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Cimitero di Spoleto: le precisazioni del sindaco de Augustinis
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Cimitero di Spoleto: le precisazioni del sindaco de Augustinis
In merito all'articolo sul cimitero cittadino a firma di Alfonso Marchese, apparso su Spoletonline, il Sindaco di Spoleto Umberto de Augustinis tiene a fornire le seguenti precisazioni:
"Come è noto, le tombe al Cimitero cittadino, monumentale o no, sono di proprietà del Comune ai sensi
del codice civile vigente, ma sono date in concessione a privati per periodi vari. Alla scadenza, ovvero in caso di mancata manutenzione ed in altri casi, l'Amministrazione comunale può mettere a bando tante concessioni quante quelle per le quali sia stata accertata la decadenza. Il Comune di Spoleto seguirà tale indirizzo in relazione alle tombe per le quali sia venuta meno la concessione".
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I commenti dei nostri lettori
IL QUALUNQUE
8 anni fa
Anche il monaco Duca di Spoleto Faroaldo sepolto con altri duchi spoletini nell'abbazia di San Pietro in Valle usarono i sarcofagi dei condottieri romani per dare consistenza perenne alla loro sepoltura - Pensandoci bene i condottieri romani furono sfrattati dai loro preziosi Sarcofagi - Forse adesso si può ripetere l'azione di fratto per tradizione ?!?
roberto
8 anni fa
scusate se mi ripeto, ma visto che sono giorni che si parla di una tomba monumentale si può sapere qual'è? Magari la redazione può chiarire? Grazie
Paolo Galli
8 anni fa
Il terreno è comunale e viene dato in concessione; le tombe sono di proprietá privata. Il discorso del sindaco vale soltanto per i loculi.
spoleto777
8 anni fa
Comunque le salme dei cari estinti non sono proprietá del Comune.
spoletino
8 anni fa
Anche se a qualcuno rode, mi firmo col solito nome d'arte. Al dunque: una risposta burocratica al limite della sciatteria, fá specie che il sindaco (speriamo che non sia un novello "sindachì?") non distingua tra un fornetto ed una tomba monumentale, con una storia e un futuro
roberto
8 anni fa
di quale tomba si tratta?
Gabriele V. R. Martinelli
8 anni fa
Walther Fol, soprannominato ai suoi tempi “Lo Svizzero”, era un artista e come tutti gli artisti aveva bisogno di chi mettesse in opera le sue intuizioni. I disegni particolareggiati delle sue creazioni erano opera di Francesco Salvatorelli, uomo poliedrico, tra le altre cose anche impresario edile, che con i suoi muratori costruì la Casina dell’Ippocastano (senza quella struttura rotonda aggiunta in anni non lontani), Villa Miani e, appunto, la tomba di Walther Fol. Francesco Salvatorelli, figlio di Giuseppe e nipote di Mariano, falegnami di via Giustolo, giá via degli Ammaniti, fu schiaffeggiato da bambino da San Gabriele dell’Addolorata perché teneva per sfregio il libretto del catechismo alla rovescia. Classe 1846, a quattordici anni accompagnò i piemontesi all’assalto della Rocca, requisendo la spada di un tenente papalino; a sedici anni scappò di casa per seguire Garibaldi all’Aspromonte, poi fu a Bezzecca ed a Mentana. Nel ’70 fu tra quelle centinaia di anticlericali che, senza uniformi e senza organizzazione alcuna, seguirono i bersaglieri a Porta Pia. Quando gli morì la fidanzata ventenne, Ottavia, figlia dell’avvocato Allegrucci, caporale della Guardia Civica nel ’21, assaltò un convento per rapire la di lei sorella maggiore Luigia, più grande di lui di cinque anni. Furono una coppia affiatata, nonostante lui odiasse la religione e lei pretendesse di essere sempre chiamata con il suo nome da suora, Maria. Di Francesco Salvatorelli, che portò strani pezzi di legno rinvenuti nei suoi terreni di Sant’Angelo in Mercole ad Arpago Ricci e che da Ricci furono riconosciuti come lignite, che fu anche consigliere comunale, tra i fondatori dell’Associazione Reduci Garibaldini, della Societá di Tiro a Segno e Cremazione e della Camera del Lavoro, a Spoleto si è persa memoria. I cattolici spoletini lo identificavano come un acerrimo nemico, gli anticlericali non gli perdonarono la sua conversione, ad una settimana dalla morte, nel 1936, ad opera del parroco di san Filippo, che aveva fama di santitá. Dal suo matrimonio nacquero due figlie, una sola delle quali, soprannominata Garibaldi dalle sue compagne del Collegio San Giovanni per il suo carattere, si sposò. Un nipote di Francesco Salvatorelli fu il maestro Giuseppe Martinelli, che per molti anni, insieme al collega Giovanni Falcinelli, fece recitare, ballare e cantare generazioni di scolare e scolari dei tre Circoli di Spoleto.
Lamberto Gentili
8 anni fa
Signor Sindaco, spero vivamente che quella stupidaggine in merito alla tomba monumentale di Walther Fol, non l\'abbia scritto lei. La legge non richiede lai una applicazione ottusa. Le suggerisco piuttosto di scrivere al sindaco di Ginevra, cittá di origine del personaggio, facendo presente lo stato in cui versa il sepolcro, e chiedendo di poter stabilire una collaborazione per salvaguardare il monumento. Walther Fol è un personaggio di levatura internazionale, al pari del fratello che fu un celebre scienziato. VIsse a Spoleto per una ventina di anni. Distinti saluti. Lamberto Gentili
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