Salute
Un Piano Sanitario Regionale che non faccia confusione
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Un Piano Sanitario Regionale che non faccia confusione
E' quanto auspicano Enzo Ercolani e la sua Associazione SanMatteo
A luglio dell’anno scorso fu annunciato per dicembre. Poi la data slittò alla fine di marzo. Poi, ancora, alla fine di giugno. Qualche giorno fa un ennesimo rinvio: lo vedremo fra qualche mese, è stato detto. Stiamo parlando del nuovo Piano Sanitario Regionale (PSR) il quale, evidentemente, ha un parto travagliato. E noi siamo convinti che una buona parte di questo travaglio si radichi sulla “questione Spoleto”.
Sarebbe aberrante ridisegnare una rete ospedaliera che contempli, come taluni ventilano, la scomparsa del San Matteo come Presidio DEA. Per capirci: l’Ospedale baricentrico del cratere emergenziale per eccellenza, oltre che di una delle principali città della Regione, vero centro di riferimento della Valle Umbra, della Valnerina e di aree del ternano come Bassa Valnerina e Comuni dell’Acquaspartano-Massetano.
Non è facile far accettare agli oltre 10 mila spoletini, che hanno protestato contro il ridimensionamento del loro Ospedale, il fatto che solo la nostra città, pur con numeri dignitosi e superiori a quelli di altre della Regione, deve rinunciare al suo Punto Nascita. Non è facile dimenticare che tutto nasce dal parere di un Comitato Tecnico all’interno del quale il Sindaco di Spoleto, tramite un suo rappresentante, che poteva benissimo “puntare i piedi” e non firmare, di fatto si espresse nefastamente a favore del Progetto Terzo Polo.
Sono tutti fatti che pesano, perché, checché se ne pensi, possono condizionare il futuro politico non solo della nostra città, ma dell’intera Regione.
Per cui a Perugia si discute e ci si arrovella per trovare una quadra. Il timore della nostra Associazione è che questa quadra la si trovi stilando un PSR equivoco, fumoso, farcito di politichese e di paragrafi astratti, nei quali dominano le parole “integrazione”, “razionalizzazione”, “sinergie in rete”, “punti di eccellenza” etc., puntando, nella sostanza, ad emarginare Spoleto-Valnerina.
I cittadini di Spoleto non chiedono la Luna. Chiedono solo la restituzione di un furto. Avevano un Ospedale DEA con una Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione, di Cardiologia, di Pronto Soccorso (che rappresentano il nocciolo di un DEA). Avevano un’area materno-infantile funzionante quanto e meglio di altre nella Regione. Il Piano non deve generare ambiguità od interpretazioni. Se, come ha detto più volte Stefania Proietti, deve e vuole superare le storture della 1399, le superi in maniera cristallina, ovvero restituendo a Spoleto il suo Primario di Anestesia e Rianimazione, di Cardiologia, di Ortopedia e di Ostetricia e Ginecologia, oltre che di una Chirurgia non esclusivamente programmata o ambulatoriale, così come le hanno tutti gli altri Ospedali DEA dell’Umbria.
Poca confusione: ne è stata fatta fin troppa, intenzionalmente.
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I commenti dei nostri lettori
XXX
5 giorni fa
La Sanità torni di competenza dello Stato e non delle Regioni. Si era detto che con le Regioni sarebbe stato tutto più semplice e facile perchè le Regioni erano più vicine ai cittadini!
Carlino
6 giorni fa
Se levi ai politici la fuffa delle parole-feticcio praticamente resta il nulla
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