cronaca
Minacce e diffamazione, condannato Enrico Menestò
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Minacce e diffamazione, condannato Enrico Menestò
Il presidente del Cisam è invece uscito assolto, insieme alla moglie, dalle accuse più gravi. Prescritto il reato di violenza privata
Condannato in primo grado per minacce e diffamazione il presidente del Cisam, Centro italiano studi sull'Alto medioevo, Enrico Menestò. La sentenza è arrivata nel primo pomeriggio di ieri, al termine di una camera di consiglio durata oltre quattro ore. Il giudice Delia Anibaldi ha assolto il presidente del Cisam dalle accuse più gravi, dichiarando inoltre prescritta la violenza privata, ipotesi di reato cui era
stata derubricata l'originale accusa di estorsione. Menestò era finito sotto la lente degli inquirenti sei anni fa, quando si era visto indagato per estorsione, rimborsi ingiustificati, contratti retrodatati con l'agenzia della propria moglie (La Etheria S.a.s), appropriazione di opere d'arte di proprietà pubblica, ingiurie, minacce, violenze psicologiche per indurre a lasciare l'incarico l'unica persona in grado di controllare, almeno dal punto di vista amministrativo, questa sua ipotetica condotta.
Una storia che parte da lontano, che ha condotto la dipendente del Cisam - sei anni fa - a sporgere querela e che ieri ha visto chiudersi il suo primo capitolo legale. Menestò, insieme a sua moglie, è stato riconosciuto innocente per le ipotesi di reato più gravi, mentre il reato di violenza privata è andato prescritto. Il presidente è invece stato condannato per minacce e diffamazione. Per questi due reati a Menestò è stata comminata una multa da 900 euro, il risarcimento di 2mila e 500 euro nei confronti della querelante e il pagamento delle spese processuali. Da notare come, nella vicenda della presunta appropriazione delle opere d'arte, il Comune di Spoleto - proprietario dei beni in questione - non si sia costituito parte civile.
Per il presidente e la dipendente del Cisam, ovviamente, la vicenda non finisce qui. Se, infatti, l'avvocato Libori, difensore di Menestò e di sua moglie, si dice "felice" per l'esito del primo grado e fiducioso di vincere il ricorso in appello riguardo "i due reati minimali" ancora in piedi, la controparte - difesa dall'avvocato Giancarlo Viti - continua la battaglia sul terreno del rito civile, forte di una condanna penale a carico del presidente e di una prescrizione - non assoluzione - per ipotesi di reato contro la sua persona.
Menestò, che si è da sempre professato innocente, non ha mai neanche ventilato l'ipotesi di dimettersi dalla sua carica di presidente del Cisam che, vale la pena ricordarlo, è una fondazione privata che usufruisce annualmente di contributi pubblici, i quali costituiscono la parte prevalente del suo bilancio.
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