cronaca

Popolare Spoleto. A.Spo.Credit. pronta a chiedere tra i 300 e i 500 milioni di risarcimento!

 

Il giorno delle dichiarazioni, Conferenza stampa dei soci, comunicati di Procura ed ex commissari straordinari. La storia infinita della banca che ha trainato per oltre un secolo l'economia umbra

 

Dopo la notizia dell'iscrizione di Ignazio Visco nel registro degli indagati dalla Procura di Spoleto nell'ambito della vicenda Bps, oggi è stato il giorno delle dichiarazioni. E se il sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli, già presidente della cooperativa Spoleto Credito e Servizi, ha tenuto a ribadire


tutta la sua fiducia nei confronti delle istituzioni e di Bankitalia, il presidente dell'A.Spo.Credit Carlo Ugolini si augura, in conferenza stampa - presente anche il vicepresidente del consiglio comunale di Spoleto Sandro Cretoni - che il primo cittadino riponga la stessa fiducia anche nella magistratura. Nel frattempo è l'ora delle prese di posizione ufficiali, con le note della Procura di Spoleto e dei tre commissari straordinari che Bankitalia inviò in città per gestire Bps ed Scs, vale a dire Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro e Nicola Stabile.

Andando con ordine, il procuratore di Spoleto Cannevale ha voluto ribadire, con una nota inviata ai giornali, che "l'iscrizione nel registro degli indagati del governatore della Banca d'Italia e di altre sette persone" risale al 3 agosto scorso, sulla base di quanto prospettato in una denuncia. Addirittura la Procura dichiara che "i reati rubricati sono quelli che si p ritenuto di poter evincere dalla narrazione dei denuncianti e quindi non esprimono altro che la qualificazione giuridica di un'ipotesi investigativa proposta da privati, tutta da verificare e da valutare". La nota conclude con l'annuncio che "sono in corso ulteriori accertamenti che si ritiene di poter condurre rapidamente, anche con la collaborazione dei competenti uffici della Banca d'Italia". Sono due, pertanto, le notizie salienti che si evincono dalle dichiarazioni rese pubbliche dalla Procura. La prima riguarda lo stato delle indagini, che - almeno secondo i magistrati - sarebbero ancora agli inizi al punto che le ipotesi di reato sarebbero praticamente state scritte dai denuncianti; la seconda è l'imminente confronto con i dati in possesso degli uffici di Bankit, dati che dovrebbero - in teoria - far luce con relativa rapidità su alcuni aspetti dubbi relativi all'intera vicenda. Tuttavia, a sentire l'avvocato Riziero Giovannetti, presente oggi alla conferenza stampa dell'A.Spo.Credit, "se la Procura ha escluso dagli indagati una delle persone da noi indicate nell'esposto come possibile protagonista delle vicende sulle quali nutriamo dei dubbi, vuol dire che c'è stata attività investigativa; anzi, il fatto stesso che l'indagine sia stata aperta nei confronti di persone note, è un fatto piuttosto significativo".

Ad ogni modo, in tarda mattinata - proprio durante la conferenza stampa dei soci dell'A.Spo.Credit., alle redazioni è arrivata anche la nota dei tre ex commissari di Bps ed Scs, i quali sostanzialmente vengono tirati in ballo circa lo svolgimento della procedura competitiva che ha visto, al termine della due diligence, l'assegnazione dell'istituto di credito umbro a Banco Desio. I tre ex commissari rivendicano la massima trasparenza e l'utilizzo di soggetti terzi quali intermediari e consulenti, nonché delle medesime comunicazioni nei confronti di tutti i manifestanti interesse verso la banca spoletina. In particolare, poi, a proposito dell'esclusione della Nit Holding di Hong Kong da ogni ipotesi di competizione, i tre commissari rilevano che "la documentazione offerta da tale società, che avrebbe dovuto attestare la solidità economica, è risultata del tutto inattendibile, tant'è che i sottoscritti Commissari Straordinari hanno depositato ben tre esposti alla Procura della Repubblica di Spoleto proprio in relazione alla non veridicità dei documenti depositati". Boccolini, Brancadoro e Stabile, come a voler sottolineare la legittimità del proprio operato, ricordano inoltre come "d'altra parte la stampa locale si era già occupata di altre iniziative non andate a buon fine di questa società", e concludono la nota definendo la vicenda della Nit Holding "una patacca". "Su di essa - concludono - si fonda per buona parte l'esposto alla Procura della Repubblica".

Ma sulle "patacche" tirate in ballo dai commissari si è scatenato questa mattina in conferenza stampa, con un colpo di scena che ha rivelato particolari sconosciuti ai più, l'avvocato Gaetano Puma, che segue le sorti della Nit Italia. "La Nit Holding di Hong Kong non ha nulla a che vedere con la Nit Italia", ha dichiarato il legale. "E' quest'ultima che risulta indagata dalla Procura di Spoleto per reati minimi. Quando i commissari hanno scartato l'offerta della Nit Holding di Hong Kong, hanno motivato il proprio diniego facendo confusione tra le due aziende". "Il 13 giugno dello scorso anno - ha aggiunto l'avvocato Giovannetti - la Nit ha presentato un'offerta assolutamente superiore rispetto a quella di Banco Desio, che prevedeva, tra le altre cose, 25 milioni cash da liquidare ai soci. Ebbene, lo stesso giorno i commissari hanno scartato l'offerta. Non solo: due giorni dopo, il 15 giugno, vale a dire 24 ore prima dell'assegnazione della Popolare, la Nit ha inviato ulteriore documentazione ai commissari, per fornire ulteriori garanzie circa la propria affidabilità. Anche in questo caso i commissari non hanno valutato quanto ricevuto. Nessuno ce ne ha mai spiegato il motivo, speriamo almeno che lo spieghino alla magistratura, verso la quale nutriamo la massima fiducia".

Come ampiamente riportato da Spoletonline all'epoca della presentazione del maxi esposto (28 luglio scorso, ndr), la vicenda presenta numerosi ulteriori lati oscuri: dall'interesse - "spintaneamente" scemato - della Popolare di Vicenza, alla gestione della Credito e Servizi, dal verbale dell'assemblea dell'11 ottobre 2014 fino alla cessione, due giorni più tardi, di un milione di quote Bps da parte della Scs al Banco Desio. "Mi chiedo - ha dichiarato Carlo Ugolini - come sia possibile presentarsi in assemblea il sabato e, una volta vinte le elezioni, cedere un milione di quote già il lunedì successivo. Non credo che certe operazioni si pianifichino nel giro di un giorno, per di più festivo. Come potevano avere già previsto che le elezioni del consiglio direttivo sarebbero andate per un certo verso? Come potevano sapere che sarebbe stato possibile vendere? Tra l'altro, la lista che ha battuto la nostra durante le votazioni di quell'assemblea - contro la quale abbiamo presentato proprio oggi ricorso al tribunale delle imprese di Perugia - non aveva dichiarato nel proprio programma l'intenzione di vendere un milione di quote, operazione non certo di poco conto. Vogliamo - ha concluso il presidente A.Spo.Credit. - che la verità esca fuori. Certo è che i soci sono stati tutti danneggiati, e con essi il volano dell'economia umbra. Tra la perdita di quote azionarie in termini percentuali, la perdita del controllo della Bps e il valore dell'istituto di credito, il danno subito si aggira tra i 300 e i 500 milioni di euro. Siamo pronti ad un concorso in parte civile in caso di rinvio a giudizio degli indagati".
Presente tra il pubblico, spettatore eccellente, l'ex presidente di Bps prima ed Scs poi Giovannino Antonini, preso d'assalto dai cronisti a margine della conferenza. L'ex presidente è tornato a parlare dopo molti mesi: "L'obiettivo - ha dichiarato - è di restituire la Bps a chi l'ha fondata, cioè ai soci. Mentre ero agli arresti domiciliari, accusati di reati per i quali la mia posizione è stata stralciata, hanno venduto la Bps a Banco Desio. A noi ci impedirono un aumento di capitale da 100 milioni di euro votato all'unanimità, salvo poi commissariare la banca e fare quel che tutti hanno visto".
Chi pensava che la vicenda Bps fosse conclusa con la fine dei commissariamenti, si è già ricreduto da tempo.



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I commenti dei nostri lettori

nicola velotti

11 anni fa

ma come è possibile in un paese civile che quando si tocca il vertica delle istituzioni sui fatti cala la nebbia....ricordo che il\'ex governatore fazio solo per aver tentato di aiutare un gruppo nella scalata della bnl fu costretto a dimettersi invece ora, a scippo perpetrato, non si trovano colpevoli ed il presidente mattarella ha giá steso la rete di protezioneparlando di tutela della nazione.... nel frattempo gli umbri si sono visti sottrarre una loro creature, che nel bene e nel male rappresentava un vanto per la regione...meditate umbri, meditate......

Elladio

11 anni fa

Elladio mi sembra una richiesta di danni giusta se dovuta. mi sorge spontanea la domanda: ma la differenza tra 300 e 500 milioni di euro da cosa è data dal numero dei soci sottoscrittori, o dalla quota del Duca o della rappresentata Nik di Kong Hong.?

aristippo

11 anni fa

non commenta nessuno ??????

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