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Spoleto - Che Poi Diciamocelo..., 11 Giugno 2019 alle 15:21:45

Minigonna? Si, guardami..

[Commenti]


A.T.


Che poi diciamocelo: donna è femmina, minigonna a parte.


Abbiamo già parlato della moda incalzante della "giornata mondiale di", il tema si va approfondendo e si declina nei più disparati festeggiamenti. Festeggiamo tutto, dal mare alla felicità e benvenuti festeggiamenti se ci regalano atteggiamento positivo e un po' di allegria! Il 6 giugno è stata la Giornata


 Mondiale della Minigonna! Suppongo ci sia una folta schiera di polemici che non ne intraveda il significato. Perché festeggiare un pezzo di stoffa, poca, che copre, poco, il simbolo massimo della femminilità? Donne di tutto il mondo portatrici di pezzo di stoffa semi coprente con buona pace degli occhi di chi vi guarda (o almeno si spera) unitevi a festeggiare un simbolo di emancipazione di ieri ma anche un po' di oggi è probabilmente di un lungo domani! Perché la minigonna ha cambiato il mondo. Un oggetto così infimo dal valore sociale così alto: più di uno sdoganamento, al pari, o quasi, di un suffragio universale. Le donne devono coprirsi, le donne devono essere castigate, le donne non possono mostrare le gambe (anche se "oltre le gambe c'è di più" diceva la canzone), le donne devono rispettare gli uomini e per questo devono evitare che l'occhio degli altri uomini cada su di loro, le donne devono... poi un giorno arriva una tal Mary Quant, erano gli anni 60, e un vento nuovo inizia a sconvolgere tutti i "devono" delle donne fino a raccontare loro che alleggerirsi non significa mancare di rispetto, che se gli uomini ti guardano con altri occhi non dipende da ciò che indossi dipende al massimo da come lo indossi..e che a prescindere dal "cosa" un uomo che ti desidera, ti desidera anche se indossi un sacco di yuta. La minigonna dice alle donne che essere femmine non è peccato, che la sensualità e la sessualità non sono un peccato.. vi sembra poco? Ricordiamoci che sono passati sessant'anni e ancora si combatte per ottenere la stessa indipendenza di pensiero e di immagine, perché ci sono ancora dei folli che giudicano le vittime di violenza consenzienti solo perché la gonna era corta e quindi velatamente era un consenso al maschio alpha, troglodita, inetto e poco virile, a prendersi l'oggetto che gli appartiene perché la storia e una cultura retrograda così dicono. E invece non è una gonna corta a fare la differenza e lo sappiamo molto bene, è l'atteggiamento delle donne che a volte nascondono il loro bisogno di essere osservate dietro un capo d'abbigliamento che invece in sè porta tutt'altro valore. E non ditemi di non aver mai visto sensualissime donne vestite fino al collo eppure sprizzanti desiderio da tutti i pori. Vogliamo dire che in quel caso il collo alto e il pantalone lungo siano sintomo di maggiore serietà rispetto ad una minigonna con una sneaker? Quindi rivoluzione minigonna benvenuta e bentrovata, dureranno ancora a lungo i preconcetti perché sono figli di educazione, retaggi, credenze talmente radicati che vanno scardinati un po' alla volta. Le nuove generazioni sembra non conoscano cosa si nasconde dietro quel pezzo di stoffa e si, principalmente la vivono come oggetto alla moda e alleata di conquiste, perché esiste un'educazione anche per comprendere il senso di un vestito.. ma qui si scarseggia con l'educazione in senso stretto figuriamoci se possiamo arrivare al dettaglio! Le giovani donne dovrebbero scoprire che la conquista spesso e volentieri ha poco a che fare con quello che indossi, piuttosto con quello che dimostri e più ampiamente con quello che sei, ferma restando la grande importanza dell'abito che, come sappiamo bene, non fa il monaco, ma lo veste.. è ovvio che la minigonna sia molto più attraente dei pantaloncini da ciclista al ginocchio che vanno tanto di moda ultimamente, è ovvio che la minigonna pur essendo un simbolo che va ben oltre la sessualità non è un capo per tutte, è ovvio che un uomo che guarda una donna con una minigonna ha più cose da guardare ma non necessariamente da apprezzare e non necessariamente vederle sarà un viatico di attenzione. La libertà e la leggerezza che ha portato questo capo nella vita e nella cultura della donna è un vero messaggio e che si sappia che il quotidiano di una donna di oggi è una conquista della donna di ieri anche se focalizzare l'attenzione sull'indumento non deve distogliere dal vero tema sociale. Lo scontro è aperto e sempre in forze tra coloro che considerano la minigonna un simbolo di emancipazione e coloro che invece lo vivono come forma di oggettivazione della donna. E la sottile linea rossa che passa tra femminismo e femminilità si assottiglia sempre di più: quel file rouge che osserva da un lato il bisogno di sentirsi osservate e dall'altro il fatto di essere semplicemente come si vuole il tutto attraverso questo oggetto inanimato che da anni fa tanto parlare di sè. Così la volontà e la consapevolezza scioglieranno ogni dubbio: essere consapevole di ciò che sto indossando e dell'effetto che può provocare su chi mi guarda metteranno in pace femminismo e femminilità ed esserne consapevoli ci permetterà di reagire se, quando ci mettiamo qualcosa di "leggero", siamo vittime di sguardi sessisti. Possiamo evitare di far finta di niente, possiamo sfidare chiunque con uno sguardo sapendo di essere ben di più di come vuole farci apparire e in questo modo evitiamo di essere meri oggetti passivi del desiderio altrui, promuoviamo la libertà di essere, l'uguaglianza di genere almeno in termini di possibilità e stabiliamo la nostra individualità. Oltre le gambe, mie care donne, c'è veramente di più.. facciamolo scoprire!


 


 



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Commenti (1)

Commento scritto da Che poi diciamecelo:..... il 12 Giugno 2019 alle 09:16
Minigonna o no, le donne, in modo generale, potranno parlare della loro conquista di "libertà di essere, di uguaglianza di genere e di individualità" solo quando in alcuni Paesi riusciranno a liberarsi definitivamente dall'obbligo del burqa. Fin quando nelle loro azioni e nel loro essere saranno condizionate dalle religioni, dalle mentalità o dalle usanze dei luoghi in cui vivono, che ne delimitano la libertà, il loro pensiero "si, guardami", volenti o no, sarà sempre a dipendenza del volere di qualcuno. E la libertà sarà sempre un'illusione!


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