cronaca
Terremoto, il dramma di Norcia attraverso le voci degli sfollati
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Terremoto, il dramma di Norcia attraverso le voci degli sfollati
Gli attimi di panico dopo il sisma, l'accoglienza e la critica alle istituzioni: 'Gestione inadeguata, un miracolo che non sia morto nessuno'
Qualcuno ha detto che gli Umbri hanno una corazza d’acciaio e un cuore di cioccolato. Questa definizione calza a pennello ai terremotati di Norcia, almeno a quelli che abbiamo l’occasione di incontrare, ospiti temporanei in una struttura nelle campagne perugine.
Sono visibilmente scossi, ed è comprensibile dato che hanno perso quasi tutto: le loro case, le loro attività, la loro stessa città, per chissà quanto tempo. Molti oltretutto hanno figli piccoli. In un primo momento non sono molto disposti a farsi intervistare, ma dopo qualche insistenza mandano avanti due di loro che hanno estrema voglia di raccontare ciò che è successo: la grande paura dopo la scossa del 30 ottobre (quella che ha buttato giù mezza Norcia, causando circa 3.000 sfollati su meno di 5.000 abitanti), la riconoscenza nei confronti di chi gli ha dato una mano (dai primi soccorsi agli aiuti successivi) e una critica non troppo velata alle istituzioni, ree di aver gestito la situazione in maniera inadeguata dopo che gli eventi sismici proseguivano da oltre due mesi, dalla drammatica notte del 24 agosto in cui vennero spazzate via Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.
“Nessuno sapeva di un piano di evacuazione, Norcia era tutta una nuvola di fumo e macerie, un caos totale” ci racconta Daniele, che si è salvato per miracolo la mattina del 30 ottobre: “Il pesantissimo armadio della mia camera, alto 3 metri, è crollato sul letto dove fino a poco prima dormivo con mia moglie e la mia bambina”. “Le tende da campo installate dopo il 24 agosto – denuncia Daniele – sono state rimosse troppo alla svelta, forse per un fatto di immagine, o per paura di ripercussioni economiche. Non c’era nemmeno un punto di raccolta e non si trovavano viveri, noi come altri siamo riusciti a trovare riparo nella locale vineria. Ringraziando San Benedetto, non è morto nessuno, ma l’immagine di Norcia come città solida è stata smentita dai fatti”. Lo stesso 30 ottobre, per un beffardo scherzo del destino, Daniele ha perso anche il lavoro: il negozio di norcinerie in cui era assunto gli aveva inviato il preavviso di licenziamento a seguito di chiusura (che lui ci mostra, ndr) quindici giorni prima, “nonostante le rassicurazioni del proprietario”. Anche la moglie lavorava lì, con un contratto a termine: ora entrambi sono senza un impiego.
Mirsad (conosciuto in città come Michele), originario della Macedonia ma di etnia albanese come tiene a sottolineare, prova a spiegare perché siano state prese determinate decisioni, lui che, proprietario di una piccola bottega, fa parte di un’associazione di commercianti nata dopo la scossa estiva: “È stata fatta una scelta precisa, quella di provare a far ripartire Norcia, di non bloccare il commercio, anche perché i turisti continuavano ad arrivare. Capisco che questa soluzione possa non essere stata ben vista da qualcuno. Forse chi di dovere non ha gestito bene la situazione degli sfollati, che non erano pochi già dopo il 24 agosto, si potevano garantire loro delle sistemazioni provvisorie. Anche chi aveva una struttura dichiarata agibile, come me, che ho moglie e 3 figli, aveva paura”. Paura rivelatasi poi più che fondata. “Dall’altra parte della montagna (ad Arquata del Tronto, ndr) – continua Mirsad – le cose sono state gestite meglio, hanno realizzato scuole temporanee, sono arrivati tanti aiuti”.
Aiuti che ora stanno giungendo anche per i Nursini, grazie alla generosità dei privati. Nel complesso che ospita le persone con cui abbiamo parlato (che verranno a breve raggiunte da altri concittadini) c’è infatti una stanza piena di buste con molti generi utili: giochi per bambini, pannolini, prodotti per l’igiene personale e tanti, tantissimi indumenti pesanti per l’inverno. I terremotati sono commossi da questa ondata di generosità nei loro confronti e ringraziano chiunque li abbia aiutati o li stia aiutando in questi momenti difficili: le forze dell’ordine che gli hanno fatto evacuare le case in sicurezza, gli amici che li sostengono come possono, la struttura che li sta accogliendo. Ora si attendono solo dei segnali da parte delle istituzioni (Comune e Regione). In particolare una richiesta è molto chiara: occorre rispettare la volontà di tutti quelli che non vogliono o non possono abbandonare Norcia (come i tanti allevatori della zona che non sanno dove lasciare il bestiame), provvedendo in fretta al posizionamento di appositi prefabbricati.
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I commenti dei nostri lettori
mah
10 anni fa
beh che dire, i danni della politica sono sempre i più grandi. Quando si sbandierava il famigerato "modello umbria" per un fine nobile magari, quello di non scacciare i turisti, non si pensava che gli aiuti sarebbero stati dirottati altrove, dove c'era bisogno. E invece il "modello Umbria" non ha (come prevedibile) funzionato. Nessuno ha voluto ricordare il "modello Spoleto" del 1997, in fondo voluto dagli stessi personaggi. La conseguenza è che i turisti non c'erano comunque e che oggi bisogna elemosinare aiuti che se arrivati settembre avrebbero certamente giovato a quella povera gente che ora deve dormire in macchina.
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