cronaca

Un trasferimento inderogabile

 

L'ospedale ha una serie di criticità sul fronte assistenziale: necessario che Urologia venga spostata in maniera permanente all'interno del 'San Matteo degli Infermi'

 

Qualche giorno fa un signore è entrato nella sala operatoria del nostro Ospedale per essere sottoposto ad un intervento piuttosto delicato con il robot. L'operazione, eseguita dall'equipe chirurgica dell'Urologia di Foligno, è andata bene. Dopo qualche ora, però, è insorta una complicanza e il malato, caricato sull'ambulanza, è stato trasferito di corsa al SanGiovanni Battista. 

Questa notizia, trapelata in un battibaleno, ha scatenato tutta una serie di commenti che  possono, a mio parere, essere riassunti in alcune riflessioni. Provo a metterle in fila. È del tutto evidente che, sul fronte assistenziale, l'Ospedale di Spoleto ha delle forti criticità perché al di là delle tante rassicurazioni nulla (o quasi nulla) è stato fatto in termini di assunzioni. L'equipe chirurgica, di conseguenza, non può assicurare a chi si opera a Spoleto una degenza protetta essendo la sua consistenza numerica molto esigua.

Ecco perché, essendo Spoleto dotato di robot ed essendo ormai quella Robotica una metodica insostituibile e sempre più utilizzata in Urologia, è ormai inderogabile il discorso del trasferimento dell'Urologia a Spoleto. E' un'operazione che ha una  sua logica tecnica, che rientra nei programmi di differenziazioni dei ruoli fra i due Ospedali e che deve essere affrontata una buona volta, senza tanti e vuoti giri di parole, con i nostri confinanti del nord.

E, infine, stando così le cose, sarebbe sempre opportuna e doverosa un'informazione completa al malato. Del tipo "caro signore, io ti opero con il Robot, ma se sopravviene un problema nel postoperatorio devi mettere in conto anche un trasferimento a Foligno".  Tutto questo significa che la forma deve essere sempre coniugata con la sostanza. Non è sufficiente enfatizzare la Chirurgia Robotica (come è stato fatto fino a ieri) né magnificarne la casistica, se il tutto, poi,  non poggia su un'architettura solida e ultrasicura per il paziente.

C'è molto da fare, insomma,  e conviene più farlo in silenzio ed a testa bassa piuttosto che continuare con  annunci propagandistici di "riapertura", i quali  lasciano il tempo che trovano,   dal momento che le "magagne", come si è visto, affiorano subito. Per il nuovo Sindaco, che l'Associazione saluta, c'è abbastanza lavoro (soprattutto arretrato) . 



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