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Spoleto - Cultura e Spettacoli, 20 Aprile 2010 alle 10:02:46

'Affari di Famiglia - Commedia Nera in Tre Atti': un film dei ragazzi del Ceis, diretti da Stefano Alleva

Il 23 aprile la presentazione al Chiostro di San Nicolò. [Fotogallery]

Sarà presentato venerdì prossimo al chiostro di San Nicolò il film "Affari di Famiglia. Una commedia nera in tre atti". Il film è stato diretto da Stefano Alleva, alla testa dei ragazzi della comunità di recupero Don Guerrino Rota di Spoleto. Un progetto nato dall'incontro del regista e di sua moglie


Ewa con gli ospiti della comunità che ha portato una troupe, rinforzata da elementi professionisti, a lavorare in città su un soggetto nato proprio dalla fantasia dei ragazzi. La proiezione avverrà alle ore 20.30 al Chiostro di San Nicolò, alla presenza di monsignor Renato Boccardo, vescovo di Spoleto e Norcia, Katia Ricciarelli e varie autorità cittadine. E' prevista anche la presenza del ministro Carfagna e del sottosegretario Giovanardi.


Stefano Alleva è regista cinematografico, teatrale e televisivo. Nato a Milano nel 1964 ha studiato negli Stati Uniti. Ha diretto varie serie televisive tra cui diversi episodi di "Un posto al sole", "Un medico in famiglia" e "La Squadra". Per Canale 5 ha diretto "La Figlia di Elisa - Ritorno a Rivombrosa".


Ewa e Stefano Alleva da alcuni anni risiedono a Spoleto e, accanto allo svolgimento della propria attività professionale, mantengono una costante attenzione e partecipazione alle iniziative di valore sociale, a maggior ragione se d'ispirazione cristiana e di elevato spessore, come appunto il CEIS.


Nel maggio dello scorso anno, su invito e suggerimento di Alessandra Fontana, Stefano ha voluto incontrare, insieme ad Ewa, i ragazzi della comunità di Camposalese. Il pretesto era quello di proporre loro alcune riflessioni e suggestioni sull'affascinante universo del cinema, della televisione, del teatro.
Tra Ewa, Stefano e i ragazzi si è instaurata un'immediata sintonia. La conferenza è piaciuta e ha dato vita a molti interessanti stimoli.
E' nata consequenziale l'idea di realizzare un progetto insieme.


Inizialmente si pensava ad un piccolo laboratorio che potesse avere anche un risvolto concreto, operativo, magari con la realizzazione di un cortometraggio.
Nell'autunno inoltrato si è dato inizio al laboratorio.
La partecipazione dei ragazzi della comunità è stata di tale impegno, di tale intensità e dedizione che il piccolo laboratorio si è trasformato in un progetto cinematografico vero e proprio.


Partendo da un soggetto originale concepito da uno dei ragazzi, per dare un senso di compiutezza al progetto si è voluto seguire il percorso canonico.
Alcuni dei ragazzi della comunità si sono offerti per costituire il "gruppo scrittura" e si è passati attraverso tutte le fasi tradizionali del concepimento preliminare di un progetto cinematografico.
Dal soggetto si è quindi passati ad un trattamento, poi ad uno "scalettone" e si è arrivati infine alla stesura di una sceneggiatura di ben ottantasette scene.
E' nato così, intanto sulla carta, "Affari di Famiglia - Una Commedia Nera in III Atti".
Come si può intuire dal titolo, si tratta di un racconto con i toni di una commedia agro-dolce in un'atmosfera noir.
La trama è articolata e complessa, i personaggi sono ben delineati e non mancano gli opportuni colpi di scena ed un finale a sorpresa. Ma soprattutto ciò che sta a fondamento della narrazione è il desiderio di comunicare un messaggio edificante, positivo e pregno di signifcato che supera i facili moralismi e pensiamo riesca a suscitare importanti e profonde riflessioni.


Per rendere possibile la realizzazione del film è stata costituita una piccola troupe di professionisti del settore.
Stefano ha coinvolto alcuni amici che hanno aderito al progetto in forma di puro volontariato. Fra tutti vale citare Franco Lecca, noto Direttore della Fotografia di tanti films e tante serie televisive di alto profilo e successo.


Al progetto ha desiderato parecipare con un piccolo, ma determinante "cameo", anche Katia Ricciarelli, che per molti anni ha risieduto a Spoleto ed è rimasta molto legata alla città umbra. Inoltre la nota artista è legata da un affetto particolare al Centro di Solidarietà, che nel tempo ha voluto sempre sostenere, e per al suo Presidente Mons. Eugenio Bartoli


Il Comune di Spoleto, nella persona del Sindaco Daniele Benedetti, ha garantito al progetto ogni agevolazione possibile per le riprese nel territorio. Molti cittadini spoletini, e non, hanno voluto far sentire la propria vicinanza e affezione al Ceis e a Don Eugenio Bartoli partecipando in vari modi a questa piccola avventura.


I 33 ragazzi della comunità hanno scelto unanimemente e volontariamente di partecipare al progetto, con ruoli diversi, senza mai trascurare i porpri compiti e doveri prioritari, assunti nel momento in cui hanno deciso di entrare in comunità.
Molti partecipano al film interpretando i personaggi della storia; alcuni hanno preferito stare "dietro alla macchina da presa", occupandosi delle varie mansioni artistiche e organizzative. C'è chi ha scelto il ruolo di coordiantore, chi quello di seguire la continuità e l' edzione, chi quello di assistente alla regia, chi invece ha prediletto l'azione concreta dedicandosi all'assistenza al set come arredatore o attrezzista.


Si è arrivati al fatidico giorno del "primo ciak".
L'entusiasmo iniziale si è accresciuto di giorno in giorno, nonostante sia stato richiesto ai ragazzi un impegno molto serio anche dal punto di vista della tentuta fisica e psicologica.
Il progetto ha prodotto risultati degni di nota e dimostrandosi di elevato valore terapeutico. I ragazzi della comunità, attraverso questa esperienza pratica e artistica al tempo stesso, sono stati stimolati ad attingere a risorse interiori di cui spesso sottovalutavano o addirittura negavano l'esistenza cominciando a comprenderne la fondamentale importanza al fine di allargare l'orrizzonte delle proprie motivazioni esistenziali.
Si può già affermare che qualunque sia l'esito artistico finale del progetto il profondo impegno e la totale dedizione che tutti gli stanno dedicando sono garanzia di un'esperienza del tutto riuscita che potrà dare il proprio contributo alla ricostruzione esistenziale dei ragazzi.


 


 



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