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Perché sempre più proprietari di case europei investono in tecnologie per la sicurezza

 

Il mercato indica che non si tratta di una moda passeggera

 

È cambiato qualcosa nel modo in cui gli europei pensano alla sicurezza domestica. Ciò che un tempo era una questione per lo più circoscritta a proprietà di alto valore o ad aree urbane con tassi di criminalità elevati, si è esteso anche alle famiglie ordinarie e i numeri lo confermano. Il mercato europeo della sicurezza domestica è stato valutato a circa 8 miliardi di dollari nel 2024 e si prevede che raddoppierà entro un decennio, spinto da una combinazione di costi hardware in calo, maggiore alfabetizzazione digitale e un cambiamento più ampio in ciò che i proprietari di casa si aspettano dal proprio ambiente abitativo.

Cosa mostrano i dati di mercato

La crescita europea del settore della sicurezza domestica non è uniforme. L’Italia è attualmente uno dei mercati in più rapida ascesa del continente, con un incremento previsto che supera il 9% annuo fino al 2031. La Germania è in testa per quota di mercato complessiva, mentre si prevede che nello stesso periodo la Francia registrerà il tasso di crescita più elevato nel segmento della sicurezza relativo alla smart home. I dispositivi wireless e alimentati a batteria stanno trainando gran parte di questa espansione in quanto, per essere installati, non richiedono modifiche strutturali, risultando quindi idonei per l’enorme quantità di edifici europei più vecchi che non si prestano all’installazione di sistemi cablati.

Il passaggio dalle telecamere a circuito chiuso analogiche a quelle IP con accesso da remoto, riconoscimento del movimento basato sull’intelligenza artificiale e con l’archiviazione nel cloud è uno dei segnali più chiari di come le aspettative siano cambiate. I proprietari non acquistano più solo hardware, acquistano visibilità.

I fattori che spingono all’investimento

Esistono diverse motivazioni convergenti che spiegano perché la spesa per la sicurezza domestica è in aumento per tutte le fasce d’età e tipologie di proprietà.

I viaggi internazionali hanno normalizzato la questione di cosa succede ad un’abitazione quando non c’è nessuno all’interno. Una famiglia che parte per due settimane non deve più affidarsi esclusivamente alla buona volontà del vicino, oggi, se si attiva un sensore, il sistema connesso alla rete invia un avviso ai proprietari, consente loro poi di controllare le telecamere in diretta da qualsiasi posto si trovino e anche di gestire il tutto a distanza se le circostanze cambiano.

Le seconde case presentano una dinamica simile. Case di campagna, chalet di montagna e appartamenti al mare che restano continuativamente vuoti per mesi sono difficili e costosi da monitorare con i mezzi tradizionali. I sistemi di sicurezza wireless hanno reso semplice proteggere queste proprietà a una frazione del costo di una vigilanza professionale, con una copertura che opera in modo continuo e segnala gli eventi in tempo reale.

Anche le assicurazioni sono diventate un fattore di spinta. In diversi mercati europei le compagnie offrono ora riduzioni sui premi assicurativi per quegli impianti di sicurezza verificati, il che incide positivamente sul calcolo dell’investimento per quei proprietari che altrimenti potrebbero considerare il costo iniziale come una barriera difficilmente superabile.

Come sono cambiate le aspettative

Dieci anni fa un allarme domestico era composto da una sirena e una chiamata a un centro di monitoraggio. Oggi i proprietari d’immobili si aspettano di essere i primi a sapere, direttamente dal proprio telefono e nel giro di pochi secondi, le informazioni per valutare la situazione prima di decidere se passare a un livello superiore di allerta. Questo cambiamento verso una consapevolezza personale e immediata ha ridefinito l’intera categoria dei prodotti.

Un allarme casa senza fili, il tipo di sistema wireless che oggi è lo standard nelle migliori piattaforme, riflette direttamente questa aspettativa. Sensori, telecamere e rivelatori comunicano in tempo reale con un hub che invia notifiche al dispositivo del proprietario nel momento stesso in cui qualcosa accade. Il proprietario a Milano che controlla il feed di una telecamera durante un viaggio di lavoro a Bruxelles, o il pensionato in Umbria che verifica che il sensore del cancello di una seconda casa non si sia attivato durante la notte, entrambi utilizzano un’infrastruttura che fino a poco tempo fa non esisteva in una forma così accessibile ed economicamente vantaggiosa.

Anche l’integrazione con ecosistemi più ampi per smart home conta. I proprietari desiderano sempre di più che la sicurezza interagisca con l’illuminazione, il controllo degli accessi e con gli scenari di automazione, anziché funzionare soltanto come un sistema isolato. Le luci che si accendono quando un rilevatore di movimento si attiva, le porte che si bloccano automaticamente quando il sistema viene inserito, gli avvisi che aumentano se non vengono confermati; questa interconnessione riflette una generazione di utenti che si aspetta che la propria casa risponda in modo intelligente e non che si limiti a registrare gli eventi passivamente.

Un cambiamento strutturale, non una moda passeggera

Quello che sta avvenendo in Europa non è fuoco di paglia dovuto a una diffusione di notizie o a un incremento della criminalità. È un riallineamento strutturale nel modo in cui le persone valutano e investono nel proprio ambiente domestico. La sicurezza è entrata a far parte della stessa categoria dell’efficienza energetica e della connettività, un’infrastruttura proattiva e non reattiva che gli acquirenti informati si aspettano di trovare già presente e che i proprietari d’immobili stanno installando sempre più di frequente.

I proprietari che guidano questo cambiamento non aspettano che qualcosa vado storto, ma giocano d’anticipo installando il sistema giusto.



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