“La repubblica delle pere indivise”
Ieri a Spoleto, a palazzo Ancaiani, si è tenuta la conferenza “etica della classe politica: tutti i politici fanno parte della casta?”. Era presente il giornalista Sergio Rizzo, autore con Gian Antonio Stella del libro “La Casta”.
Inutile dire che la sala era affollatissima e che gli interventi sono stati numerosi. La gente che man mano si alternava al microfono per porre le domande al giornalista aveva un’aria tra l’arrabbiato e il deluso. Arrabbiata perché è da troppo tempo esclusa da un dialogo con la politica, delusa perché le persone che dovrebbero rappresentare i suoi ideali e i suoi valori vanno a comprare il pane in autoblu, hanno 2 pensioni assicurate e vitalizi da nababbi. L’autore ha spiegato che la differenza tra “La casta” e gli altri libri di inchiesta è che gli sprechi denunciati sono del tutto leciti. Cioè si è passati da “tangentopoli” a “sprecopoli”. Il problema quindi non è più solamente giudiziario, ma etico e morale. Il politico deve ritornare ad essere il rappresentante del pensiero della gente, deve tornare ad occuparsi della collettività. È giunta l’ora che plachi l’ansia da poltrona meritandosela con il gradimento della gente e riacquistando credibilità. Le persone hanno il diritto di tornare a scegliere, di partecipare e di appassionarsi a una politica diversa. Il giornalista ritiene che solo quando “gli intoccabili” favoriranno l’ingresso di donne e giovani nelle istituzioni, si potrà dare inizio ad un processo di rinnovamento. Rinnovamento che può avvenire solo all’interno dei partiti: si devono armare di forza e coraggio e fare delle leggi più giuste che li inducano a cambiare. Anche se molti spettatori sono entrati in sala da pessimisti e lo sono rimasti, qualche esempio di una politica più sobria è stato possibile. E proprio in Italia, come quello citato dal giornalista, quando al Quirinale c’era Luigi Einaudi: “Un giorno il presidente invitò a pranzo un gruppo di giornalisti e intellettuali. […] Alla frutta, il maggiordomo recò un enorme vassoio[…] dove c’era di tutto. E, tra quei frutti, delle pere molto grandi. Einaudi guardò un po’ sorpreso tanta botanica, poi sospirò – Io prenderei una pera, ma sono troppo grandi, c’è nessuno che vuole dividerla con me?-. Il maggiordomo si fece rosso e molti rimasero interdetti. Finchè Ennio Flaiano alzò la mano –Io…- .
Qualche anno dopo saliva alla presidenza un altro e il resto è noto. Cominciava per l’Italia la repubblica delle pere indivise”.
Valentina Toniolatti










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