società

Cyberbullismo, successo per le'vento organizzato dalla Fidapa Terni

 

 

I ragazzi delle scuole medie di Terni, i docenti e i genitori hanno affollato la sala Rossa di Palazzo
Gazzoli per il convegno "La cultura della legalità e il cyberbullismo tra famiglia, scuola e
istituzioni" organizzato dalla sezione di Terni della 'Fidapa', 'Federazione italiana donne, arti,


professioni, affari'. All'incontro erano presenti il vice - questore di Terni Luciano Soricelli, l'ex
procuratore capo della Repubblica Cesare Martellino, il giudice Federico Bona Galvagno e la
psicologa Claudia Sposini. Dopo il saluto della presidente Ada Urbani e dell'assessore alla Scuola
Tiziana De Angelis, la referente del progetto Maria Rita Chiassai ha dato la parola ai singoli relatori
che, nei loro interventi, hanno illustrato il fenomeno e hanno suggerito adeguati modelli di
comportamento.

Coinvolgente l'intervento della psicologa, promotrice di una petizione per chiedere al governo e al
Parlamento italiano ed europeo di proporre una legge per il risarcimento delle vittime spesso
costrette a pagare avvocati, medici, cure e a cambiare scuola, città e vita, con ricadute pratiche ed
economiche sulla famiglia, e autrice del libro 'Il metodo anti-cyberbullismo. Per un uso consapevole
di internet e dei social network'. «Il cyberbullismo - ha spiegato, illustrando delle slide - comprende
prevaricazione e prepotenze tra coetanei messe in atto attraverso email, sms, chat, blog, social
network, immagini e/o video diffusi in rete. Gli elementi distintivi sono assenza di relazione tra il
bullo e la vittima, l' anonimato, l'assenza di empatia, e la mancanza di limiti spazio - temporali».
Il cyberbullo, infatti, molesta, offende, ruba l'identità altrui, diffama, diffonde informazioni riservate
e perseguita. Il dossier del 2016 di 'Telefono Azzurro' mostra che il fenomeno è più diffuso al nord
Italia (57 per cento dei casi nazionali). Il 70 per cento delle vittime sono ragazze di nazionalità
italiana. La cosa che spaventa è che il fenomeno cresce sempre di più e che a essere colpiti sempre
più spesso sono bambini sempre più piccoli, anche al di sotto dei 5 anni. «Le conseguenze - ha
continuato Sposini - sono una bassa autostima, depressione, ansia, paure, problemi di rendimento
scolastico, problemi relazionali, pensiero di morte e nei casi più gravi il suicidio». La psicologa ha
anche raccontato quattro casi finiti in tragedia e ha detto che «per prevenire il fenomeno è
necessario non dare informazioni personali, non condividere le proprie password, non accettare
incontri di persona con qualcuno di conosciuto online, non rispondere a messaggi che fanno sentire
a disagio, non usare un linguaggio offensivo. Le azioni più efficaci sono coinvolgere gli adulti
responsabilizzando genitori e insegnanti, promuovere le capacità relazionali: empatia, assertività,
rispetto, senso critico, intervento psicologico".

Sono intervenuti, poi, i rappresentanti delle istituzioni che, d'accordo con le tesi di Sposini, hanno
detto che fondamentale è la reazione di tutti i compagni che deve essere di difesa della vittima, di
comprensione e di assunzione di responsabilità perché potenzialmente tutti possono essere vittima
di cyberbullismo. «Se la comunità scolastica o familiare - hanno continuato - viene a sapere che c'è
una vittima bisogna aiutarla, supportarla per scoraggiare gli anonimi cyberbulli che hanno libertà di
fare online ciò che non potrebbero fare nella vita reale.

Ciò che bisogna sempre tenere d'occhio secondo i relatori, quindi, è il comportamento dei ragazzi
facendo attenzione a tutti i segnali: se si isolano, peggiorano nel rendimento scolastico, non parlano,
non mangiano o mangiano troppo. Se si impongo punizioni, come forme di autolesionismo o non si
prendono cura di loro stessi. La collaborazione con la scuola è fondamentale. É opportuno che i
genitori non facciano da sé, ma bisogna ricordare che famiglia, scuola e istituzioni sono dalla stessa
parte con lo scopo di difendere un ragazzino in pericolo. I concetti di legalità sono stati ribaditi,
sono i ragazzi che devono interiorizzarli e farli propri. "È sempre più necessario che i giovani si
accostino al web conoscendone i lati positivi - ha concluso la professoressa Maria Rita Chiassai,
responsabile del progetto -, ma soprattutto quelli negativi".



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