le interviste di Sol

'Dalle grandi idee del passato alla ricerca di armonia'

 

Intervista a Yuri Di Benedetto, presidente dell'Associazione Aurora, che ha da poco inaugurato il Primo Centro studi accreditato in Umbria

 

Un’associazione, una libreria, un progetto che è uno stile di vita; e adesso, dopo 10 anni di lavoro costante e senza clamori, addirittura un centro studi. Il Progetto Aurora è molto più di un’associazione culturale. E’ una proposta alternativa di approccio all’esistenza secondo la tradizione più vivace della specie umana: quella della sperimentazione, anche nell’ambito della filosofia e della prassi.

Spoletonline ha incontrato il presidente di Aurora, Yuri Di Benedetto, per conoscere le ultime novità a poche settimane dall’apertura del Centro Studi Aurora, il primo centro studi mai realizzato in Umbria.

Yuri, Aurora è un progetto che parte da lontano. Se non sbaglio, nel 2015… “Sì, all’epoca abbiamo iniziato come circolo culturale e libreria, a Spoleto. Così è stato fino al 2020, con la pandemia che ci ha imposto, di fatto, la chiusura della libreria. Abbiamo quindi deciso di ripartire da zero e il progetto ha assunto nuova forma: proprio dal 2020 è iniziata tutta un’altra storia”.

Una storia, quella di Aurora, che parla di cultura alternativa, crescita personale, condivisione di spazi e intenti, fino ad arrivare al Centro Studi recentemente inaugurato. “E’ così. In effetti è stato un procedere per sperimentazioni, un mettere in rete diverse forme di aggregazione. Dato che ci siamo formati sotto la pandemia c’era proprio l’esigenza fisiologica di trovarsi insieme e, allo stesso tempo, analizzare il periodo storico in cui siamo entrati, che è di transizione e cambiamento radicale di ogni aspetto. Penso al passaggio dalla realtà vera a quella virtuale, così come a tutti gli stravolgimenti che sono in atto a livello geopolitico. Proprio in quest’ultimo ambito si inserisce anche il lavoro di approfondimento del Centro Studi”.

Qual è la posizione di Aurora nell’era post-ideologica? “Dal nostro punto di vista quello che cerchiamo è l’armonia, che sia più vicina possibile a una risposta alle domande che assillano l’uomo da sempre. La razionalità ci ha guidato fin dall’inizio. Come nello sport ottengo armonia se alleno tutti i gruppi muscolari, e non soltanto alcuni, così nello studio, e nella storicizzazione di ogni idea politica che ha condizionato la nostra storia fino ad oggi, occorre cercare di capire cosa c’era dietro le azioni che hanno mosso dalle grandi ideologie, per cercare tra pensieri anche molto differenti punti di connessione sani e principi validi ancora oggi, per riformularli poi insieme”.

Un obiettivo mica male… “Viviamo in un periodo in cui tutto il portato del Novecento ancora condiziona effettivamente il nostro presente. Però noi cerchiamo di darci delle risposte guardando oltre la contingenza stessa. Per questo il centro studi si pone sul campo non direttamente politico, quanto squisitamente culturale. In questo spazio protetto si analizzano idee e storie senza atteggiamenti emotivi, ideologici o moraleggianti. Anche i membri del comitato scientifico provengono tutti da storie diverse, ma riescono a collaborare senza condizionamenti. Non si deve avere paura delle parole e delle idee, qualunque esse siano. Poi è chiaro che possiamo cercare di capire quale sia la migliore per noi e per le nostre caratteristiche specifiche”.

Parliamo del Centro Studi. “E’ uno strumento di cui l’Associazione Aurora si è dotata per approfondire il presente, comprendere il passato e cercare una sintesi per il futuro, a livello di visione e proposta. Il comitato scientifico è composto da esperti, docenti e personalità nei campi della psicologia, del diritto internazionale, editoria, filosofia, storia, letteratura, relazioni internazionali, geopolitica e sicuramente dimentico qualche materia. Abbiamo il direttore Vincenzo Pellegrino, la responsabile dell’archivio Chiara Partenzi, Lorenzo Alfredo Angelaccio che è vice presidente dell’Associazione Aurora e responsabile del comparto editoriale Aurora Edizioni; e ancora Katia D’Andrea, Ludovico Feola, Andrea Giumetti, Francesco Trinchera e Federico Gozzi. A questi membri stabili del comitato scientifico si affiancano collaboratori che studiano all’interno di importanti atenei italiani. Il nostro Centro Studi ha un riconoscimento ufficiale, con tutto l’iter burocratico che ciò ha comportato. E’ appena nato, ma può già contare su delle solide relazioni con alcuni atenei di spessore nazionale e diversi enti locali. Molti sono i progetti in atto e altri sono in cantiere”.

Di cosa vi state occupando al momento? “Premesso che la vocazione del Centro Studi è generalista, pur nel rispetto delle specifiche vocazioni dei membri del comitato scientifico, attualmente la la tendenza è quella di approfondire elementi di carattere internazionale, geopolitico, storico e sociale. Parliamo di un orizzonte molto ampio, ma anche tramite questo elemento possiamo relazionarci anche con realtà internazionali. Ad esempio tessiamo i rapporti con diverse ambasciate: l’evento più recente è stato un incontro a Roma presso l’ambasciata del Mianmar, circa due settimane fa. Abbiamo intenzione di avviare collaborazioni con varie ambasciate nel mondo, per avere un quadro più ampio possibile sui vari fenomeni in atto a livello internazionale. E’ importantissimo coltivare relazioni bilaterali aperte prive di intermediari, per non pregiudicare l’obiettività delle idee e la qualità del lavoro”.

Aveta già realizzato qualche produzione? “Un primo quaderno tematico è già disponibile sul nostro sito in formato pdf, così come esistono anche le copie cartacee che sono in distribuzione. Con l’occasione ricordo anche i nostri canali social Facebook, Instagram e Youtube. Già che ci siamo vorrei spendere due parole sul metodo di lavoro che abbiamo scelto”.

Prego. “Abbiamo previsto la cosiddetta ‘divergenza strutturata’. Per evitare quanto più possibile di risultare autoreferenziali, abbiamo deciso che quando tutta l’analisi e la ricerca concordano su di un elemento, si incarica un singolo membro del comitato scientifico di partire dal presupposto che tutta l’analisi sia sbagliatae contestarla sotto ogni suo aspetto. E’ uno stress-test volto a rimettere sempre tutto in discussione prima di pubblicare il lavoro finito”.

Un metodo contraddittorio degno di Platone… “A lui ci ispiriamo molto: se consideriamo, poi, che nella nostra attività aggiungiamo anche l’elemento fisico - perché nella nostra struttura esiste un centro studi fisico, una biblioteca con 2000 volumi e anche una palestra – direi che l’impronta è esattamente quella”.

Il Centro Studi Aurora è il primo Think Tank mai nato in Umbria: ma l’intero progetto, secondo te, sarebbe mai potuto partire da centri urbani più grandi rispetto a Campello sul Clitunno? “In realtà non credo. Certamente siamo presenti con delle sedi distaccate a Roma, Milano, Varese, dunque in contesti metropolitani e urbani, ma la possibilità di uno sviluppo platonico può venire solo grazie a ritmi di vita differenti, lontani dallo stress quotidiano e distrazioni varie. In quelle condizioni difficilmente si riesce a trovare quella concentrazione e capacità di estraniarsi dal mondo per comprenderlo e per comprenderci. Del resto è proprio qui, in provincia, che si può ritrovare la vera italianità”.

In che senso? “Siamo un Paese fondamentalmente provinciale, con la maggior parte delle persone che vive fuori dalle grandi città. Penso che dovremmo tutti ricordarci come vivere questa italianità in maniera sana, riconsiderando tutto quello che era anche un approccio tardo-medievale alla vita, con i piccoli centri abitati che diventano Comuni e che poi si vanno a differenziare, creando quella immensa ricchezza ed eterogeneità culturale che fa l’Italia. Questa eredità è la nostra immensa differenza con il resto del mondo. Si tratta di partire dal locale per arrivare al globale: come cambia la società, la politica, gli interessi e gli orizzonti di sviluppo”.

E in tutto ciò qual è la Stella Polare? “L’uomo. Senza dubbio, l’essere umano e il suo senso critico. Cerchiamo la socialità, i momenti di aggregazione e il ‘ben essere’, diamo spazio alle attività che non hanno necessariamente un ritorno economico o una finalizzazione pratica, inseguendo interessi al di fuori della dinamica tossica – che ci viene propinata di continuo – che debba esserci per forza una prestazione materiale da raggiungere in ogni cosa che si fa”.

Hai descritto una società che vive nel malessere. “Senza dubbio il malessere è diffuso e chi non fa parte dell’élite chiede un cambio radicale nella vita. Vero è che nessun attore della politica sembra in grado di interpretare questa necessità diffusa: il nostro obiettivo, nel nostro piccolo, è quello di elaborare una possibilità, di dare un contributo con quel che si ha facendo ciò che si può”.

Che in concreto vuol dire...? “Cerare di studiare e di offrire idee, andando per tentativi come del resto dovrebbe essere la politica, quella vera: un tentativo continuo”.



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