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Spoleto - CRONICARIO, 06 Luglio 2018 alle 08:49:32

Ferrara conquista il nuovo mondo

[Commenti]


Alfonso Marchese

Tante chiacchiere, pochi fatti. Ovviamente, prima dell'avvento di Ferrara. I cui seguaci hanno gridato al miracolo fin dalla prima impronta del suo mocassino di color mosto selvatico sul suolo spoletino. Una bazzecola per chi è abituato


a camminare sulle acque. Il direttore artistico del Festival, cui si attribuiscono capacità taumaturgiche, è comunque un tipo pragmatico. Non fa salotto, se non tra quei devoti che ridono con impegno ad una sua battuta, con peristaltici movimenti delle trippe. Per lui, alle parole devono seguire, come in processione, fatti concreti. Un esempio per tutti: l'accordo del festival di Spoleto con il gemello americano, siglato nei giorni scorsi alla sala Pegasus, tra squilli di tromba e sfiatamento di alcuni tromboni. I relatori (Ferrara, il sindaco De Augustinis, il vicepresidente della Fondazione Pompili) l'hanno accreditato come l'unico passo reale di riavvicinamento tra i due festival. Ma sarà vero? Incredibile! Questa sì che è una data storica. Da segnare sul calendario. E prima cosa era stato fatto? A ragione, dunque, Ferrara s'è spinto fino ad ascrivere a se stesso la conquista del nuovo mondo. Al neosindaco non ha fatto difetto la retorica, mentre il suo vice Pompili ha sussurrato parole allo sciroppo.


Ci sono comunque dei precedenti sui tentativi di riallaccio dei rapporti con Charleston. Prima dell'ascesa al soglio comunale di Massimo Brunini, che con la complicità dell'allora ministro Francesco Rutelli fece fuori il collerico figlio putativo del maestro Menotti e sostituirlo con Giorgio Ferrara, ci fu il predecessore Sandro Laureti a riaprire il dialogo interrotto con la città d'oltreoceano. All'epoca Giancarlo Menotti era vivo e vegeto. E non era facile affrontarlo. Soprattutto in tema di riappacificazione con Charleston che l'aveva destituito da ogni incarico. Perché era lui il direttore artistico della copia americana del Festival, che s'era inventato con la contessa Paolozzi Spalding. Era sempre l'Associazione Festival ad amministrare i finanziamenti privati. E cioè i Menotti. Gli americani, di fronte a certi buchi nel bilancio, dissero al maestro: lei si occupi della direzione artistica, al business ci pensiamo noi. Questo fu il motivo della rottura. I soldi. Che sono stati sempre il sesto senso, senza il quale gli altri cinque non funzionano.
Il rancore di Menotti maturò al punto da chiedere al sindaco Laureti di diffidare il Festival di Charleston dall'uso del nome della città umbra. Il marchio dell'edizione americana è, infatti, "Festival di Spoleto".


Precedenti storici ignorati. Non per deliberata scelta. C'è infatti l'attenuante che gli attuali componenti della Fondazione non potevano sapere questi retroscena, perché tenuti lontano da palazzo Campello dove il duca teneva corte. Anche se sono state riportate dalla stampa dell'epoca, spregiudicata e poco acquiescente con il maestro. Ma vai a ricordarti di certi particolari, letti e non vissuti da testimoni, che sfumano dalla memoria. E' naturale.
Comunque, Ferrara s'è insediato nel 2007 e siamo nel 2018: cosa è stato fatto nel frattempo su questo versante? Che sia stato impegnato in tutti questi anni nella scrittura del libretto dell'opera lirica Il Minotauro?


Che sia stato il nuovo sindaco De Augustinis a riannodare i rapporti con la città americana? Troppo presto, dal suo insediamento, per condurre in porto l'operazione. Inoltre, il nuovo capo dell'esecutivo comunale era occupato nella smacchiatura del vessillo regionale che ai suoi occhi sfigurava tra le bandiere più pulite dell'Italia e dell'Europa. C'era stato un semplice invito ad una delegazione del Comune statunitense. Tutto spesato, ovviamente. I delegati americani hanno accettato e tra una forchettata e l'altra di strangozzi hanno condiviso la mutua collaborazione nello scambio di spettacoli. Quali? Il Minotauro, prodotto a Spoleto.Il resto è preconfezionato.


E' stato ignorato lo spoletino Lorenzo Ricci Muti, direttore d'orchestra che insegna al conservatorio di Charleston e che in questi giorni si trova a Spoleto per allestire i suoi Incontri Musicali a Sant'Eufemia, con giovani musicisti provenienti da tutto il mondo. Muti, per chi non lo sapesse, nel 1977 salì sul palco di piazza Duomo per dirigere il concerto di chiusura. Aveva venticinque anni. Fu Giancarlo Menotti ad affidargli la bacchetta. Quella stessa che aveva impugnato un direttore della levatura di Thomas Schippers. Lorenzo Ricci Muti, ah il Trebbiano, non è stato neanche sentito. E perché avrebbero dovuto consultarlo? Non serviva un mediatore.


Intanto, sul Corriere della Sera, è apparso un reportage della storica e autorevole firma di Franco Cordelli in cui si afferma che il Festival del teatro a Napoli ha surclassato Spoleto. In cartellone c'è Bob Wilson. Di cui Ferrara diceva, qualche tempo fa: se viene una seconda volta, significa che il Festival va a gonfie vele. A Cordelli è sfuggito un particolare di non poco conto: con un Ferrara che s'è scoperto librettista del Minotauro, di cui ha curato la regia e la scenografia ma non le luci come l'anno scorso, ci sarà più spazio per la musica e meno per il teatro.


Per il resto, non ci sono aggettivi superlativi che tengano sui resoconti: l'edizione di quest'anno è meravigliosa, stupenda, incantevole, un trionfo dell'arte. Che dire di fronte a queste sperticate lodi? Nulla. Ogni anno è la stessa solfa. Persino il neosindaco s'è lanciato in spericolati giudizi. Che il buon giorno si veda dal mattino?
Infine, piazza del Mercato affollata. Nei week end, sì. In pratica nei giorni corrispondenti al Festival, accorciato ai fine settimana. Con le carovane che arrivano da Terni e Perugia, si fa presto a riempire una piazza rinnovata nella pavimentazione e con la fontana settecentesca che brilla dopo il restauro ad opera del Rotary e di Giorgio Mulé, che ha messo diecimila euro di tasca sua. L'orologio era stato pulito in precedenza.
E' tutto bello, meraviglioso, incantevole. Un trionfo dell'arte. Col pennacchio in fibra sintetica. Di più non si poteva. Mancavano i soldi.



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Commenti (3)

Commento scritto da Signor Smith il 06 Luglio 2018 alle 09:23
Certe notizie, magari non nell'immediato, si vengono comunque a sapere... ed è difficile ipotizzare che i membri della Fondazione ignorassero il "retroscena" pecuniario.

Lode a Lorenzo Muti, a sua moglie ed a suo figlio, perché ancora oggi, dopo tanti anni, insistono (nella quasi indifferenza generale) nel "credere" in Spoleto, nella sua capacità di diventare un polo di attrattiva turistica e (soprattutto) culturale. La rassegna "incontri Musicali" non si terrà a Santa Eufemia perché occupata da una mostra... si sta cercando un luogo che, auspicabilmente, possa non solo ospitare la rassegna 2018... ma diventare una sorta di nuovo sbocco permanente per la musica a Spoleto.


Commento scritto da Nando Tomassoni il 06 Luglio 2018 alle 18:32


Fra gli spoletini valorosi non vi state dimenticando di Fabrizio Ammetto?!


Commento scritto da Alfonso Matchese il 12 Luglio 2018 alle 17:39
Caro Nando hai ragione, Ammetto che insegna musica in Messico è uno spoletino che fa onore alla sua città. Come i pianisti Egidio Flamini e Laura Magnani. Mi dolgo per questa mia smemoratezza


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