politica

Lotta al degrado, interviene il Partito Comunista: 'No soluzioni repressive, è una questione culturale ed economica'

 

' Proporre ai nostri giovani buone pratiche di convivenza per rendere le strade delle città un luogo vivibile per tutti è un passo importante'

 

“Si è appena conclusa una campagna elettorale in cui molte forze politiche hanno parlato di degrado e sicurezza facendone uno dei temi centrali del proprio messaggio elettorale. Ma chi ha fatto della lotta al degrado il proprio cavallo di battaglia non ha saputo fare altro che proporre soluzioni repressive,


dall'installazione di telecamere al divieto della vendita di alcolici, o atti dimostrativi di breve respiro, come tagliare l'erba delle aiuole: soluzioni che equivalgono a nascondere la spazzatura sotto al tappeto”. A parlare, attraverso una nota, è il Partito Comunista, che aggiunge: “Contrastare il degrado è una questione culturale, economica e sociale. Proporre ai nostri giovani buone pratiche di convivenza per rendere le strade delle città un luogo vivibile per tutti è un passo importante per uscire da una logica repressiva inutile e dannosa, che toglie spazi di agibilità e danneggia gli esercizi commerciali. Ma non bisogna dimenticare che il degrado affonda le sue radici nella mercificazione dei servizi fondamentali e nella desertificazione del tessuto economico delle città: la costruzione di centri commerciali come cattedrali nel deserto a scapito di piccoli esercizi commerciali che fanno da presidio del territorio e la chiusura di attività produttive a causa di delocalizzazioni o scellerate politiche industriali sono tutti risultati di un'unica causa: la ricerca forsennata del massimo profitto, che provoca degrado umano, sociale ed economico. Chiudere i centri storici alla movida o tosare l'erba delle aiuole non sono soluzioni. Combattere il degrado in modo strutturale vuol dire lottare al fianco delle classi popolari per riportare al centro i diritti fondamentali: il lavoro, la casa, lo studio, la salute. Ricordiamo ai cittadini, prima che elettori, che un voto, o una promessa elettorale non cambiano nulla: solo la lotta paga”.



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