società

Terzo polo, rischio declino per Spoleto

 

Il disfacimento programmato dell'ospedale 'San Matteo degli Infermi' avrà conseguenze sociali ed economiche nel territorio

 

Secondo i megadirigenti perugini Coletto, D’Angelo e Scarpelli, i nostri concittadini dovrebbero “bere” che, con il Progetto Terzo Polo Foligno-Spoleto, le sale operatorie del S. Matteo (che, per la cronaca, sono ben 5) lavoreranno a pieno ritmo dall’alba al tramonto, abbattendo le liste d’attesa fino a divenire punto di eccellenza per tutta la Sanità regionale. Probabilmente i suddetti megadirigenti suppongono una lettura superficiale delle Delibere adottate, giacché queste, invece e purtroppo, riservano a conti fatti, al nostro Presidio, un grigio ruolo geriatrico e poliambulatoriale, assorbendolo nel DEA ospedaliero di Foligno, peraltro già saturo e non più in grado di dare risposte efficienti.

Essi stessi, fra l’altro, dicono che, per concretizzare la fatua promessa, “mancano i medici”. Ma non dicono che nessun medico è attratto da un Ospedale che, a quanto si prospetta, sarà adibito ad erogare solo modeste prestazioni programmate (quasi da Ospedale di Comunità) e, soprattutto, sembrano ignorare il fatto che questa Regione a guida Tesei ha creato le condizioni perfette per cui un professionista capace giudica più conveniente lavorare nella sanità privata che in quella pubblica.

Noi, insieme a tutte le Associazioni aderenti al City Forum, realisticamente invitiamo Governanti e Consiglieri regionali a comprendere che il disfacimento programmato per il “S. Matteo” sta  preparando conseguenze esiziali per l’intera città ed il suo comprensorio. Immediato è, tanto per cominciare, il cospicuo aumento delle spese per le famiglie: i continui viaggi e le permanenze a Foligno o a Terni, ovvero un quasi obbligatorio ricorso alle Strutture private, stanno determinando un progressivo e costante salasso sulle finanze di gran parte della popolazione, a tal punto che  molti anziani, e con reddito limitato, stanno persino rinunciando sia alla cura che alla prevenzione ed ai controlli.

Per tale motivo tante persone ed Enti stanno valutando l’idea di trasferirsi, non essendo accettabile risiedere in una città – che è, fino a prova contraria, uno dei centri principali dell’Umbria – in cui manchi un Ospedale di Emergenza/Accettazione, un Punto Nascita e Reparti attrezzati di Pediatria, di Cardiologia e di Chirurgia dell’urgenza. Idem per la Valnerina, dove, è cosa di tutti i giorni, qualsiasi accidente impone il trasferimento a Terni per una popolazione che, fino a ieri, aveva nel SanMatteo il suo naturale punto di riferimento. E’ ovvio che, nel tempo, una situazione così critica avrà un inevitabile riflesso sull’indotto delle attività economiche e commerciali, sulla popolazione scolastica, sui  professionisti residenti e la demografia in generale.

Riteniamo che sarà molto difficile mantenere in attività, dove manca un  Nosocomio di emergenza-urgenza, il grande Carcere di Maiano, la Scuola di Polizia, il Reggimento Granatieri di Sardegna ad organico aumentato. E come può realizzarsi la Casa-Albergo per funzionari a riposo in una città priva di Reparti ospedalieri d’urgenza? Da città d’immagine nazionale a borgo periferico: questo accadrà nel tempo.

Può essere evitato? Solo se qualcuno saprà ricorrere al buon senso,  accettando il confronto con i cittadini e ponendo le condizioni per una revisione radicale del Progetto e di una “riconciliazione” con il nostro territorio. La mano è tesa da tempo. Sarebbe un errore imperdonabile ignorarla o, peggio ancora, respingerla.



I commenti dei nostri lettori

Queste considerazioni per i politici della città sono troppo difficili.

5 giorni fa

Quello che più sconcerta i cittadini è di assistere alla mancanza di impegno che il Sindaco e altri rappresentanti politici della città stanno dimostrando per difendere l'ospedale San Materno. Della difesa dell'ospedale del territorio, anziché rappresentare per loro il primo motivo di lotta da affrontare e risolvere a favore dei cittadini, si ha l'impressione che glie ne freghi come se il loro gatto salta la cena. Anzi di meno.

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