le interviste di Sol

Epstein Files, le radici del male della nostra società

 

Intervista con il direttore del Centro Studi Aurora Vincenzo Pellegrino, autore del saggio “E-Files. La ritualità malata del potere”

 

Vincenzo Pellegrino è il direttore del Centro Studi Aurora, a Pissignano di Campello sul Clitunno. E’ stato il primo, in Italia, a pubblicare un lavoro sugli Epstein Files dalla loro più recente divulgazione, uscendo a tempo di record con un pamphlet di circa 150 pagine dal titolo “E-Files. La ritualità malata del potere”, nel quale offre una lettura a tutto tondo del marcio che governa l’intero Occidente. Il suo lavoro è disponibile su mazon e alla Libreria Aurora, al costo di 5 euro come e-book e 12 euro in formato cartaceo. Spoletonline ha voluto incontrare il direttore, per analizzare più a fondo in contenuti del suo E-Files.

Direttore, il suo è stato il primo libro italiano sugli Epstein Files, uscito a tempo di record solo due settimane dopo l’apertura del “vaso di Pandora”. Come ha fatto a realizzare un testo così corposo in così poco tempo? “Il pamphlet è nato da un articolo che stavo preparando per il Centro Studi Aurora. Fin dalle prime discussioni era chiaro che servisse una lettura diversa da quella puramente giornalistica. Volevamo offrire una prospettiva più ampia. Mentre scrivevo, mi sono accorto che molti studi del mio percorso universitario si incastravano perfettamente con i file. L’articolo si è così trasformato quasi spontaneamente in questo breve saggio: è uscito di getto, ma poggia su anni di riflessioni pregresse”.

Nel libro affronta il tema da angolature diverse: sociologica, psicologica e, in certi passaggi, anche esoterica. “Esatto. Oggi ritengo indispensabile superare la sola analisi politica. Gli Epstein Files sono un caso paradigmatico: mostrano meccanismi di potere che vanno oltre la materialità e la normalità umana. Solo guardando ‘oltre’ i consueti canoni etici si riesce a comprendere dinamiche altrimenti incomprensibili”.

Per esempio? “Pensiamo ai classici incontri delle élite (Bilderberg, Davos e simili). Frasi come ‘non avrai nulla e sarai felice’ suonano aliene rispetto alla logica umana ordinaria, fatta di relazioni, crescita e condivisione. Questi discorsi sembrano provenire da un altro mondo. Gli Epstein Files rivelano proprio questo: una parte delle élite ha varcato una soglia, è entrata in una dimensione ‘oltre’ l’umano, che sfocia nel transumanesimo e in una razionalità disumana”.

Come tutti i processi sociali, anche questo degrado ha avuto un punto di avvio. Secondo lei, quando abbiamo iniziato a perdere il senso dell’umano? “Il momento di svolta critica è stato senza dubbio la fine dell’Unione Sovietica nel 1991. L’URSS fungeva da contrappeso: costringeva l’Occidente a mantenere un certo grado di coesione sociale e prospettive reali per la popolazione. Dopo il 1991, venuta meno la “maschera”, è iniziata un’erosione sistematica, soprattutto sul piano comunicativo e culturale”.

Qualche esempio di questa erosione? “Cultura woke, cancel culture, globalizzazione senza confini, società liquida di Bauman, individualismo estremo, consumismo sfrenato, nichilismo. Tutti elementi che hanno progressivamente decostruito i legami sociali e i valori morali condivisi”.

Una società decostruita, guidata da non-valori. Sembra quasi che il “capo-macchina” sia impazzito… Nel pamphlet parto proprio dallo studio di Andrzej Łobaczewski sulla ponerologia politica (lo studio scientifico del male nel potere). Łobaczewski, vissuto sotto nazismo e comunismo, descrive come il rilassamento morale favorisca l’ascesa di soggetti con tratti psicopatologici: psicopatici ad alto mimetismo sociale, incapaci di empatia ma carismatici e intelligenti. Sotto di loro si crea una rete di sociopatici, narcisisti maligni e personalità disturbate. Si arriva alla patocrazia. Con gli Epstein Files, secondo me, si va oltre: parliamo di una vera e propria patologia politica, in cui questi soggetti amministrano il potere con una visione del mondo che trascende l’umano”.

Chi ha permesso a questi “patologici” di scalare la società? Łobaczewski lo spiega con la perdita degli ‘anticorpi’ sociali: morale religiosa o laica, etica condivisa. Orwell parlerebbe di bipensiero; Łobaczewski va più a fondo e parla di paralogica: non solo distorcere la realtà narrativamente, ma innestare quella distorsione nella mente delle persone. Così questi soggetti si presentano come salvatori e conquistano le gerarchie”.

Crede che l’élite occidentale sia ormai interamente ricattabile, al punto che fenomeni geopolitici come le guerre ne siano una conseguenza? “Non tutti sono psicopatici, sarebbe ingiusto dirlo. La vera domanda è: bisogna essere psicopatici per arrivare in alto, o è l’alto che impone di piegarsi a certe dinamiche? Certamente convivono due aspetti: la ricattabilità e il senso di appartenenza settaria”.

Come nelle sette, appunto. “Esatto. Riprendo anche Giorgio Galli sull’esoterismo in politica: una volta superata la soglia del cosiddetto ‘oltre-uomo’, vengono meno stimoli ordinari come amore o amicizia. Restano solo stimoli estremi, che danno appartenenza e senso di potenza. È una sorta di nazismo 2.0: se ieri c’erano i rituali di Wewelsburg o le Ahnenerbe, oggi il sacrificio (evidente negli Epstein Files) serve a generare uno stimolo tremendo, funzionale a una razionalità disumana che li proietta come dominatori assoluti”.

Dominare il mondo… un pallino che in effetti avevano anche i nazisti. Ma oggi è peggiore: non si tratta solo di dominio materiale, ma spirituale. Vogliono controllare l’animo umano, piegare le persone dall’interno attraverso la paralogica, fino a far loro desiderare spontaneamente l’obbedienza. È un’egemonia totale”.

Tutto questo è avvenuto in poche decine di anni: decadimento dei valori e perfezionamento del controllo sociale. “Non è un decadimento naturale: è indotto, voluto e poi stabilizzato. Il mio pamphlet prova a ‘squarciare il velo di Maya’, per mostrare la realtà. Il processo diventa irreversibile quando accettiamo certi abomini come normalità (vedi Gaza e tante altre tragedie). Tutto appare logico sul piano strumentale, ma abominevole su quello umano. I protagonisti degli Epstein Files non sono più ‘persone normali’: sono andati oltre”.

Concludendo, qual è il messaggio che E-Files vuole dare i propri lettori? “Questo è un piccolo saggio, non pretende di essere esaustivo (per quello servirebbe un vero trattato di patologia politica, che non escludo di scrivere). Spero però che aiuti a capire che la disumanizzazione non è inevitabile: non dobbiamo per forza vivere in questa realtà. Comprendere l’inganno patologico è il primo passo per agire. Nel finale suggerisco cose semplici: staccarsi dai social, tornare alle relazioni vere, riscoprire le radici dell’umanità. Se ognuno farà la sua parte, questo potrà essere un piccolo contributo verso un mondo più umano”.



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I commenti dei nostri lettori

Roberto Quirino

27 giorni fa

Bellissima e interessantissima intervista! Non dite che non siamo stati avvertiti da Orwell, Huxley, Zamjatin! non dite che si tratta solo di letteratura!

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