cronaca

Teremoto, Regione risponde a Le Iene: Le casette non sono rimuovibili

 

'Costi di smontaggio e rimontaggio sarebbero superiori a quelli dell'acquisto di nuovi moduli'

 

I residui "moduli abitativi provvisori" in legno, le cosiddette "casette", realizzate in alcuni comuni umbri circa 20 anni fa per accogliere i cittadini rimasti senza casa a seguito degli eventi sismici del 1997 e 1998, sono attualmente gestiti dalle amministrazioni comunali in cui insistono ed utilizzate da più soggetti sulla


 base di comodato d'uso o locate, con la precisa condizione che in caso di necessità le stesse devono essere immediatamente restituite. Scelta, questa, che ha consentito ai Comuni di preservare questo patrimonio e non farlo deperire. È quanto precisa la Regione Umbria.
Va ribadito che queste strutture, collocate in prevalenza nei territori di Foligno e Nocera Umbra, sono infisse al suolo e non smontabili, a differenza dei nuovi prototipi di moduli provvisori che saranno montati nelle zone della Valnerina. Quand'anche si volesse procedere ad un loro smontaggio e rimontaggio, i costi sarebbero addirittura superiori a quelli per l'acquisto di nuovi moduli e sarebbe inoltre alquanto complessa la procedura per certificarne l'abitabilità.
In ogni caso, per ciò che riguarda la situazione in Umbria, all'indomani del sisma del 24 agosto scorso il sistema regionale di Protezione civile aveva assicurato una collocazione di tutti i cittadini coinvolti dal sisma e che avevano dovuto abbandonare le proprie abitazioni, in situazioni assolutamente confortevoli, nelle proprie aree di residenza, come l'autonoma sistemazione o la sistemazione alberghiera, in attesa delle "casette" nei Comuni interessati dal sisma. Dunque, non c'era alcuna necessità di far ricorso a "casette", peraltro in località distanti dai propri luoghi di residenza. Attualmente, infatti, i residui campi dove sono presenti questi moduli distano circa 80 chilometri da Norcia o da altre località della Valnerina, con tempi di percorrenza di oltre 90 minuti.
A seguito della successiva crisi sismica del 26 ottobre, e di quella ben più grave del 30 ottobre, in presenza di un elevato numero di cittadini fuori dalle proprie abitazioni, su giusta indicazione della Protezione civile nazionale, si è proceduto - nella stessa giornata del 30 ottobre - ad assicurare a chiunque ne avesse fatto richiesta una collocazione in strutture alberghiere fuori dall'area dove era in atto la crisi sismica. Ciò per la duplice ragione di mettere in sicurezza i cittadini, offrire loro una adeguata e confortevole collocazione ed al tempo stesso garantire ai cittadini luoghi in grado di offrire loro anche maggiore serenità.

Per ciò che riguarda i moduli abitativi provvisori presenti in altri comuni della Valnerina, questi sono stati utilizzati proprio per il fabbisogno di queste comunità, mentre l'amministrazione comunale di Foligno - in seguito al sisma del 26 ottobre - aveva dato la disponibilità anche ai Comuni marchigiani (per i quali le due scosse del 26 ottobre erano state alquanto distruttive) all'eventuale utilizzo dei moduli provvisori presenti nei campi di Colfiorito, in quanto vicini all'area colpita.

È ora in corso una ulteriore ricognizione da parte delle amministrazioni comunali di Foligno e Nocera Umbra per verificare il numero di moduli disponibili che potranno essere assegnati ai terremotati che ne faranno richiesta.
Occorre precisare, però, che obiettivo del sistema regionale della Protezione civile è quello di offrire ai cittadini una collocazione presso i luoghi di residenza, nell'immediato attraverso l'uso dei container e successivamente nelle nuove "casette". In sostanza, poter riportare le persone nei loro luoghi, offrendo soluzioni abitative nuove e confortevoli, e non moduli costruiti venti anni fa e in località lontane. Questo, avendo ascoltato le loro richieste, riteniamo sia il desidero degli stessi cittadini: poter al più presto tornare nei propri territori e vicini anche ai propri luoghi di lavoro.

 


 



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I commenti dei nostri lettori

graziano

10 anni fa

L'estate scorsa ho partecipato a un pranzo organizzato alla pro loco di Verchiano. Lì c'è in campo con le casette utilizzate per il sisma del 1997 tutte in perfetto stato. Mi sembra difficile che staccare le utenze, trasportare le casette nelle zone interessare dal sisma, posizionarle e ricollegare le utenze che tra l'altro bisogna farlo anche con quelle nuove possa costare di più. Probabilmente fa comodo a qualcuno prenderle nuove e non serve un nuovo certificato di abilitá serve un tetto per i terremotati, basta burocrazia.

Rosario Murro

10 anni fa

Bisognava pensarci prima, allestendo siti nelle zone colpite con moduli a disposizione nel caso di calamitá.... investimenti mirati, che vanno oltre ogni qualsiasi chiacchiera. Ho udito che per la manutenione delle casette in legno di Foligno il costo si aggira sui 150-160 mila euro all'anno? Sono vuote?

Moreno angeli

10 anni fa

Blablabla.....parole parole parole non lo sapevo che per smontare e montare,da parte della protezione civile,delle casette di legno ci vogliono dai 40.000 ai 60.000euro ,come il costo di nuove casette.forse la signora marini non si rende conto della situazione che stanno vivendo le persone nelle zone terremotate.un conto è vivere in una tenda un conto in una casetta in legno.voglio maliziare ,ma per caso qualcuno\\a ha degli amici che fabbricano moduli abitativi in legno?occhio ragazzi occhio

OPEN YOUR EYES

10 anni fa

Tutto ok allora... Ma scusate ma il Trasimeno quanto dista da Norcia?

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