cronaca

Sversamento di gasolio nel Nera, Romeo Moscatelli vince la sua guerra con la burocrazia

 

Dopo quasi 16 anni di carte bollate, l'imprenditore nursino riconosciuto del tutto estraneo ai fatti. Il suo albergo si trova 75 metri a valle rispetto alla macchia di gasolio... Ma ai burocrati serviva un colpevole

 

Malgrado la burocrazia e la miopia di alcuni enti pubblici, Romeo Moscatelli e l’Albergo Italia di Serravalle di Norcia non c’entrano nulla con lo sversamento di gasolio nel fiume Corno. E’ stato il Consiglio di Stato, finalmente, dopo 16 lunghi anni di attesa e iter giudiziario, a certificare ciò che era apparso ovvio sin dal principio per le più elementari leggi della fisica, ma che malgrado due prove di tenuta stagna (di cui una eseguita con sofisticati strumenti e macchinari) non era stato accettato dall’Arpa e dagli organi inquirenti.

E così, nonostante l’impossibilità geologica, e il fatto che la cisterna incriminata fosse allocata 75 metri a valle rispetto al punto di fuoriuscita dell’inquinante – il quale, per rendere buone le accuse, avrebbe dovuto percorrere appunto 75 metri risalendo la corrente del fiume – l’imprenditore nursino si è ritrovato coinvolto in un procedimento legale amministrativo con possibili ricadute nel penale. Una vicenda assurda, kafkiana, da fiaba di Esopo del Lupo e dell’Agnello, quando il primo accusa il secondo di intorbidirgli l’acqua che sta bevendo malgrado sia proprio il secondo a trovarsi più a valle rispetto a chi lo accusa. Ma tant’è.

Agli accertamenti dell’Arpa, allertata da una segnalazione circa la presenza di liquido oleoso lungo la corrente del Corno, avevano fatto seguito ordinanze, provvedimenti, dispositivi, atti giudiziari in una vera e propria via crucis che è in sé un inno alla burocrazia italiana, radice di (quasi) tutti i problemi dei cittadini di fronte alle istituzioni. Le quali, spesso, anziché far valere il buonsenso – che in questo caso avrebbe chiuso sul nascere la vicenda – preferiscono mischiare le carte, affinché a pagare sia un cittadino, una famiglia e un’attività palesemente estranea ai fatti di che trattasi. Eppure il Tar, interpellato in primo grado, non aveva minimamente messo in discussione l’operato dell’Arpa, condannando Moscatelli a una multa salata e alle spese processuali, oltre a porre le basi, con la sentenza, per un pericoloso precedente da utilizzare dalla Procura – e dunque dallo Stato – in sede penale. Una sede, appunto quella penale, cui la vicenda era peraltro giunta a seguito di denuncia, ma dalla quale Moscatelli è uscito vincitore con l’archiviazione per mancanza di nesso di causalità fra lo sversamento nel fiume e la cisterna dell’albergo.

E finalmente, citando Broglio e – forse – il grande Brecht, anche per Moscatelli si è trovato “un giudice a Berlino”: in questo caso un collegio giudicante, quello del Consiglio di Stato, cui l’imprenditore si è appellato impugnando la sentenza del Tar dell’Umbria. Il massimo organo di tutela della giustizia amministrativa, confermando il medesimo consulente tecnico d’ufficio per gli accertamenti del caso, ha confermato l’estraneità ai fatti per Romeo Moscatelli, accogliendo così il ricorso e rendendo, alla fine, giustizia all’imprenditore nursino dopo oltre 15 anni di battaglia legale. E come direbbe Confucio: “Siediti sulla riva del fiume e aspetta”. Che sia gasolio oppure il cadavere del tuo nemico, qualche cosa prima o poi passerà.



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I commenti dei nostri lettori

Dato l'evidenza dei fatti, non era possibile arrivare prima a questo verdetto?

4 anni fa

Il fatto che dopo 16 anni sia stata resa Giustizia a Romeo Moscatelli, da una parte fa piacere, dall'altra fa molta rabbia. Fa piacere perché finalmente è stata riconosciuta la sua innocenza. Fa rabbia per due motivi: Il primo è per il tempo che ci ha messo la giustizia per arrivare a questo verdetto. Il secondo,(dal mio punto di vista ancora più grave), è che il vero colpevole è ancora a piede libero. Quindi, a questo punto, si rende necessario individuare il vero colpevole e addebitargli una doppia pena: Quella di aver costretto un innocente cittadino ad essere sottoposto a un simile calvario giudiziario, e quelle di aver deliberatamente inquinato il fiume Nera cercando di farla franca.

OPEN YOUR EYES

4 anni fa

poi ci si chiede perchè in Italia non investono più le aziende straniere... E quasi quasi scommetterei la testa che nessuno di quelli che lo a veva accusato passerà dei guai per aver inflitto 15 anni di sofferenze al povero "santo" imprenditore.

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