politica

Panetto e Petrelli, interviene Cappelletti. 'Centro commerciale? L'immobile è privato...'

 

'Chi ci chiede di sospendere le procedure sa che non si può fare'

 

Da più parti si chiede all'amministrazione comunale di rispondere circa le voci che circolerebbero in questi giorni a Spoleto riguardo un intervento edilizio che interesserebbe l'immobile della ex Panetto & Petrelli per la realizzazione di un centro commerciale.


La questione potrebbe essere chiusa con l'affermare che, contrariamente a quanto si sostiene, nessuna formale di richiesta di piano attuativo o permesso a costruire è stata sinora presentata presso gli uffici dell'assessorato all'edilizia ed urbanistica.
Negli interventi fatti sia sulla stampa che in consiglio comunale si chiede tuttavia all'amministrazione di bloccare qualsiasi iniziativa tesa a realizzare attività commerciali su quell'area. Vengono anche fornite indicazioni sul possibile utilizzo che perlopiù tendono ad accreditare una destinazione a spazi museali e centri di varia aggregazione sociale.
E' forse bene allora precisare che l'immobile in questione non è di proprietà pubblica e che è pertanto soggetto alle scelte che i proprietari intenderanno fare compatibilmente con la sua destinazione urbanistica. Dire, come si legge in un intervento del presidente dell'associazione commercianti, che il Comune dovrebbe "sospendere qualsiasi procedura" equivale a chiedere una cosa che un Presidente della Confcommercio dovrebbe saper bene che non si può fare.
Il piano del commercio, come ugualmente dovrebbe ben sapere Barbanera, non è nella disponibilità del Comune ma di enti sovraordinati che hanno già legiferato e stabilito che strutture commerciali di determinate caratteristiche , possano essere realizzate senza essere soggette alla mera discrezionalità dell' ente comunale nel consentire o non consentire quell'insediamento. L'unica cosa che il Comune può fare, ed anche questo entro certi limiti, è imporre in un eventuale piano attuativo anche interventi ulteriori rispetto a quello prospettato e chiedere che il progetto architettonico abbia determinate caratteristiche con il mantenimento, come potrebbe essere in questo caso ed ove possibile, di testimonianze della c.d. archeologia industriale. Questo sempre che sussistano tutti i paramenti urbanistici e non, affinché quel progetto possa essere assentito, verifica che ancora non è stata fatta poiché, come detto, non c'è stata formalizzazione di alcuna domanda.
Sostenere poi che l'eventuale apertura di un nuovo supermercato andrebbe a strangolare le attività commerciali esistenti nel centro storico è questione a dir poco anacronistica poiché risulta a tutti evidente come la selezione si sia da tempo attuata ed abbia altresì dimostrato che la specializzazione , a volte anche di nicchia, ed il servizio ai residenti e non, sia stata la strada con la quale i pochi negozi di alimentari che sopravvivono nel centro storico si siano sviluppati ed abbiano resistito alla concorrenza dei numerosi supermercati già in funzione. Se poi è più comodo sostenere che il problema del commercio sia interamente legato all'esistenza di centri commerciali e non all'offerta o ad altri fattori questa è altra questione .
Non possiamo poi che essere d'accordo con chi propone di realizzare su quell'area meravigliosi progetti a servizio della collettività, ma forse occorrerebbe pensare che ogni intervento di un privato deve avere una sua sostenibilità economica e che se il raggiungimento di quella sostenibilità non risulta possibile, si rischia di creare nuove zone lasciate all'abbandono, come sta già rischiando di diventare il sito in questione.


 



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I commenti dei nostri lettori

francyfontana

9 anni fa

Che dire in risposta alle parole del signor Cappelletti? Potremmo suggerire molte cose, ma per brevitá mi limiterei almeno a queste tre. La prima: consultare gli studi, fatti in Italia e all'estero, che hanno individuato nei grandi supermenrcati la principale causa di moria di botteghe e piccole rivendite, con conseguente trasformazione dei centri cittadini e del tessuto sociale e hanno portato le regioni più avanzate (paesi del nord Europa, o da noi ad esempio il Trentino) a concludere le politiche di espansione dei centri commerciali e ad iniziare invece politiche di recupero dei centri storici con le relative attivitá locali. Oppure potremmo ricordare che esistono "comuni virtuosi" in cui i sindaci e le amministrazioni hanno bloccato qualsiasi utilizzo di aree anche private non consono e nocivo per attivitá locali e per il contesto paesaggistico, puntando invece su uno sviluppo compatibile e sostenibile. Infine gioverebbe ricordare che proprio a Spoleto, realtá giá fortmente depressa, bisognerebbe avere il coraggio di progettare qualcosa di alternativo per invertire la tendenza, altrimenti è chiaro che continuare su questa china non potrá che portare alla chiusura di ulteriori attivitá e a un degrado poi impossibile da recuperare. E per invertire la tendenza non serve un altro supermercato, non servono solo soldi, ma persone (magari più di un paio) con uno sguardo un po' più a lungo termine - e magari anche un po' oltre il muro di cinta del proprio giardino, con un reale interesse per la promozione del bene comune, capaci di fare progetti diversi. Ne abbiamo?

Stefano

9 anni fa

La Cgia di Mestre, nel 2010, ha stimato che tra il 2001 e il 2009 a fronte di una crescita della superficie di vendita della grande distribuzione pari al 65% circa, le piccole attivitá sono diminuite di oltre 51.000 unitá. E, sempre nello stesso periodo, ad un aumento di poco più di 21.000 addetti nella grande distribuzione, nel piccolo commercio si sono persi quasi 130.000 posti di lavoro. Quindi, per ogni posto di lavoro ottenuto nella grande distribuzione, se ne sono persi più di sei nella piccola. La situazione da allora non sará cambiata più di tanto. Comunque il Comune di Spoleto una cosa sicuramente la può fare subito ( visto che sembra non possa fare niente), si può impegnare a destinare tutti gli oneri di urbanizzazione previsti per i nuovi insediamenti di centri commerciali alla piccola distribuzione , ai negozi di prossimitá e dei centri storici che potrebbero essere danneggiate dalle grosse strutture commerciali .

Secondo me

9 anni fa

Solo In minima parte gli sprechi alimentari influiscono sull'economia delle famiglie. Ciò che influisce di più sono le spese che spesso non si considerano. Come ad esempio: i costi della salute, dell'automobile, dei vestiti alla moda, dell'energia, dei cellulari computerizzati, delle vacanze, degli elettrodomestici, dei prodotti per l'estetica e di tanti altri prodotti "trappola" a cui non sappiamo più rinunciare. Quindi, il discorso del risparmio diventa ben più ampio e complesso di come accennato da qualcuno in qualche commento. Sarebbe troppo riduttivo limitarlo solo alle cose essenziali, come ad esempio ai prodotti alimentari Quindi, essendo più che convinto che la nostra societá non è disposta a fare dei passi indietro, ossia di rinunciare a tutti questi previlegi, posso solo rallegrarmi che qualcuno trovi anche la soddisfazione di grattarsi le dita delle sue mani su una tastiera. Dispositivo anch'esso appartenente alla categoria dei prodotti superflui, sui quali, rinunciando al loro acquisto, si potrebbe risparmiare. Operazione, che, per non sentirci esclusi dalla societá, non vogliamo o non possiamo fare! Come ha scritto precedentemente qualcuno: Riflettiamo un pochino. Aggiungo io: Però, facciamolo con la consapevolezza dell'era che stiamo vivendo.

Comitato 19 giugno

9 anni fa

Il tema di fondo, come è evidente, continua ad essere la rivitalizzazione del CENTRO STORICO. E allora perché non vengono prese in considerazione i progetti che prevedevano di individuare il Centro come un SUPERMERCATO DIFFUSO DI MERCI PREVALENTEMENTE A KM ZERO ed anche DI ALTRI PRODOTTI CHE, NEL LORO GENERE, POSSONO TROVARSI NEI NOTI SUPERMERCATI? Provate ad immaginare. I progetti comprendevano anche l’utilizzazione di sedi pubbliche attraverso concessioni a privati che si impegnavano a dare risalto ai prodotti locali di qualitá (ARTIGIANALI, AGRICOLI, TIPICI con marchio comune).

Luciano Agostinelli

9 anni fa

La nota di Cappelletti, esperto nella scultura delle facce di bronzo sembra scritta a quattro mani con il sindaco....pardon consigliere allo sviluppo economico, Zefferino Monini. Stupisce, poi, che il Jeremy Irons della giunta a trazione leghista non sappia che l'acquirente dell'area abbia giá dato incarico al geologo Massimiliano Capitani, il quale non si pone minimamente il problema deontologico e politico di un suo coinvolgimento nella operazione.Ma in questa cittá , ormai, il trasversalismo impera senza pudore !!

Sara S

9 anni fa

Secondo me fanno bene ad aprirlo,,così questi negozietti abbassano i prezzi,ci sono supermercati e negozi a Spoleto che nn si può nemmeno entrare!!

Una cittadina

9 anni fa

Ci ricordiamo la meraviglia di questa azienda? Quanti operai vi hanno lavorato tantissimi e quante battaglie sindacali si sono fatte per poterla far andare avanti e soprattutto c'era un vincolo in quell'area voluto espressamente dal sindacalista Carlo Ugolini quello di non poterci costruire e cambiarne l'aria d'uso se non quella di portarla avanti come azienda ,che fine ha fatto quel vincolo? Cari politici queste iniziative del cavolo si fanno alla luce del sole non di nascosto .

Massimo

9 anni fa

A qualcuno potrá anche rotolare a terra la testa dalla sorpresa, ma la realtá è che i centri commerciali hanno giá fatto il loro tempo. Ovviamente noi stiamo indietro, e quindi dovrá passare del tempo per cominciare a vedere ciò che sto per scrivere anche da noi, ma nei paesi dove è cominciato l'insano trend dell'accentramento selvaggio del commercio, si sta da qualche tempo assistendo a una netta inversione di tendenza. Ad esempio, negli Stati Uniti i centri commerciali stanno progressivamente perdendo l'appeal che avevano avuto e stanno chiudendo sempre di più. Purtroppo a beneficiarne non sono esattamente i piccoli negozi, ma il commercio online. Ciò nonostante abbiamo ancora in mano una possibilitá: smettiamo di andare nei centri commerciali, e torniamo a comprare nei piccoli negozi. Si dirá: "non ce la faccio economicamente, costa troppo", ma non è vero. Dobbiamo comprare meno, e comprare meglio. La maggior parte delle cose che compriamo non le usiamo che per poco tempo, e le sostituiamo appena ci gira il boccino. Questo succede perché siamo completamente soggiogati e asserviti al capitalismo selvaggio e alla sua propaggine più criminale e velenosa: il consumismo fine a sé stesso. Quel consumismo che ci viene inculcato fin da piccoli da una societá capitalistica malata e ormai agonizzante, anche se ancora molto brava a nascondere la sua putrescente decadenza dietro le vetrine scintillanti. Smettiamo di comprare quello che non ci serve. Abbiamo enormi margini di miglioramento, anche nel campo alimentare; buttiamo via quasi un terzo di ciò che compriamo per mangiare. Se imparassimo a gestire meglio le nostre spese alimentari, eviteremmo di comprare la roba che poi buttiamo via e quindi spenderemmo, pur frequentando il famoso piccolo negozio di quartiere, lo stesso che spendevamo prima al supermercato. Mi rendo conto di essere finito off-topic, ma qualcosa nella lettura di questo articolo mi ha fatto prudere le dita e dovevo dirlo. Riflettiamo un pochino. Ciao a tutti.

Secondo me

9 anni fa

Senza volermi schierare a favore di qualcuno, mi limito a fare solo una piccola analisi di quello che è la realtá dei vari centri commerciali al giorno d'oggi. Al di lá dell'utilitá dei piccoli negozi sparsi qua e lá per il centro storico della cittá, per valutare la loro convenienza a favore dei cittadini e per garantire la loro permanenza ci sono da valutare alcune cose.Tra di queste: La logistica della posizione dove sono ubicate che potrebbe favorire o meno il loro accesso, la convenienza per la clientela sui prezzi d'acquisto delle varie merci, il numero di prodotti che è possibile reperire in un solo sito, la qualitá che viene offerta e la quantitá complessiva di personale che viene occupata per svolgere questo determinato lavoro. Inoltre, cosa assolutamente da non sottovalutare, gli sconti sulle merci che i grossi negozi riescono a ottenere dalle varie aziende fornitrici. Sconti dovuti soprattutto alla quantitá di merce venduta. Queste sono le maggiori strategie con cui operano i vari supermercati. E che determinano la loro diffusione. E porvi rimedio non è così semplice! A meno ché non si verifichi una consistente crescita dell' occupazione e che non si aumentino gli stipendi elargiti ai cittadini per dargli la possibilitá di poter spendere di più. Ma anche in questo caso, (lo dimostrano i Paesi economicamente più benestanti ed evoluti), si verificherebbe lo stesso problema. E allora che fare?...Ponendo alla diffusione dei supermercati qualche limite che non disturba, lasciamo che il mondo segua il suo corso!

Paolo Galli

9 anni fa

Trovo ineccepibile l'intervento dell'assessore. Riconosco anche che immaginare di fare quello che ci piace con la proprietá altrui sia tra i passatempi più diffusi. Sempreché tale trastullo non tocchi le tasche di chi lo pratica. Nell'interesse della collettivitá; ci mancherebbe!

spoletino

9 anni fa

Eh giá, la destinazione urbanistica, come se essa fosse scolpita nella pietra come le tavole della legge (del più forte). Ecco, comunque, che si leva la voce dell'assessore al commercio, di cui si perdono normalmente le tracce tranne quando si parla dei presunti affari del padrone del vapore.

daniela de gregorio

9 anni fa

Cito un passaggio della risposta dell’assessore Cappelletti al Presidente della Confcommercio Barbanera: “ Sostenere poi che l’eventuale apertura di un nuovo supermercato andrebbe a strangolare le attivitá esistenti, è questione a dir poco anacronistica …” Perbacco, mi sono detta sorpresa, stai a vedere che quello a cui da anni assisto qui in Italia e che ho visto ancora prima succedere in inghilterra e cioè i piccoli negozi estinti come i dinosauri a causa della caduta su di loro del meteorite dei supermercati ( ora anche loro in affanno per l’eccessivo numero e la vicinanza fra di loro) è un argomento che qui a Spoleto, all’avanguardia mondiale nelle strategie commerciali e di mercato, viene smentito. I supermercati fanno bene ai piccoli negozi. Li irrobustiscono.Teoria nuova e sorprendente, appunto. Per cercare notizie in proposito ho fatto un giro, non lunghissimo, su internet e mettendo insieme su google la parola “negozi” più “supermercati”, ho trovato solo questi articoli che elenco un po’ così, alla carlona : Ragusa oggi. It “ Negozi destinati a sparire a causa dei supermercati.” La Republica.it di Parma “ …. i centri commerciali consentono alle giunte di incamerare risorse, tramite gli oneri dell’urbanizzazione... ma strangolano i negozi di vicinato.” Rieti oggi. It “Nuova “ondata” di aperture di grandi magazzini e centri commerciali, giá in difficoltá e che riducono il numero degli addetti … dopo aver ucciso i negozi.” Invece qui a Spoleto succede il contrario, nonostante quello che afferma il Presidente della Confcommercio Barbanera a cui deve essere sfuggita la buona saluta degli esercizi commerciali. Sarebbe interessante a questo punto conoscere l’opinione del Consigliere delegato allo Sviluppo di questa amministrazione.

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