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Libri, 23 Maggio 2007 alle 11:37:16

Il teatro tra talento e malattia


 Elisabetta Proietti  


''Parlino i figli ai genitori e i genitori ai figli, ma solo dopo essersi tolte le scarpe''. Si rivolge con forza e delicatezza ai genitori che hanno una figlia anoressica, Nicoletta Tanghèri. Per aiutarli a capire. Con la sua esperienza, raccontata in un libro uscito di recente (“Il rumore dei miei passi”, Infinito Edizioni) - diario crudo e vero di una delle malattie più insidiose del nostro tempo –  che ora diventa teatro, in scena dal 24 al 30 maggio allo Stage di Roma. Genovese, nata nel 1968, Nicoletta si è ammalata di anoressia che era diciassettenne e per vent’anni ha avuto come compagni l'ossessione del cibo, il vomito indotto, il freddo, la disperazione dei genitori, gli sguardi addosso  e il giudizio dei benpensanti, per la strada e nei bar, che scambiavano per tossicodipendenza il suo volto emaciato, il corpo scheletrito arrivato a pesare 32 chili.


La malattia è diventata cronica, come è per tante ragazze, come era per Ilaria Laudati, malata per dieci anni e un giorno di due mesi fa trovata morta d’infarto dai genitori nel bagno di casa: vicende che, al di là di manifesti di intenti, riportano la questione dei disturbi del comportamento alimentare alla sua verità e indicano la difficoltà di raggiungere con i servizi le ragazze che nascondono per anni l’anoressia sotto un doppio paio di jeans e rifiutano ogni aiuto, a volte illudendosi di aver trovato un compromesso con la malattia.


 


“Chi si è ammalato vent'anni fa è più facile che si sia cronicizzato, perché l’anoressia non era capita”, spiegano gli esperti. Spesso non ne erano capite le basi psicopatologiche e non ne era riconosciuta la multifattorialità, cosa che la rende subdola, capace di mimetizzarsi e trasformarsi rapidamente. Con i disturbi del comportamento alimentare (non solo anoressia ma anche bulimia e altre forme variamente definite, dal binge eating disorder, disturbo da alimentazione incontrollata, all’abbuffata compulsiva) siamo davanti al primo esempio di malattia “globalizzata”: “Non ha connotazioni sociali o culturali, si manifesta nello stesso modo nella persona che abita nel più piccolo paese dell'entroterra siciliano come al centro di Milano” spiega la responsabile della struttura pubblica di Todi Laura Dalla Ragione. “E non esiste nei paesi in via di sviluppo, mentre isole Fiji, Iran e Giappone hanno un tasso di incidenza doppio di quello italiano. Nell'est Europa compare dopo la caduta del muro: non ci sono difese, appena arriva l'offerta di cibo e il modello culturale, la malattia si sviluppa”.


Tra gli strumenti per aggredire una malattia legata a doppio filo alla costruzione dell’identità e alla visione del mondo, vi è il teatro.  Lo sa Nicoletta Tanghèri, che il teatro lo conosce - diplomata alla Scuola di Bologna, ha preso parte a “Laboratorio Zelig” ed è ballerina di tango argentino - e a fine maggio sul palco racconterà se stessa sotto direzione e regia di Stefano Dionisi. “Il teatro mi ha aiutata, come i periodi in analisi, ma è vero che non si guarisce mai, la mia testa è deformata. Lo traduco nel salutistico, magari, o sotto altre forme, ma qualcosa resta".


Il motivo dominante del racconto di Nicoletta è il camminare, che è un tutt´uno con l´ansia di perfezione e purificazione, con il proiettarsi in un altrove ideale. "Nobile è camminare. Anche quando cammini e non sai perché o per dove. Le gambe hanno un´anima. Se cammini hai un animo nobile". E l´anoressica non perdona agli altri la stasi o l´inceppo, il non-controllo, come non li perdona a se stessa: "La rabbia nei confronti di chi è immobile, a meno che nell´immobilità non abbia trovato la sua ragione, è tanta". Ma la malattia indebolisce "e fatico a camminare".


"Nicoletta ha fatto uno sforzo fisico e mentale non indifferente – ci dice il regista Stefano Dionisi -, ha avuto la forza e il coraggio di rappresentare se stessa rivivendo lo spettro di una malattia che ha combattuto per anni. Ci auguriamo di vero cuore che questo spettacolo non passi inosservato, racconta uno dei volti della nostra civiltà e del nostro tempo". La pièce è tratta dal libro che Tanghèri ha scritto sulla sua esperienza (Il rumore dei miei passi. Una storia vera di anoressia, Infinito Edizioni, 2007). Gli spettacoli al teatro Stage di Roma (via Gaetano Capocci n.22, angolo con viale Somalia) avranno luogo dal 24 al 30 maggio alle ore 21 nei giorni feriali e alle ore 18 la domenica.


 


Tecniche teatrali, e artistiche in generale, sono usate con successo nei percorsi di riabilitazione di diversi centri che trattano anoressia e bulimia, come del resto – è noto - in altre forme di disagio. Succede anche alla residenza Francisci di Todi, dove Bruno De Franceschi, compositore ed esperto in tecniche dell'ascolto e della vocalità, ha appena concluso un laboratorio con le ragazze ospiti del centro. “Le relazioni sono state difficili all’inizio. Loro, tra patologia e bellezza, sono molto pesanti. In più, qualsiasi accadimento su cui non hanno il controllo è un disastro. Io sono diretto, invasivo, ti metto contro il muro… qui sono stato costretto a cambiare in tempo reale linee e mezzi di approccio… Poi abbiamo trovato il varco per affrontare ognuna di loro il proprio corpo e anche il mio: un giorno ho chiesto loro di abbracciarmi, ci sono stati pianti e urla, reazioni fisiche incredibili… Vivono chiuse nella loro gabbia, si è liberato un bisogno grande di amore... Dalla settimana dopo io ho trovato la strada e loro si fidavano. Forse si è riusciti a trovare quella zona in cui sentiamo di essere appartenenti gli uni agli altri, anche se viviamo separati...”. Non è facile mettersi in gioco e mostrarsi, per persone "che non si alzano nemmeno dalla sedia se le guardi" e che hanno "una tenuta psico-fisica molto limitata sulle cose, la loro concentrazione e la capacità di controllo sta tutta sulla propria vita alimentare e sul resto fanno fatica".


"Occhi che ti scrutano… E´ una patologia strana - continua De Franceschi – che non si manifesta se non nella devastazione del corpo, ma non è una devastazione che ingobbisce ma esprime paradossalmente anche una grande energia e una componente creativa".


Al laboratorio – 4 mesi per 15 incontri - ha partecipato pure Lorenzo Cherubini (Jovanotti) che con De Franceschi ha scritto un’opera di teatro e musica dal titolo “La parrucca di Mozart”. Ora si sta lavorando per portarla in scena con le ragazze di Todi, magari con il patrocinio del ministro delle Politiche giovanili Giovanna Melandri che mercoledì prossimo 23 maggio, in visita al centro umbro, incontrerà i due artisti. Oltre al canto e alla danza affidate alle ragazze, l’opera prevede un’orchestra di giovanissimi (14-18 anni) da reclutare magari con un bando nazionale tenendo conto della provenienza da conservatori e istituti musicali ma pure da tessuti sociali dove disagio e malattia sono spesso alleati. Dice De Franceschi: “Penso che la componente creativa, i talenti, sono propri di giovani speciali, che ogni tanto debordano, chi trova l’arte chi la malattia. Noi artisti siamo tutti un po’ border line. Il palcoscenico diventa luogo di cura quale dovrebbe essere, oltre ogni idea di intrattenimento”.  © Copyright Redattore Sociale


 


 



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