società

Nell'indifferenza anche il dolore addormenta i cuori

 

Il male non è la classe politica, ma chi essa rappresenta: il popolo

 

Non vorrei scrivere del quadro dei politici italiani, ormai definirlo confuso è una fotografia fin troppo facile, come banale è osservare che il potere si mantiene con scambi di voti a procedere e non; in fondo il baratto è la pratica più antica del commercio. Quello che osservo invece è l'atteggiamento del


popolo. L'immagine evoca un blocco coeso, una volontà comune in cammino verso il futuro, ma non è così. C'è una scuola politica, con metodi diversi nella semina, che sta facendo crescere germogli di odio. E' un'erba infestante che soffoca la ragione, intere foreste di astio, gli uni contro gli altri, e avanti a testa bassa senza nessuna incertezza, privi di dubbi. Truppe sgangherate, in ordine sparso dal sud al nord, assetate di vendetta per la vita vuota e grama condotta, tutti ad applaudire arresti, tifare manette.

Naturalmente ci sono i direttori d'orchestra che non dirigono con la bacchetta ma con l'indice, puntato sul bersaglio da distruggere. Basta la prima nota e l'onda della denigrazione parte, senza risparmiare nessuno. Il potente di turno indebolito e fragile balbetta e ripone fiducia nella giustizia, altri accusano la stessa di agire con un tempismo ad orologeria. Si aprono dossier, i sospetti diventano prove inconfutabili, quello che è vero oggi non lo è più domani, intanto si passa all'incasso.

Ogni giorno straccioni del pensiero e cialtroni, privi anche dello stesso, prenotano rivoluzioni. Non può finire bene, agitare un drappo rosso davanti al toro preannuncia una carica, anche se il popolo è bue non possiede nulla di mansueto, una volta incitato travolgerà tutto e tutti. Intanto piccoli Ku Klux Klan di provincia crescono. Chissà quel bambino di colore, immobile e costretto a guardare una finestra girando le spalle alla classe, cosa avrà visto oltre. Di certo cose belle, perché dietro di lui la debolezza vigliacca del'uomo, che ruba speranze con il ghigno del cretinismo intellettuale, gli avrà fatto conoscere la vergogna e la paura.

Ostiniamoci ad osservare senza mai opporci, a non protestare, non fare testimonianza, a restare fermi, immobili, rinunciare al pensiero libero, mentre intorno la democrazia si frantuma e nella profondità del mare anche il dolore ha perso la sua dignità e ci addormenta i cuori.



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I commenti dei nostri lettori

Paolo Galli

7 anni fa

Non condivido tutto, né tutto mi è comprensibile. Ma finalmente uno scritto di ottimo livello, nella forma e nel contenuto; è cosa rara. Per quello che può valere, complimenti.

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