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Il ritorno di Petr Janku alla Ducato. 'L'ho fatto per Brevi, è uno dei migliori allenatori con cui ho lavorato'
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Il ritorno di Petr Janku alla Ducato. 'L'ho fatto per Brevi, è uno dei migliori allenatori con cui ho lavorato'
Alle mani del 'Mago' di Opava il compito di svuotare l'affollata infermeria del 'Capitini'
Verranno a chiederci di Petr Janku. Noi ci stringeremo nelle spalle e risponderemo: "Il più grande massofisioterapista che sia mai venuto in Umbria". E sorrideremo ricordando le sue battute con Lubo Ganev, il capriccioso quanto talentuoso schiacciatore della leggendaria Olio Venturi dei quarti di finale contro la Sisley Treviso, o i suoi aneddoti sui grandi talenti dello sport della Repubblica Ceca che sono
passati sotto le sue mani: da un giovanissimo Pavel Nedved, ai campioni del mondo di hockey su ghiaccio del 2005 in Austria. Ed il "mago" di Opava continua ad essere un punto di riferimento per le squadre nazionali del suo Paese, quando si tratta di rimettere in sesto muscoli e legamenti. Ad agosto, infatti, ha partecipato a una tournée in Irlanda con la nazionale di atletica leggera. E, quando ancora giocava con la Ternana, ogni lunedì o prima di ogni partita, il giovane difensore slovacco Martin Valjent, attualmente titolare nella Liga spagnola con il Mallorca, affidava i suoi preziosi garretti alle cure di Petr. Oppure, ogni tanto, nel suo lettino dello studio di via Perilli si poteva trovare sdraiato il "gigante buono" Lubo Kozac, ex centravanti della Lazio, la cui carriera è stata funestata da una serie di gravissimi incidenti e, nello scorso campionato, avvistato a Livorno ma senza troppa gloria.
Torniamo ai giorni nostri. Il "mago" è tornato alla Ducato dopo una lunga telefonata con il nuovo allenatore Ezio Brevi, che lo aveva avuto con se già nella stagione della miracolosa salvezza dello Spoleto. "Sono tornato per l'amicizia e la stima che ho per Brevi - dice -. Lui è uno tra i migliori allenatori con cui ho lavorato". Petr Janku, a 70 anni suonati, ci insegna cosa sia il futuro e ribadisce che: "Nessun uomo ha limiti".
Lui conosce ogni punto del corpo umano e, dalle sue mani, si sprigiona quel calore che può guarire da ogni acciacco. Dote maieutica ricevuta in dono dalla nonna materna, benestante commerciante di origini ebraiche perseguitata dai nazisti e internata in un campo di concentramento da cui riuscì ad uscire viva, ma con i segni indelebili delle torture che non la fecero vivere molto a lungo. E, quando gli si chiede di raccontare della nonna, gli occhi di Petr si illuminano in un misto tra dolcezza e commozione.
La sua missione è svuotare l'infermeria del "Capitini" e rimettere in piedi gli infortunati "cronici". "Ne ho visti cinque e non stanno in piedi - ha detto al primo giorno di lavoro -. Prossima settimana farò giocare Quaglietti. Ho sentito la sua spalla e con speciale fasciatura lui potrà giocare anche domenica". Brevi annuisce e ringrazia. Lui sa bene che dal fluido benefico emanato dalle mani del "mago" di Opava dipenderanno i recuperi dei suoi uomini più importanti: a cominciare da Kola e Tomassoni, per continuare con Pergolesi.
Ma, alle mani di Petr Janku, si affidano decine di atleti di ogni sport. Spoletini e non solo: quando Alessandro Cappelletti, il giovane play di scuola Mens Sana, ora in forza al Torino, si infortunò gravemente al ginocchio per ben due volte, l'opera di riabilitazione di Janku fu provvidenziale. E quando non mette le mani sui muscoli, il "mago" di Opava lo fa in cucina. E' il suo modo di scaricare la tensione dopo ogni seduta di massofisioterapia. Il suo gulash con i funghi porcini è da tre cucchiai d'oro. Provate a chiederlo ai suoi amici preti slovacchi, che lo considerano al pari di Cracco!!
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