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Congresso Mondiale delle Famiglie: ministrini e menestrelli ci insegnano come si vive
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Congresso Mondiale delle Famiglie: ministrini e menestrelli ci insegnano come si vive
Dal 29 al 31 marzo si svolge a Verona il Congresso Mondiale delle Famiglie. Ministri, ministrini e menestrelli, sindaci e prelati in prima fila ad insegnarci, bontà loro, con chi e come vivere, tutti insieme a difendere il passato. Perché si sa, quando si ha paura del futuro o non lo si comprende, si torna
precipitosamente indietro. Figura di spicco il leghista Simone Pillon - uno degli organizzatori del Family Day -, un tal vescovo di Verona, Zenti, e un patriarca della chiesa ortodossa debitamente barbuto. Di certo le tonache non potevano mancare, perche quando c'è da pescare nel revisionismo storico la Chiesa diventa una punta di diamante. "Dio, Patria e Famiglia", per dirla tutta, è lo slogan di questi appuntamenti, con sottotitolo "le dame, i cavalier, l'arme e gli amori". Tutti i simpatizzanti si affrettano a precisare che non sono in discussione le conquiste sociali dell'aborto e del divorzio: strano però che il Papa abbia detto che l'aborto "è come affittare un sicario per risolvere un problema". Così, a naso, non mi sembra che Sua Santità consideri civile una battaglia già vinta. Si ritiene che il divorzio sia la causa principe della decrescita della natività e di certo in quel di Verona, sotto un coro celeste e cherubini trombettieri svolazzanti, si benedirà la donna fattrice-paziente-chioccia-misericordiosa-sofferente, prigioniera e incatenata ad un matrimonio infelice, confortata però da un bel numero di pargoli sparsi in casa. A mio parere è un bel balzo in avanti questa visione della famiglia, peccato che al toccare terra, poi, non se ne trovi sotto i piedi. La stranezza del luogo scelto per il congresso è un'altra cosa su cui vale la pena soffermarsi. E' vero, la regione Veneto è una bottega di rigattiere, cianfrusaglie e patacche storiche spacciate come sostanze tossiche per avvelenare la solidarietà e dunque giustifica la sede, ma la città di Romeo e Giulietta dovrebbe essere impregnata d'amore e credo che proprio questo manchi. Perché l'amore non può essere codificato, circoscritto, e non lo si ferma mettendo recinti e regole. E' come mettere un dito in un buco della diga, speranzosi che non ceda: prima o poi verrà giù inondando tutto. Agli organizzatori, ai partecipanti e plaudenti sicuramente infallibili, perfetti, ai custodi dell'ortodossia spietata, alle loro famiglie, un invito: guardate fuori dalla vostra fortezza. Sotto i bastioni delle certezze granitiche e, dunque, cieche e sorde, c'è un popolo che si danna per vivere, combatte ogni giorno per essere libero nelle scelte. Non sarà qualche vostro monito stantio e sepolcrale a farlo tornare belante.
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