniera a dir poco casareccia, c'è stata una qualche approvazione da parte del soggetto preposto - l'amministrazione - affinché su di un uscio di proprietà pubblica fosse installato il congegno? Di certo tutto sarà regolare, ci mancherebbe: rimane il fatto, però, che l'assessore competente ai Lavori Pubblici, Angelo Loretoni, interpellato da Spoletonline non ha voluto rilasciare dichiarazioni in merito. Il che certamente non è il massimo in chiave trasparenza e, soprattutto, Rinnovamento. Dalla nascita di questa giunta, infatti, di nuovo per il momento sembra esserci solamente questo campanello...
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I commenti dei nostri lettori
Valter Fondacaro
10 anni fa
E’ molto naturale per i funzionari del tipo dell’Arch Mastroforti permettersi di applicare un campanellino magari di ultima generazione naturalmente cinese e a sue spese, non tanto per la modica spesa e funzionalitá ma di autoritá essendo stato promosso da questa amministrazione anche se condannato dalla legge della Nostra Repubblica, ma anche evitando di comperarsi un Amplifon. Questa segnalazione ci ha permesso di leggere la sua accolturatissima replica con sfoggi letterari da lezione grammaticale. Questa caro Ubaldi è la riprova che Spoleto è la cittá di Valter Fondacaro dove alcuni si danno il permesso di fare quello che vogliono.
Abate Luigi
10 anni fa
Shakespeare parlò , genialmente, di una tempesta in un bicchier d’acqua , “a tempest in a tea-pot”. Oggi ,Egli non si sarebbe minimamente occupato drammaturgicamente del campanello collocato a Piazza della Genga, in quanto certamente appare a tutti evidente, anche a chi scribacchia, come me, che lo spessore della questione non è di grande rilevanza, anzi si dá il contrario. Lasciando il teatro elisabettiano, appare chiaro che si tratta di una super-cazzola (mi scuso con chi non ama le esse impure). Difatti , il succo della storia è questo: un dirigente un po’ naive ( si noti la finezza, anche se il grande Marino Ceccarelli si definiva naif, così come Orneore Metelli) decide, in un contesto deprimente, di applicare un “chinese bell” , acquistato in via Marconi, al proprio uscio, per marcare la propria originalitá, rispetto a qualche rozzo penetratore di uffici dirigenziali. E che c’è di male? Qualcuno dice: il decreto presidenziale nr.XXX del 1924 discendente dallo Statuto Albertino non lo prevede e , più recentemente, il comma YYY della Legge Bassanini lo vieta. Oibò! E chi ci aveva pensato? Se tutto questo deve servire a ridicolizzare una situazione, una gestione amministrativa, un uomo non gradito, mi ritiro in buon ordine, lasciando il campo a chi la sa più molto lunga di me. Una cosa però la voglio affermare: che il ridicolo episodio ci ha consentito di conoscere un fine umorista, un ottimo elzevirista, un uomo di spirito, quale si è dimostrato Giuliano Maria Mastroforti ( e chi intelligentemente lo consiglia), al quale consigliamo, da esperti utilizzatori di assegno INPS, di cominciare a contare i giorni mancanti alla liberazione, cioè al pensionamento, preparandosi a mandare a quel paese ovvero … a portare vasi a Samo o nottole ad Atene gli improvvidi fotografi del campanello, ignari delle risorse del Photoshop.
Ferdinando Facchiano
10 anni fa
Non si capisce perche' tanto livore da parte dell'architetto Mastroforti, il quale e' stato beneficiato di un trattamento che in un ente normale sarebbe semplicemente scandaloso: condannato e promosso a funzioni superiori.
antonella
10 anni fa
Ma che succede? Solo perchè si è parlato di "una singolare scelta" si è scatenato il finimondo! Suvvia Dott. Mastroforti non cada anche lei nello stesso errore nel quale cadono tutti coloro che hanno una "sedia "in Comune, non sia polemico e permaloso,siamo un "populino" e se ci togliete anche il gusto di prendervi un po in giro siamo veramente alla frutta! Nessuno ha criticato il suo lavoro (per ora...) e quindi perchè prendersela tanto?
Giuliano Maria Mastroforti
10 anni fa
Egregio dr. Daniele Ubaldi, ai sensi e per gli effetti della Legge sulla Stampa Le chiedo di pubblicare quanto segue: Lei ha pubblicato un articolo, corredato di foto, in merito al quale ho commentato i contenuti ed il materiale fotografico allegato allo stesso. Nella successiva immediatezza della sua pubblicazione, Lei ha ritenuto di modificare vistosamente la foto che era originariamente nel corpo dell’ articolo, riquadrandola in modo tale da far apparire il mio commento il delirio di un visionario che vedeva in essa contenuti inesistenti. Ciò è profondamente scorretto, deontologicamente censurabile e contrario ad ogni criterio di pubblica informazione. Ripeto ciò che ho affermato nel mio precedente commento, e cioè che l’ autore della foto è facilmente identificabile, in quanto riflesso in una lastra di plexiglas, foto rimossa per Sua decisione editoriale, aldilá delle strumentali manipolazioni che ne sono state da Lei fatte ex-post alla prima pubblicazione dell’ articolo stesso. Poiché, come Lei ben sa, le copie cache degli articoli ed il relativo salvataggio delle immagini sono alla portata di tutti, ( me incluso) la diffido a ripristinare l’ originario impianto del suo articolo, compresa la foto nella sua originaria inquadratura, affinchè il mio precedente commento abbia un senso compiuto. Desidero un riscontro a questa mia. Arch. Giuliano Maria Mastroforti RISPOSTA: Esimio Architetto Giuliano Maria Mastroforti, Lei ha pienamente ragione. E’ vero, abbiamo modificato l’immagine a corredo dell’articolo, come è nostro diritto-dovere. Ma ciò non vuol dire che Lei abbia delirato, anzi ci ha visto davvero giusto, e per questo voglio ringraziarLa pubblicamente per il Suo commento precedente. In particolare, in questo caso due erano le ragioni che ci hanno spinto a modificare l’immagine: la prima è che la foto originale, verticale, scompaginava l’intero allineamento del giornale – e per questo ho ricevuto l’ennesima tirata d’orecchi da parte del mio direttore responsabile; la seconda ragione me l’ha fatta notare proprio Lei, e di questo La ringrazio, poiché nella foto originale effettivamente si intravede il volto di una persona – che peraltro non ho riconosciuto, anche perché non ho messo in pratica i consigli “photoshoppeschi” da Lei impartitimi nel precedente Suo. Sinceramente non saprei di chi si trattasse: forse qualcuno che sostava da quelle parti, magari in fila al campanello del Suo oberatissimo ufficio. Ma di certo non è l’autore della foto. Ad ogni modo, dato che Lei sostiene sia riconoscibile, per evitare polemiche sulla privacy e al contempo impaginare per bene il quotidiano abbiamo preferito rimuoverla. Però confermo in tutto e per tutto che è proprio come dice Lei: si vede una persona e – immagino – con un po’ di giochi di photoshop è perfettamente riconoscibile. Poi, certo, dipende dai giochi che si fanno: c’è chi ci potrebbe vedere Marilyn Monroe e chi invece Marylin Manson… Dipenderá forse dall’annata del programma, o dalla barra dei Menu. Ad ogni modo, con piacere pubblico questo Suo secondo come da Lei richiesto anche se, come Le è altrettanto chiaro, la foto rimarrá tale e quale quella che vede ora. Solo un altro paio di cosette prima di salutarLa: “naive” o “naif”, entrambi con la dieresi sulla “i”, sono vocaboli accettati in italiano. E’ una curiositá, che le estendo per completezza di informazione, e non me la prendo affatto circa quella che mi appare come una Sua genuina deformazione professionale nel voler “dirigere” anche le mie scelte sintattiche. L’altra cosuccia da nulla non vuol essere uno sgarbo al suo Ego, che rispetto dal profondo del mio animo: ma vede, nello svolgere il mio ruolo, o “mestiere” che dir si voglia (basta che non lo si chiami “lavoro”, su questo concordo con Lei) non uso rivolger mai le mie critiche a questo o quel funzionario pubblico, men che meno ad un canuto (ovviamente nel senso di “saggio”) dirigente sul viale del pensionamento (beato Lei che una pensione fará in tempo a godersela). No, vede, le critiche di un giornale vanno sempre indirizzate alle istituzioni e a chi le amministra, o al limite a chi svolge male il ruolo di opposizione: in ogni caso mai a chi dalle istituzioni dipende, che in fondo fa il proprio lavoro nel bene o nel male ma sempre perché qualcun altro gli ha affidato quel compito, quella mansione. Ecco perché io parlo di rapporti tra colleghi e non di file all’ufficio, parlo di autorizzazioni alla modifica di un uscio pubblico, e non di quanto Lei abbia o non abbia speso per acquistare il campanello. Per quanto mi concerne, può anche installare una campana del Duomo di Spoleto per far fronte ai Suoi da Lei ammessi problemi di udito, se ciò serve a farLe svolgere meglio i Suoi compiti. Purché sia autorizzato da chi di dovere, dato che quell’uscio non è Suo. Il punto, come vede, è un altro, e non è certo Lei che deve rispondere. La saluto con immutata stima Daniele Ubaldi – direttore editoriale
Giuliano Maria Mastroforti
10 anni fa
Egregio Daniele Ubaldi è sempre un piacere leggere ( ed anche scrivere, quando è consentito) su Spoletonline, specie quando, in un periodo di stanchi week end di fine luglio, bisogna grattare il fondo del barile per scovare qualche notizia, elzeviro o corsivo che sia per riempire le colonne. Ma tant’è, Lei mi chiama a bastoni, come si usa dire, ed io rispondo. A Perugia si usa anche dire che “ ho abboccato come un persicaccio del Lago (Trasimeno), ma purtroppo sono fatto così. Allora: intanto sono felice del fatto che ci unisca la medesima frequentazione dei negozi del Celeste Impero, perché ci ha indovinato completamente; per la modica cifra di euro cinque e cinquanta mi sono procurato un campanello a betterie senza fili ( funziona fino a 50 metri, glielo raccomando) che, a scelta,fa accendere una lucetta o azionare una suoneria , e questo per evitare che le trenta o più persone che quotidianamente vengono nel mio ufficio per ragioni di lavoro bussino alla porta nel modo più creativo possibile; si va dal “pum pum” ;chi è? la polizia!” al grattamento di un gatto alla porta di casa. Sa com’è, gli anni si fanno sentire, ed il mio udito non è più quello di una volta…. non vorrei essere scortese con qualcuno che, magari bussando troppo discretamente, potesse pensare che non lo voglio ricevere. Siccome non ho segreteria, e non è mia abitudine dire agli uscieri che le persone per parlare con me si devono prima annunciare, ho escogitato, a mia cura e spese, questa innocua cabala, con la quale, se qualcuno suona, rispondo sempre “avanti” o “prego, entri”, senza ovviamente apriporta, videocitofono, videosorveglianza o guardie giurate. Aggiungo anche che non sono armato. Come vede, non ho alcuna difficoltá a spiegare il senso della “cineseria”, che Lei definisce “naif” ( in effetti sarebbe naive, con la dieresi sulla “i”) che qualcuno –militare o paramilitare- definirebbe “fuori ordinanza”. Ma, siccome sono, e siamo, grandi e vaccinati, mi permetta anche un consiglio al Direttore, non da architetto, ma da fotografo, anche se amatoriale, quale io sono. Tuteli meglio le Sue fonti, anche se le forniscono notizie che definirei “da pollaio”. La foto che Lei mette a corredo del Suo articolo ritrae chiaramente, come nella Sacra Sindone, o come un fantasma furtivo, colui che l’ ha scattata, riflesso nella targa sopra il pulsante incriminato. Un paio di passaggi in Photoshop, qualche contrasto aumentato, un po’ di bilanciamento dei colori ed il gioco è fatto (ci provi anche Lei, se non lo riconosce al primo colpo….). Chiunque conosca la persona, vedendo la foto, dice a colpo sicuro: “ E’ lui !”. Vede, come diceva Luigi Barzini jr a proposito del giornalismo, il Suo è un mestieraccio, ma è pur sempre meglio di lavorare, e non si offenda, se Le è rimasto un minimo di humor L’ importante però è che, con quel “mestieraccio”, non si prendano per il c..o le persone oltre un certo limite perché, ampliando il concetto del Vangelo, di guance ne ho solo due, e finite quelle non accetto “ l’ accesso “ ad altre parti del mio corpo. Giuliano Maria Mastroforti
L\'Oste
10 anni fa
C'era un mio caro amico dirigente che mise il campanello nel suo ufficio perché non voleva essere disturbato tra un sonnellino e l'altro o sorpreso tra un bicchierino e l'altro. Fu rapidamente licenziato.
CARLABIS
10 anni fa
ma è ovvio, il dirigente architetto Giuliano Maria Mastroforti è SORDO e il bussare non lo sentirebbe, come mai non ci siete arrivati! Sempre a pensar male accidentaccio a Voi!
Il Corvo della rocca
10 anni fa
Più del campanello, per alcuni dirigenti del Comune, c'è bisogno di una campana.
Bingo
10 anni fa
.Gestione di un complesso di dipendenti fatto con autorita e magnificenza. Sto signore dovrebbe essere a disposizione dei cittadini e non nascondersi dietro un campanello. Caro Daniele ancora una volta hai fatto notare la pochezza di chi deve gestire la cosa pubblica... grazie.
spoletino di perugia
10 anni fa
un po' provincialotto, il vero campanello del mega dirigente deve avere anche un semaforo che ti autorizzi o meno a suonarla.
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