Editoriale

Venerdì 30 aprile la Spoleto migliore difenda il proprio ospedale

 

Dalle finestre e balconi di casa, da piazza Duomo a piazza della Vittoria, la città privata degli strumenti istituzionali dovrà difendere da sola il diritto alla salute. Alla ricerca di una nuova classe dirigente

 

Dopo la catena umana di oltre 500 persone del 24 ottobre, dopo la protesta dei 100 in piazza Italia il 27 ottobre davanti a Palazzo Cesaroni, a Perugia, dopo il presidio del 19 dicembre alla palazzina Micheli e la manifestazione del 27 marzo ancora a Perugia, davanti alla Regione, la città del Festival torna a far sentire la propria voce. Venerdì 30 aprile, come ormai a tutti noto, in occasione della scadenza della proroga dell’ordinanza regionale che ha trasformato, il 22 ottobre scorso, l’ospedale di Spoleto nell’unico covid hospital in Umbria, gruppi di cittadini hanno deciso di manifestare in maniera silenziosa e “bianca”. Bianca come le lenzuola che saranno esposte alle finestre e ai balconi della città e dei Comuni limitrofi, in segno di protesta e di monito per la giunta regionale e per la Usl n.2: questo territorio esiste e pretende il suo ospedale. E che questa terra pretenda il suo nosocomio lo testimoniano le 1800 firme raccolte dalla professoressa Miriam Carletti proprio il 24 ottobre scorso, il giorno della catena umana, e che hanno accompagnato il relativo esposto alla procura di Spoleto. 1800 sottoscrizioni cui si vanno ad aggiungere le quasi 800 firme alla petizione online in cui si chiede alla stessa procura un cortese cenno di riscontro in merito all'esposto presentato.

Mentre il City Forum raccoglierà appelli scritti e filmati in piazza della Vittoria, i gruppi di cittadini di cui sopra raggiungeranno alle 17 piazza Duomo per dar vita a un flah mob, sempre a base di lenzuola bianche, prima di convergere anch’essi in piazza della Vittoria, a sostegno dell’evento messo in piedi dall’associazione di associazioni cittadine.

Di questi gruppi di persone fanno parte gli ex amministratori comunali della Lega, cacciati per aver difeso l’ospedale; esponenti di Laboratorio Spoleto, sia eletti che non eletti nel 2018; le associazioni Difendiamo Spoleto di Michael Surace e Civici per Spoleto di Giovanni Maria Angelini Paroli, referente locale del consigliere regionale Andrea Fora; l’ex vicesindaco e poi consigliere comunale d’opposizione Maria Elena Bececco, che da settimane chiama la piazza alla mobilitazione, nel rispetto delle limitazioni imposte dalle normative sanitarie; e poi gente che non ha mai fatto politica in vita sua, insieme ad altri che sono alle prime esperienze.

Può bastare tutto ciò per definire gli organizzatori “classe dirigente”? Difficile dirlo. Quel che è certo è che Spoleto, ormai priva del proprio sindaco e degli elementari strumenti istituzionali che ne tutelino gli interessi, oggi più che mai di una classe dirigente ha bisogno. E di un’avanguardia, anche, per guidare questa classe verso le sfide importanti che la attendono.

La città, fino ad oggi, ha sempre dimostrato forte attaccamento nei confronti del proprio ospedale, la cui presenza è percepita - logicamente - come un diritto ma, soprattutto, la cui assenza è percepita con forte paura. Venerdì 30 Spoleto è chiamata a confermare questa sua sensibilità, in piazza Duomo come in piazza della Vittoria: la parte migliore della città difenda quella che è una delle sue risorse più importanti, garanzia del diritto fondamentale alla salute.



I commenti dei nostri lettori

Aurelio Fabiani

13 giorni fa

NON È COL QUALUNQUISMO CHE SI SALVA L'OSPEDALE DI SPOLETO E LA SANITÀ PUBBLICA. Col qualunquismo si riciclano solo i politici corresponsabili degli scempi sanitari di oggi, in previsione delle Comunali di autunno. Che a scendere in piazza per riaprire l'ospedale di Spoleto siano anche coloro che hanno votato ed eletto la Giunta Regionale di Centro Destra della Tesei, non è un paradosso ma l'essenza della politica privata delle idee e assoggettata agli interessi economici e di carriera politica. Ogni lotta vera denuncia i fatti e si rivolge contro i responsabili delle scelte politiche antipopolari come la decisione di chiudere gli ospedali di territorio come quello di Spoleto come soluzione anti pandemia. Perciò non partecipiamo a manifestazioni che rappresentano un gioco delle parti in cui primeggia la Destra politica ed economica che dopo aver partorito il governo Tesei, vorrebbe vestire i panni del salvatore, attraverso iniziative che danno copertura ad azioni clientelari e di compromesso che non garantiscono nessuna salute pubblica. Perchè, sia chiaro, la chirurgia, il punto nascita o altri reparti fondamentali saranno sicuri solo se ci sarà una politica nazionale e regionale a favore della sanità pubblica territoriale e questo significa eliminare tutti gli ostacoli che oggi si frappongono a questa possibilità, come, solo per fare un esempio, lo sbarramento di 500 nati per tenere aperto un punto nascite. La nostra lotta continua per raggiungere questi obiettivi e il Coordinamento per la sanità pubblica è lo strumento che insieme ad altri ci siamo dati per vincere questa battaglia che inizia dalla cacciata dei responsabili nazionali, regionali e locali dell'affossamento della sanità pubblica e non dal loro ripescaggio. Quindi nessuna bandiera bianca ma come sempre partigiani di un'idea pubblica della sanità. Non ci affidiamo alle capriole della Tesei come fanno i qualunquisti che si accontentano del compromesso dimenticando la destinazione delle politiche sanitarie regionali del Centro Destra oggi e del Centro Sinistra ieri. Per questo invitiamo alla massima mobilitazione e partecipazione alle manifestazioni nazionali di Roma del 21 e 22 maggio, in occasione del G20 della sanità mondiale, sapendo che l'ospedale di Spoleto avrà un futuro solo dentro un'idea pubblica e popolare di sanità. Associazione culturale CASA ROSSA

Giuliano Maria Mastroforti

13 giorni fa

Leggo nella Testata Giornalistica online Tuttoggi (sperando di non infrangere Copyright) il seguente passaggio pubblicato in un articolo ormai relegato dopo innumerevoli altri: cit. " Ospedale, Tesei stronca le proteste ...Un comunicato, quello firmato dalla Tesei insieme all’Ordinanza, che ha subito una accelerazione: i piani della governatrice erano di comunicare ufficialmente alle due città la riapertura dei due nosocomi attraverso una conferenza stampa pubblica. Ma i veleni che certi politici o aspiranti tali continuano a seminare nella città del festival, hanno convinto palazzo Donini a non soprassedere oltre. Non solo il “comitato spontaneo”, dietro il quale si nascondono i candidati di alcune liste civiche, che aveva annunciato un flash mob “lenzuoli bianchi” per venerdì, guarda caso in concomitanza di quello programmato anzi tempo dal City Forum, la onlus che racchiude le 46 associazioni cittadine." fine della citazione. Orbene, esprimo quattro considerazioni: PRIMA: La Presidente Tesei aveva finora "soprassieduto" rispetto a tale situazione? E perchè? SECONDA: Pasqua è ormai passata, voleva fare una sorpresa con una Conferenza Stampa agli Spoletini prima di informarli istituzionalmente ? TERZA: Perchè se qualcuno che parteciperà era Candidato in Liste Civiche nelle passate Amministrative deve venire etichettato come " uno che si nasconde "? Casomai sarebbe il contrario. QUARTA: In greco antico "Farmakon" significava sia veleno che medicina... In questo caso la manifestazione mi appare dettata dal secondo significato, quindi ben venga spargerlo per la città. Sì, di MEDICINA abbiamo proprio bisogno....ed il prima possibile.

Diogene

13 giorni fa

CONCORDO ....... S V E G L I A A A A ! ! ! SE IL 24 OTTOBRE CON TUTTA LA PIOGGIA ERAVAMO IN 5 0 0 DOMANI 30 CON TUTTO IL SOLE E TUTTI I REPARTI ANCORA CHIUSI (IL 22 MAGGIO DEVE VENIRE!) DOBBIAMO MOBILITARCI, EDUCATAMENTE E RISPETTANDO LE NORME ,TUTTI SPROPOSITATAMENTE!!!

Curiosa

14 giorni fa

Per tutto, il tessuto sociale Svegliaaa

disinformazia

14 giorni fa

L’iniziativa dei “lenzuoli bianchi” promossa da un iniziale manipolo di cittadini apartitici, ha dimostrato di saper raccogliere il consenso di molti, per la forza intrinseca delle idee e per la genuinità della ispirazione civile .Poi, come avviene spesso, si sono affacciati alcuni compagni di strada, qualcuno per sintonia ideale, qualche altro per presunti scopi politico-elettorali. C’e’ inoltre chi si ritiene, per designazione superiore, l’unico legittimo TRIBUNO DELLA PLEBE, l’unto carismatico che non ama vedersi accanto altri personaggi, che considera alla stregua di semi-unti, cioè untorelli. Contemporaneamente, qualche addetto all’informazione si applica a trovare ogni possibile pelo nell’uovo ( forse la gallina che preferisce non ama affatto il rasoio) , riscontrando che i lenzuoli bianchi sono un simbolo tipico dell’antimafia ( e chi può dire che una valenza simile non possa averla anche la manifestazione di piazza Duomo, considerando i personaggi, di dubbia fama, che dimorano comodamente a Maiano, ancora con larghe influenze?);altro neo denunciato è, secondo costoro, la provenienza dei promotori, che sarebbero espressione di liste civiche (come se queste fossero la stessa cosa dei partiti).In sostanza, pura DISINFORMAZIA, come la chiamava Giorgio Bocca, con chiara eco sovietica A questo atteggiamento demolitorio si può rispondere che lo spirito dei veri cittadini , non inquinati da pregiudizi, a volte interessati, è quello di avere come obiettivo il “FARSI CARICO” (per dirla con un “santo scomodo” come Don Milani), che è uno dei bisogni più presenti nella nostra società che è proprio il bisogno di appartenenza, il desiderio di avere sicurezza, di appartenere ad una cittadinanza che viene rispettata nei suoi più elementari diritti.

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