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A Spoleto torna il Partito comunista
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A Spoleto torna il Partito comunista
Presentazione l'8 aprile prossimo alla biblioteca comunale di Palazzo Mauri
A Spoleto torna Il Partito Comunista. Venerdì 8 aprile alle ore 16, nella sala conferenze del primo piano della biblioteca comunale di Spoleto, in Via Filippo Brignone 14, ci sarà la presentazione ufficiale del partito. A rappresentare il Partito Comunista interverrà Alessandro Mustillo, attuale candidato sindaco a
Roma (clicca qui per la Pagina Facebook di Mustillo). L'Incontro pubblico è organizzato insieme alla sezione locale del Fronte della Gioventù Comunista.
"Un gesto atteso e necessario - si legge nella nota del nuovo soggetto politico -, di fronte alla crisi che oggi lascia un paese devastato dalle politiche di compatibilità con i diktat europei, dagli scandali e la corruzione di una classe politica di centrosinistra e centrodestra che di quelle politiche si è fatta portatrice e che oggi appare del tutto delegittimata agli occhi dei lavoratori e delle classi popolari. Serve spazzare via un sistema di potere incancrenito che oggi vede nel partito democratico e nei suoi sodali la cinghia di trasmissione degli interessi del grande capitale, dei palazzinari, degli speculatori. Gli indugi, i tentennamenti, le contraddizioni presenti in una certa 'sinistra' dimostrano ancora una volta come nessun reale cambiamento possa venire da forze politiche che sono legate a livello locale con il Pd, o che hanno come unico orizzonte quello delle alleanze elettorali per il salvataggio dei propri gruppi dirigenti".
"Il Partito Comunista - si legge ancora nella nota - ritiene che costruendo una battaglia politica nel Paese, rafforzando le fila del partito nella lotta, nei luoghi di lavoro, nei quartieri popolari, legando le battaglie, i trasporti, il lavoro, ecc. si possa dar luogo ad una vera rivoluzione culturale, che vuole rompere l'idea della rappresentanza sostituendola con il protagonismo diretto dei lavoratori e delle lavoratrici, dei giovani studenti, dei disoccupati, di quanti oggi sentono sulla propria pelle il peso delle politiche antipopolari. Una rivoluzione che vuole mettere al centro del protagonismo politico le nuove generazioni di militanti comunisti che stanno dimostrando, con il loro radicamento, che è possibile costruire una forza comunista al di fuori di ogni subalternità al PD, senza per questo scadere in logiche minoritarie.
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I commenti dei nostri lettori
trotzkista
10 anni fa
Un nuovo partito togliattiano ( a parole rivoluzionario, nei fatti conservatore) no ! Da dove vengono i fondatori, un po' di storia. Usciti dal PRC per salvare il governo Prodi, diventano la stampella del Governo D'alema. Il 29 ottobre viene presentata la nuova tessera e il 22 novembre si riunisce il comitato promotore del PdCI. Vi partecipano 107 fuoriusciti dal Comitato Politico Nazionale del Prc su 112 che votarono il 4 ottobre per la mozione Cossutta. Quest'ultimo viene nominato presidente del comitato che avrá il dovere di reggere le sorti del partito fino alla celebrazione del I Congresso Nazionale, mentre a Marco Rizzo, in marzo, viene affidato il coordinamento. La linea ufficiale è essere «un partito autonomo in un grande schieramento di sinistra»[42]. Il PdCI al governo (1998-2001) La coalizione dell'Ulivo si riorganizza e il 21 ottobre 1998 si costituisce un nuovo governo di centrosinistra con Massimo D'Alema Presidente del Consiglio. Il PdCI partecipa con Oliviero Diliberto, nominato ministro di Grazia e Giustizia, e Katia Bellillo, ministro senza portafoglio agli Affari Regionali. Sottosegretari comunisti sono Paolo Guerrini alla Difesa,Antonino Cuffaro all'Universitá e Ricerca Scientifica e Claudio Caron al Lavoro. È la prima volta che dei comunisti siedono al governo dell'Italia dal 1947. Il governo D'Alema nacque per rispettare gli impegni Nato" di CARLO SCOGNAMIGLIO PASINI* Nel dibattito sulla caduta del governo Prodi pubblichiamo l'intervento di Carlo Scognamiglio Pasini, ministro della Difesa nel successivo esecutivo guidato da D'Alema. --- Caro Direttore, forse in conseguenza dell'esito elettorale, la più autorevole stampa italiana ha pubblicato numerose interviste a protagonisti ed articoli autorevoli che qualificano la formazione del Governo presieduto dall'on. D'Alema (22 ottobre 1998) come la conseguenza dei peggiori vizi del machiavellismo minore, cioè il complotto, il tradimento e l'ambizione. Avendo avuto una parte non secondaria in quella vicenda desidero testimoniare che una simile ricostruzione non corrisponde affatto alla veritá storica, e costituisce invece il frutto di una percezione della politica che vede soltanto le questioni interne e non conosce, o non comprende, le ragioni della politica internazionale che talvolta sono ben più forti e rilevanti di quelle domestiche. Il Governo D'Alema non fu formato in conseguenza di questioni interne, poiché - per quanto io sappia - il protagonista avrebbe volentieri differito l'appuntamento, ma da ragioni di politica internazionale che derivavano dalla più grave crisi che il Paese si trovò ad affrontare negli oltre 50 anni della Repubblica. Questi sono i fatti. Il Governo presieduto dall'on. Prodi perse il voto di fiducia alla Camera il 7 ottobre 1998. Cinque giorni più tardi il Nac (North Atlantic Council, cioè la Nato) deliberò l'Activation Order contro il dittatore serbo Milosevic. Si tratta del terzo e ultimo passo della procedura di attacco militare in vigore presso l'Alleanza Atlantica, passo che affida al Segretario Generale e al comandante militare (Supreme Allied Commander in Europe - Saucer) il mandato, irrevocabile senza una nuova procedura di voto, di premere il grilletto, cioè di scatenare l'attacco che verrá compiuto dalle forze alleate, giá schierate per questo scopo. La delibera del 12 ottobre prevedeva una sospensiva di 96 ore, cioè fino al 16 ottobre, nell'esecuzione, per dare modo al Governo jugoslavo di dimostrare la propria disponibilitá a riprendere il negoziato con la comunitá internazionale. Questo fu, infatti, quanto si percepì, per cui alla scadenza la sospensiva fu protratta per ulteriori 96 ore, cioè fino al 20 ottobre, data alla quale l'Act Ord fu definitivamente sospeso, ma non revocato. Alla data del 20 ottobre 1998, cioè allo spegnersi dell'allarme rosso, la procedura per la risoluzione della crisi di governo italiana si era compiuta, avendo il Presidente della Repubblica concluso le consultazioni ed affidato all'on. D'Alema l'incarico di formare il Governo. Rammentando questi fatti, è impensabile che qualcuno ritenga che vi possa essere stato un solo rappresentante politico o istituzionale che nel corso delle consultazioni si sia espresso per un Governo istituzionale, cioè senza maggioranza parlamentare, oppure per lo scioglimento anticipato del Parlamento (e per votare, quando: a Natale?). In quelle circostanze né il Presidente Scalfaro, né l'on. D'Alema, avevano altra scelta se non tentare di formare un governo politico, cioè sostenuto da una propria maggioranza parlamentare, ancorché formata da una coalizione (i governi di coalizione sono la norma non l'eccezione nelle situazioni di guerra) diversa da quella formatasi con le elezioni politiche del 1996, un governo che garantisse alle Forze Armate italiane la possibilitá di assolvere con dignitá i propri compiti nell'Alleanza di fronte alla imminenza di un conflitto che di necessitá avrebbe visto l'Italia nel ruolo di protagonista. Sono testimone all'on. D'Alema di aver mantenuto i propri impegni con scrupolo e determinazione. Nel mese di novembre (1998, ndr) acconsentì alla richiesta di far partecipare l'Italia alla costituzione dello Kfor in Macedonia, che sarebbe poi divenuto il corpo di spedizione in Kosovo, su basi paritetiche con le maggiori potenze europee, Francia e Inghilterra. Nel mese di gennaio (1999, ndr) acconsentì al conferimento di una rilevante forza aerea italiana di 40 (poi 50) aerei da combattimento al comando Nato. Il 24 marzo 1999 si assunse la responsabilitá di acconsentire l'inizio delle ostilitá, nel corso delle quali pur impegnandosi - come era suo dovere - nella ricerca di una soluzione diplomatica, non ostacolò l'azione militare dell'Alleanza. Verso la fine del conflitto autorizzò l'eventuale partecipazione dell'Italia alla formazione di un corpo di invasione, con una imponente aliquota di forze. L'Italia uscì da questa drammatica vicenda avendo conquistato il rispetto e la considerazione degli Alleati in una misura che mai si era espressa in passato, e avendo offerto un contributo insostituibile all'azione militare. Queste furono le ragioni della formazione del Governo D'Alema e della maggioranza che lo sostenne. E' possibile che prima e dopo la conclusione vittoriosa della guerra nel Kosovo si siano compiuti errori nella politica interna. Ma questa è questione diversa dalle vicende che si svolsero nell'ottobre 1998, e sulla quale non saprei esprimermi per difetto di competenza. *Ex ministro della Difesa
operaia
10 anni fa
Purtroppo nerorosso ha ragione. Questi finché avevano lo stipendio milionario da senatori hanno commesso le peggiori nefandezze, si sono compromessi con baffetto (sará la nostalgia di baffone), hanno magnato e bevuto al banchetto dei potenti e ora si spacciano x rivoluzionari... Ma chi ci dice che una volta in parlamento non torneranno a portare l'acqua con le orecchie ai vecchi padroni? Guardate qua vicino dove hanno i consiglieri vmcosa combinano
pippo
10 anni fa
io spero che la bottedel professore sia come quella Marcus Atilius Regulus. ................................................................magari con i chiodi di gomma
Berlinguer ti voglio bene
10 anni fa
Che tenerezza......mi sembra di avere ancora vent' anni nel sentire....i concetti, la prosa, la congiura demo - pluto - massonica, i Padroni, il proletariato, la lotta operaia, la rivoluzione culturale il servizio d'ordine di Lotta Continua......mi sto quasi commuovendo... nostalgia canaglia ! ( Albano e Romina ). Ma questa amministrazione di "destra" é proprio generosa, visto che vi fa rifondare il PCI nella biblioteca comunale..... il PD col ca$$o che ve la avrebbe concessa! Comunque.....AVANTI POPOLO!!!!! Finché ci sarete il professore é in una botte di ferro. Vi auguro i migliori successi e Vi saluto con il pugno chiuso ma la pelle della mano é un po' rugosa e nel palmo c'è scritto DELUSIONE.
nerorosso
10 anni fa
Gli indugi, i tentennamenti, le contraddizioni presenti in una certa 'sinistra' dimostrano ancora una volta come nessun reale cambiamento possa venire da forze politiche che sono legate a livello locale con il Pd, o che hanno come unico orizzonte quello delle alleanze elettorali per il salvataggio dei propri gruppi dirigenti Cito e condivido. Eppure quando il Partito di Marco Rizzo è stato in parlamento ha governato col PD! Addirittura Rizzo, Cossutta e Diliberto fecero una scissione da Rifondazione perché questa fece cadere il governo Prodi. Insomma Bertionotti era troppo di sinistra per loro! Con D'Alema appoggiarono i bombardamenti sulla Serbia, stavano scrivendo la riforma del lavoro con D'Antona (che verrá ucciso dalle BR), hanno votato il pacchetto Treu, Diliberto ha istituito i GOM nelle carceri quando era Ministro della Giustizia, in Umbria hanno avuto assessori e consiglieri nelle peggiori amministrazioni della nostra storia, quelle presiedute dalla Lorenzetti. Insomma, le parole sopra sono condivisibili, ma chi in passato ha SEMPRE governato col PD fino a quando ha avuto uno scranno in parlamento e ora che non lo ha più fa l'estremista, che credibilitá ha? Chi ci assicura che appena entrano in parlamento questi non tornino al governo con Renzi? Grillo avrò tanti limiti, ma la sua forza sta nel fatto che può rivendicare di non essersi mai compromesso coi partiti. I signori Rizzo&co. non posso rifarsi la verginitá a 60 anni!
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