politica

Polito (Pc): 'Diritti dei lavoratori tornati indietro di cento anni. Noi unica alternativa di rottura'

 

E sul post-sisma: 'Non c'è ripresa senza un tessuto sociale forte e coeso'

 

(ARTICOLO CHIUSO AI COMMENTI)

Polito, perché secondo Lei ha ancora senso parlare di comunismo? "Ha senso oggi più che mai, in quanto viviamo un periodo storico nel quale il sistema capitalista morde ferocemente schiacciando verso il basso i lavoratori. I diritti della classe lavoratrice sono tornati indietro di quasi un secolo ed avere un


lavoro a tempo determinato, magari per soli sei mesi, ad alcuni di noi sembra ormai quasi un lusso. Non parliamo poi del lavoro stabile, quello sul quale si può costruire il proprio futuro, ormai non esiste quasi più. Essere comunisti, oggi, vuol dire soprattutto voler unire la classe lavoratrice, vuol dire adoperarsi affinché comprenda la propria forza e riacquisti la propria coscienza".

Definite il vostro programma "non elettorale, ma di lotta": dove intendete combatterla, questa lotta al sistema che proponete? "Le nostre lotte sono le stesse di chi in questo momento subisce un licenziamento, di chi non riesce a trovare lavoro se non con forme contrattuali a dir poco criminali che prevedono salari insufficienti per una vita dignitosa. Nostra intenzione è lottare fuori e dentro i posti di lavoro, le fabbriche, gli uffici, le scuole e, perché no, anche fuori e dentro il parlamento".

Quali sono, secondo il Suo punto di vista, le reali differenze - se esistono - fra i tre principali schieramenti che verosimilmente si contenderanno la vittoria elettorale? "In realtà, non so neanche se si possa parlare di veri e propri schieramenti. Vedo solo accozzaglie di simboli con i rispettivi leader che sembrano essere al mercato delle vacche, invece che in una campagna elettorale dignitosa e rispettosa dell'elettorato. Onestamente non vedo grandi differenze tra un futuro governo di centrodestra, centrosinistra o Cinque Stelle. Tutti gli schieramenti vanno verso la direzione che si è seguita fino ad ora: gabbia europea, patto di stabilità, pareggio di bilancio. Finché si rimane all'interno dell'Unione Europea, i margini di manovra sono ristrettissimi, perché le vere decisioni si prendono a Bruxelles. Francamente, senza presunzione, l'unica alternativa di rottura siamo noi".

L'Italia è un Paese reazionario? O è la sinistra che non sta più con il popolo italiano? "Il nostro Paese può avere degli aspetti reazionari o conservatori se vogliamo, ma non credo siano queste le spiccate caratteristiche della popolazione italiana. Questi sono degli istinti che nei momenti di crisi economica si fanno più forti presso le fasce più in difficoltà della popolazione. In questa fase le forze di destra, più o meno estremiste, soffiano sul fuoco delle difficoltà in cui si trovano le classi popolari basando il proprio lavoro politico sul ritornello che fa più presa: l'immigrazione e la xenofobia. Premesso che, se non ci fosse questo tema, questi schieramenti probabilmente non avrebbero delle vere proposte degne di questo nome, dobbiamo prenderne atto e proporre una visione più razionale e meno di pancia".

E quale sarebbe? "Al momento molti nostri connazionali vedono nell'immigrato il nemico e, quindi, invocano rimpatri, ruspe e quanto di peggio si possa pensare. Noi poniamo invece l'attenzione su chi crea le condizioni per cui uomini e donne sono costretti a lasciare il proprio Paese per andare a migliaia di chilometri di distanza a cercare una speranza, a volte anche a costo della vita. Il vero nemico, quindi, è chi distrugge con guerre imperialiste i Paesi di provenienza degli immigrati per poterne depredare le risorse".

Concettualmente questo discorso non fa una piega: ma nel suo piccolo l'Italia cosa può fare per arginare il fenomeno? "Secondo noi gli immigrati sono visti come il nemico per via della loro condizione disperata, che viene sfruttata come arma di ricatto. Pur di sopravvivere sono disposti ad accettare i lavori più umili a salari inferiori rispetto a quanto accetterebbe un qualsiasi italiano. Noi del Partito Comunista siamo convinti che gran parte del problema si risolverebbe nel momento in cui il padrone fosse obbligato a pagare un salario minimo garantito per tutti, italiani e stranieri, uomini e donne. A quel punto la miccia della guerra fra poveri verrebbe disinnescata, perché non ci sarebbe più motivo per odiare chi accetta di fare il tuo stesso lavoro per la metà della tua paga, solo perché è disperato. A chi si fa ingannare dalla retorica xenofoba dell'immigrazione diciamo che la guerra fra poveri la vincono i padroni".

Lei proviene dalla Valnerina: ci descriva l'emergenza sismica prima, e la ricostruzione poi, vista con gli occhi di un comunista. "Abbiamo vissuto un evento di proporzioni gigantesche che ha piegato la nostra comunità, come molte altre in tutto il centro Italia, e siamo stati costretti a vivere un inverno molto duro. Come se non bastasse molti di noi sono dovuti andare in altre città, in quanto dopo la scossa del 30 ottobre 2016 non c'era possibilità di far rimanere tutta la popolazione sul territorio nursino. La scena più brutta che ho visto è stata quando molti dei miei compaesani si sono trovati costretti a salire sui pullman ed abbandonare i propri luoghi senza sapere quando sarebbero potuti tornare".

Cosa è mancato? "Mi sarebbe piaciuto, e molto anche, che dopo le scosse del 24 agosto si fosse tenuta la guardia alta per più tempo. Magari ci sarebbe stata la possibilità di far rimanere più persone vicino alle proprie case dopo la scossa che ci ha colpiti il 30 ottobre".

Ora come si riparte? "Posso dire che, a mio avviso, non esiste ripresa senza una popolazione unita e presente sul proprio territorio. Ecco, da comunista credo di poter dire che non possa esistere una ripresa vera, senza un tessuto sociale forte e coeso. 

Un obiettivo reale che il PC si aspetta di ottenere da questa tornata elettorale. "Uno degli obiettivi principali che ci eravamo posti è già stato realizzato, cioè aver raggiunto il monte firme necessario per riportare il glorioso simbolo della falce e martello sulla scheda elettorale. Inoltre, abbiamo potuto sfruttare la campagna elettorale per far conoscere il nostro partito e le nostre posizioni a molte persone che non ci conoscevano ancora, avvicinandole così alla nostra organizzazione. Per ora possiamo dire che il bilancio è tendenzialmente positivo, stiamo lavorando anche per prepararci all'eventuale raggiungimento del famoso 3%. Non siamo di certo un partito che cerca il risultato elettorale a tutti i costi, ma una rappresentanza parlamentare sarebbe sicuramente importante per amplificare il nostro lavoro quotidiano. Insomma, sappiamo che 'il lavoro politico va fatto dentro la Duma e fuori dalla Duma'."

SPAZIO POLITICO-ELETTORALE AUTOGESTITO



Fai una donazione a Spoletonline per aiutare il nostro progetto




I commenti dei nostri lettori

Non è presente alcun commento. Commenta per primo questo articolo!

Dì la tua! Inserisci un commento.







Disclaimer
Ogni commento rappresenta il personale punto di vista del rispettivo autore, il quale è responsabile del suo contenuto.
Spoletonline confida nel senso di civiltà dei lettori per autoregolamentare i propri comportamenti e si riserva il diritto di modificare o non pubblicare qualsivoglia contenuto che manifesti toni o espressioni volgari, o l'esplicita intenzione di offendere e/o diffamare l'autore dell'articolo o terzi.
I commenti scritti su Spoletonline vengono registrati e mantenuti per un periodo indeterminato, comprensivi dei dettagli dell'utente che ha scritto (Ip, email ecc ecc). In caso di indagini giudiziarie, la proprietà di Spoletonline non potrà esimersi dal fornire i dettagli del caso all'autorità competente che ne faccia richiesta.