cultura e spettacolo
Nada al Festival: il viaggio oltre la musica di un’artista indomita
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Nada al Festival: il viaggio oltre la musica di un’artista indomita
Dal conflitto con la madre al debutto a Sanremo a 15 anni, fino all'incontro salvifico con Piero Ciampi. La voce di 'Amore Disperato' si racconta
Nella giornata di lunedì 29 giugno Nada Malanima, ospite del Festival dei Due Mondi nell’ambito degli “Incontri” ai giardini di palazzo Campello, si è raccontata in un’intervista carica di emozioni che ha cercato di ripercorrere la sua incredibile storia. Il nome, a volte, porta con sé il destino. E quello di Nada Malanima sembra evocare fin dal principio un'essenza legata al suono, a una predestinazione artistica che ha attraversato la scena culturale e musicale italiana, per poi sconfinare nel teatro, nella poesia e nella scrittura, con ben sei libri pubblicati. Eppure, se le si chiede di guardarsi indietro, la sua risposta spiazza e definisce la sua intera filosofia di vita: “Non è importante quello che hai fatto, è importante quello che stai facendo». Una dichiarazione di presente assoluto, per un'artista che, nonostante i successi e i decenni di carriera, può dire con orgoglio: "Io non ho perduto il mio cuore strada facendo”.
Per capire la Nada di oggi, tuttavia, è necessario scavare nelle sue radici, che restano il centro gravitazionale di tutta la sua produzione. Un'infanzia vissuta in una casa tutt'altro che tranquilla, che la spinse, giovanissima, a cercare altrove la propria oasi: tra le donne anziane del paese e le suore. C’era il bisogno profondo di storie, di pace, ma soprattutto di silenzio. “Quello che non avevo in casa, era la mia natura”, racconta. Da quel mondo fatto di profumi, colori e silenzi protettivi, Nada è stata strappata troppo presto. C’era una madre determinata, che voleva a tutti i costi vederla cantare. Nacque così un conflitto feroce, la giovane Nada non avrebbe voluto quella vita e quel palco che a soli quindici anni la scaraventò sotto i riflettori di Sanremo. Eppure, ancora oggi, nei momenti più particolari della sua vita, sono proprio quei profumi e quei colori dell'infanzia a riaffiorare, riportandola all'unico posto che abbia mai davvero chiamato "casa".
La svolta con Piero Ciampi: “Ho scoperto che esisto anche io”
La svolta, non solo artistica ma identitaria, arriva nel 1973. L’incontro con il cantautore livornese Piero Ciampi dà vita a un album che cambia radicalmente la sua storia. Commercialmente è un insuccesso, le critiche non mancano, ma per lei rappresenta la vera nascita: “Ho scoperto che esisto anche io”. Frequentando Ciampi, Nada comprende che la musica non deve essere un'imposizione altrui, ma uno specchio del proprio vissuto. Comincia a guardarsi intorno, a tradurre in parole ciò che vede e ciò che sente. Inizia a scrivere. Il tormentato e difficile rapporto con la madre diventa materia viva, trasformandosi prima in canzoni e poi nel libro Le madri.
Da "Amore Disperato" alla rinascita come autrice
Se “Amore disperato” rappresenta il primo grande successo popolare della sua seconda vita artistica, è con un altro brano che Nada trova la sua vera voce: “Guardami negli occhi”. In quel testo, scritto in una condizione del tutto particolare, l'artista riesce a condensare il suo intero universo: il suo modo di essere, le sue emozioni, la vita, la musica, l'amore declinato verso se stessa e verso gli altri. C’era dentro tutto ciò che avrebbe voluto avere e tutto ciò che voleva far capire al mondo. Questo brano segna l’inizio di una nuova vita da autrice, un passaporto per un ritorno a Sanremo che, inizialmente, l’ambiente musicale faticava ad accettare, ma che consacrerà definitivamente la sua indipendenza artistica.
Leonida: lo specchio delle proprie ombre
Questo legame viscerale tra vissuto e creazione artistica emerge chiaramente anche nella sua produzione letteraria. Nel suo romanzo Leonida, Nada non firma un'autobiografia in senso stretto, ma vi proietta gran parte delle sue emozioni più profonde. La protagonista, una figlia non voluta, nata da genitori sconclusionati, disprezzata e prigioniera di una sofferenza tale da sfociare nell'autolesionismo pur di anestetizzare il dolore, diventa il mezzo per esplorare le zone d'ombra dell'animo umano. Attraverso Leonida, Nada racconta il percorso faticoso di chi, un passo alla volta, riesce ad aprirsi alle proprie paure e alla propria sofferenza per superarle. È la storia di una metamorfosi che, in fondo, somiglia molto a quella della stessa Nada: da bambina strappata al silenzio a donna e artista libera, capace di cantare e scrivere solo la propria, autentica verità.
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