cronaca
Tra pubblico e privato
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Tra pubblico e privato
La pandemia ha rappresentato una bufera che ha sconvolto il servizio sanitario: i rischi all'orizzonte
La Pandemia è stata una bufera che ha sconvolto il Servizio Sanitario Pubblico. Talmente violenta che molti (moltissimi), non ne hanno retto l'urto. Le condizioni di lavoro sono diventate molto critiche tanto che molti (moltissimi), hanno lasciato, appena ne hanno avuto la possibilità, il loro posto andando in pensione.
E quelli che non l'hanno fatto stanno semplicemente aspettando il momento che consentirà loro di farlo. Questa, purtroppo, è la triste realtà che sta, malauguratamente, sconvolgendo il Sistema. E lo sconvolgimento ha dei risvolti che meritano di essere esaminati e valutati con una certa attenzione.
Difficilmente, è risaputo, un medico che va in pensione smette di lavorare. Sono molto pochi coloro che decidono di fare i pensionati a 360 gradi cancellando addirittura il loro nome dall'Albo Professionale. I più continuano nella professione perché fare il medico è, spesso e volentieri, una "deformazione" cromosomiale e ci sono pertanto non pochi colleghi che continuano nella loro attività dopo il pensionamento. Il risultato delle tante uscite dal Servizio Sanitario Pubblico significa, insomma, altrettante nuove presenze sul mercato del lavoro privato.
La Medicina non pubblica, di conseguenza, trova a sua disposizione tante professionalità, spesso di spicco, con un'esperienza lavorativa pluriennale e, se la vogliamo dire tutta, a costi contenuti, giacché non è necessario assumerle pagando tutti i vari contributi. La "competizione" pubblico privato sarà pertanto più accesa. Chi vincerà?
Da una parte abbiamo un Servizio oberato dalla burocrazia e da lacciuoli contrattuali e sindacali, dall'altra un'organizzazione snella, fluida, dinamica, con le "saracinesche" sempre aperte e sempre disponibili (gli esami radiografici si fanno anche nei festivi e sino a notte tarda), con la possibilità di acquisire nuova tecnologia in tempi brevi, quasi dall'oggi al domani.
Il pubblico ha attualmente il suo punto di forza (e la sua trincea) nel trattamento dell'emergenza urgenza, un ambito, oggi come oggi, che il privato considera troppo costoso e rischioso. Però sui servizi è decisamente in affanno tanto che scattano sempre più spesso le convenzioni. Le quali convenzioni, pertanto, rappresentano il primo cedimento dell'organizzazione sanitaria pubblica: "non riesco a garantire il servizio dovuto e lo appalto ad un terzo”.
Il risultato finale di tutto ciò lo abbiamo sotto gli occhi anche nella nostra piccola Regione, dove i poliambulatori privati lavorano a pieno regime e si stanno moltiplicando, dove le Case di Cura di Perugia si ristrutturano e si ampliano e dove a Terni si discute sulla richiesta di posti letto per una Clinica, naturalmente privata. Mi può stare tutto bene, ma penso che se non si mette mano ad una revisione profonda e sistematica delle cose (ovvero non si lavori per un vero potenziamento del Servizio pubblico investendoci tutto quello che c'è da investire onde recuperare tutto quanto, in questi ultimi anni, gli è stato sottratto) la prossima Pandemia (che, prima o poi, ci sarà), ci troverà più impreparati di adesso. E saranno cavoli amari.
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I commenti dei nostri lettori
Aurelio Fabiani
4 anni fa
Nessuno spazio al privato, anche sotto forma di convenzioni. Assumere il personale necessario, dotare gli ospedali e i luoghi pubblici di cura delle strumentazioni necessarie, dare vita a una vera sanità di territorio. I processi di privatizzazione e aziendalizzazione sono partiti ben prima della pandemia, in Umbria dai tempi della Lorenzetti e anche prima. Non fare funzionare il pubblico è una scelta politica deliberata con cui si costringe la popolazione a finire nelle fauci dei privati. Basta!
comitato 19 giugno
4 anni fa
Ma se ogni delibera fiscale o amministrativa DEVE essere eseguita, perché le deliberazioni circa il ripristino dell'Ospedale di Spoleto non vengono eseguite?
"Una rondine non fa primavera".
4 anni fa
Tutti sono soggetti ad avere qualche incidente e ad ammalarsi, quindi un ospedale ben attrezzato è la cosa più importante che i cittadini di un territorio possono avere. Se gli spoletini non capiscono questo, e non si danno da fare unanimemente facendosi sentire da chi di dovere, può tanto insistere il Signor Ercolani con i suoi scritti ma non si muoverà un bel niente niente. Per smuovere le acque ci vuole una reazione decisa e comune compresa la presenza delle autorità cittadine. E, per solidarietà, compresa anche la presenza di chi le cure se le può pagare senza problemi in privato.
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