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Il vinile a Spoleto
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Il vinile a Spoleto
Riflessioni di un appassionato collezionista
Qualche tempo fa su Spoletonline è uscito un articolo sul grande ritorno del vinile, del Long Play o anche Long Playing, dell'LP. Si tratta di un mercato settoriale, per appassionati, anche se è molto interessante il fatto che siano molti i giovani conquistati dai dischi esposti sulle bancarelle dei mercatini delle briciole e di vario antiquariato e modernariato. In tempi di smaterializzazione dei supporti musicali, le copertine esercitano indubbiamente un grande fascino, con immagini e foto spesso dovute ad importanti fotografi e studi grafici, con i testi riportati all’interno o sulle foderine, le notizie relative ai componenti dei gruppi, ai partecipanti alle registrazioni, agli studi di registrazione...
L’articolo era senz’altro “di tendenza”, puntando su tre argomenti, spesso risolti in un unico mix: il binomio Nostalgia/Novità, il suono migliore del vinile (ma Ian Anderson dei Jethro Tull ha molto da dire in proposito) e il collezionismo. Forse da inserire nel primo termine del binomio è la domanda che qui voglio porre: a Spoleto dove si acquistava il vinile? Non si tratta solo di nostalgia, ma di ricostruire una specie di geografia della città, quando fra Corso Mazzini e Piazza Mentana, luoghi ora piuttosto desolati, (e dove passava l’autobus...) si annoveravano l’agenzia delle entrate al palazzo dell’Arcone, due studi fotografici, un ottico, una farmacia, due negozi di elettrodomestici e di casalinghi, tre profumerie, di cui due con parrucchiere, un barbiere, quattro bar, di cui due con sala biliardo e giochi e uno con juke-box, una dolceria con sala da té, due giornalai, una libreria, agenzie assicurative, un alimentari, un negozio di ricami, due di abbigliamento, ecc. ecc. e infine un negozio di dischi e strumenti: Filipponi, che occupava un paio di locali un po’ prima dell’Arcone. Naturalmente, parlo della mia esperienza e posso dire che proprio qui ho acquistato alcuni fra i miei primi dischi, anzi il primo long play dei Canned Heat fu il mio primissimo acquisto. Chi ricorda i Canned Heat? In un certo senso, toppai l’acquisto, perché ero convinto di aver acquistato qualcosa di molto simile al loro primo grande successo, il blues in chiave psichedelica On the Road Again; invece ebbi fra le mani una serie di blues spartani, dal suono asciutto ed essenziale, comprato grazie ad una colletta fra noi compagni di squadra nel convitto ENPAS dell’epoca. Ci eravamo, infatti, proposti di acquistare in questo modo almeno un LP ad ogni ritorno dalle festività trascorse a casa, con le tasche un po’ rimpinguate di lire dateci dai nostri cari; l’impegno era quello che alla fine dell’anno i dischi sarebbero andati a colui che di più aveva devoluto per l’acquisto. A me i Canned Heat piacevano molto e avevo messo ben 600 lire, per cui il disco toccò a me, con mia grande soddisfazione. Ne acquistammo altri, un Pink Floyd e un Black Sabbath, che non ricordo a chi andarono. Per mio conto, da Filipponi ho comprato altre cose: un LP di Al Kooper, You Never Know Who Youre Friends Are, e almeno tre 45 giri: Paranoid dei Black Sabbath (The Wizard sul lato B); Whole Lotta Love dei Led Zeppelin (Living Loving Maid sul lato B), Come Together dei Beatles (nientedimeno che Something sul lato B). Conoscevo Al Kooper come fondatore dei Blood Sweat & Tears e come esecutore ed ideatore della linea di accompagnamento d’organo nel ritornello di Like A Rolling Stone di Bob Dylan, ma rimasi di stucco quando in quel bellissimo LP trovai una canzone, Anna Lee, che in quel periodo andava molto nella versione italiana di Peppino Di Capri (!). In un angolo della copertina era la scritta Underground Music, che incongruamente si trova in molte altre copertine dell’epoca, come quella di Memphis Underground del flautista jazz Herbie Mann. E’ ovvio che tali opere tutto erano tranne che underground, pubblicate da etichette discografiche come Columbia e Atlantic. Per quanto riguarda i Led Zeppelin, sono stato al loro disgraziato primo e ultimo concerto italiano, al velodromo Vigorelli di Milano, interrotto poco dopo l’inizio, mentre i Led Zeppelin suonavano proprio Whole Lotta Love, dalle cariche della polizia e da una pioggia di lacrimogeni; registrai una facciata di cassetta, che poi scambiai, con un compagno di convitto, con il LP Master of Reality dei Black Sabbath.
Il vinile a Spoleto si acquistava anche da Bartozzini, in via Minervio, grande negozio di elettrodomestici e alta fedeltà, nei locali ora occupati da alcuni servizi bancari, i cui esterni sono devastati dal guano dei piccioni; accanto c’era un parrucchiere e via Minervio era caratterizzata dall’essere pavimentata in gomma, quasi un sussulto di modernità, in pieno centro storico, in armonia con la allora smagliante sede della Cassa Di Risparmio di Spoleto. Bartozzini aveva dei grandi espositori per i long play. Onnivoro di qualsiasi genere musicale, vi acquistati un cofanetto di tre dischi con fascicolo illustrato da Emilio Vedova: La Nuova Musica, una splendida antologia di composizioni di autori come Berio, Stockausen, Nono, Boulez e altri, eseguite da Severino Gazzelloni e dall’Orchestra Sinfonica di Roma diretta da Bruno Maderna. Ma vi acquistai anche 200 Motels, album doppio di Frank Zappa.
Dove altro si acquistava il vinile a Spoleto? Non ricordo se c’era qualcosa in Borgo, ma ricordo che al mercato di ogni primo venerdì del mese veniva un grande furgone la cui fiancata si apriva su un espositore, dal quale una signora con una splendida treccia nera vendeva LP, 45 giri, cassette e stereo 8, molti dei quali a prezzo accessibilissimo, 300, 400, 500 lire, soprattutto i dischi di musica classica. Fra questi ce n’erano alcuni di un’etichetta americana, Nonesuch, con copertine molto accattivanti ed accuratissime note, che sono diventati il nucleo fondamentale della mia collezione di musica classica, dopo la serie dei Grandi Musicisti dei Fratelli Fabbri, uscita settimanalmente dal 1965 al 1969, che si acquistava in edicola. Questo dell’editoria divulgativa è molto importante, perché in un certo senso contribuì all’alfabetizzazione di larghi strati di persone interessate alla cultura. Alla metà degli anni Sessanta, infatti, in edicola si potevano acquistare anche i fascicoli con disco allegato della Storia della Musica, de Il Jazz e della Musica Moderna, tutti editi dai Fratelli Fabbri con testi di illustri musicologi e con ricchi apparati illustrativi. Inutile ricordare che, complici di questo tipo di divulgazione, furono anche i giradischi stereo che si potevano acquistare con l’abbonamento alla rivista Selezione o aderendo a sue campagne di offerta speciale, Ovviamente, anche nelle case spoletine, quelle collezioni di musica classica e jazz acquistate in edicola erano presenti, insieme con i preziosi giradischi di Selezione. Per inciso, in edicola si potevano acquistare altre pubblicazioni, come i preziosi Maestri del Colore, la Divina Commedia, abbondantemente illustrata, la Sacra Bibbia, pubblicizzata dai Caroselli televisivi con affascinanti disegni animati sostenuti dalle potenti note della Toccata e Fuga di Bach. Non ricordo altri luoghi spoletini dove si potessero acquistare i vinili. Certo, poi sono venuti il Box 25, prima di Paola Clarici e poi di Florindo Di Paolo, in Piazza della Vittoria, e Nicola Dischi di Nicola Columbro, in Piazza delle Erbe, ma ormai c’era già il cd, per cui la vendita e la fruizione eroica del vinile iniziava a passare nella dimensione dei ricordi degli appassionati. Bisogna anche tener conto del fatto che molti, all’avvento del Compact Disc, svendettero le loro collezioni complete di LP, che so, dei Pink Floyd, dei Beatles, dei Rolling Stones, riconvertendole in cd, salvo poi mangiarsi le mani per le quotazioni anche piuttosto alte raggiunte sul mercato collezionistico da determinate edizioni in vinile. Io ho conservato tutto, compresi i 78 giri e i LP degli anni 50 di mio padre e dei miei fratelli maggiori; naturalmente, in giro per casa ho tre impianti stereo, uno per stanza, fra cui uno con il giradischi dotato di selettore per i 78 giri. Poco è andato perso nei numerosi traslochi, salvo un po’ di 45 giri, fra cui alcuni degli Iron Butterfly acquistati da Bartozzini, e qualche LP prestato e mai più restituito, anche di musica classica: in tutto una decina di pezzi. Continuo ad acquistare vinile, sulle bancarelle dei mercatini, nei negozi specializzati che non mancano a Perugia, Firenze, Milano, Bari, Venezia, Roma. Un settore particolare della mia discoteca sono i 45 giri con le versioni in italiano di pezzi stranieri o cantati dagli interpreti originali, per esempio Con le mie lacrime (As Tears Goes By) dei Rolling Stones. Due rarità, credo, sono due LP con le registrazioni dei recital al Teatro Caio Melisso dei Poeti di Persona al Festival dei Due Mondi, uno con Allen Ginsberg, Gregory Corso e John Berryman, acquistato nella libreria Bonilli a Corso Mazzini, l’altro con Giuseppe Ungaretti (con tanto di rondini che garriscono in piazza del Duomo), Mario Luzi e Nelo Risi, scovato in uno scaffale poco accessibile, durante la svendita per cessazione di attività della libreria Cecchini, in Piazza della Vittoria. E’ ovvio che a Spoleto ci sono collezionisti di vinile molto più agguerriti di me, che però spazio per vari generi e tendenze. Attualmente la mia discoteca è composta da circa 3556 pezzi di rock, jazz, pop, leggera e altri generi (di cui 1374 LP, 1320 cd, 535 45 giri, 26 78 giri, 113 dvd, 50 EP e 43 vhs); da 1719 pezzi musica classica e dintorni, in vari supporti; per un totale complessivo, dunque, di circa 5275 pezzi.
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I commenti dei nostri lettori
voltaire
6 anni fa
Il vinile come materiale per il supporto fisico su cui incidere musica, a fronte della musica senza più supporto fisico tangibile, smaterializzato, ciò che contribuisce a qualificare il disco come come oggetto, tangibile, usurato o nuovo, anche odoroso... Materiale che per molti detta la qualità collezionistica del disco, dell'LP: "Prima stampa neozelandese su vinile da "tot" grammi..." cosa di cui, in fondo, a noi poco importa, giusto Carlo? Mi dicono dei negozi californiani, di Torino e naturalmente ringrazio di cuore il Signor Smith: ce ne sono a Firenze, a Bologna, a Palermo, a Milano, a Bari... ne ho trovato uno a Locorotondo, piuttosto fornito ma chissà se esiste ancora... Fra i miei 78 giri ne ho alcuni provenienti dalla collezione di famiglia, sulla cui etichetta discografica è un'etichettina dorata del negozio barese dove evidentemente furono acquistati questi dischi nel 1956/57: F. Ranieri Bari V. Vittorio Veneto Tel. 40063; domenica scorsa ho acquistato due 78 al Mercante in Fiera di Bastia, su uno è applicata la stessa etichettina: coincidenza o casualità?
Signor Smith
6 anni fa
Se mai riuscirà ad arrivare in California, a Morro Bay c'è questo piccolo negozio che sfida le leggi della fisica: il volume dei vinili che contiene è di molto superiore allo spazio disponibile! Vinyl Isle . Poi, più vicino, sotto i portici di piazza Carlo Felice a Torino, c'è un "banco" pieno di buona roba e dispensatore di buoni consigli... qui.
Carlo Neri
6 anni fa
E poi, questa mattina mi sono svegliato polemico...come sempre del resto. Che significa "il vinile a Spoleto"? Questa usanza di identificare il disco, solitamente nero, su cui veniva (e viene ancora, di nuovo) incisa la musica che si può ascoltare, con il materiale che viene usato per fabbricarlo è una idiozia bella e buona. Se dobbiamo comprare una camicia, diciamo "vado a comprare un cotone"? Un coltello, un acciaio? Un CD, un policarbonato? E così via, all'infinito. Quindi quell'oggetto circolare, del diametro di 33 cm, che messo su un giradischi (giradischi, mica giravinili) riproduce dei suoni si chiama "disco" che può essere un Long Playing (LP), un 45 giri (di formato più piccolo) o 78 giri (il formato esistente prima dell'avvento dei LP. In conclusione, mi rifiuto di usare la parola "vinile" per identificare un oggetto, la lascio ai ragazzini o a chi vuole credere di esserlo (senza offesa, Quiro).
Carlo Neri
6 anni fa
Per completezza ed esattezza, come diceva, su l'Altra Domenica, Massimo Alfredo Giuseppe Maria Buscemi, Nicola ha aperto il negozio verso la fine degli anni '70 (1976 o 1977) quando ancora i CD non esistevano. In Borgo (Corso Garibaldi) anche Mariani, negozio ancora sopravvivente, vendeva i dischi, ma...poca roba. Per un breve, brevissimo, periodo (inizi anni '80, mi sembra) è esistito un negozietto in via Plinio il Giovine (la via che da Corso Mazzini scende fino a Piazza Collicola) di proprietà di Giampaolo Fagotto, specializzato in musica da discoteca.
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