cronaca

Campello, schiaffi e maltrattamenti a studentessa affetta da autismo

 

Indagata la professoressa di sostegno. Indagini concluse, si attende il rinvio a giudizio

 

Minacce, schiaffi, strattoni, umiliazioni verbali, prese per i capelli, isolamento dalla classe, violenza psico-emotiva: succede a Campello sul Clitunno, dove una giovane studentessa delle scuole medie – affetta da una grave forma di autismo infantile – sarebbe stata vittima dei “metodi”, a dir poco vergognosi, adottati da una professoressa di sostegno almeno fino allo scorso marzo.

In particolare, come si legge negli atti depositati dal sostituto procuratore di Spoleto Federica Filippi, l’insegnante avrebbe più volte schiaffeggiato la giovane, costringendola regolarmente a trascorrere l’intera giornata in isolamento, lontana dai compagni e impedendole così di seguire il previsto percorso educativo e di inclusione. Durante le lunghe ore in solitudine, la prof avrebbe trascorso il tempo a guardare il suo telefono cellulare, disinteressandosi della minore. A volte, per vincere la resistenza della giovane, per portarla via dalla classe sarebbe giunta a strattonarla e a trascinarla verso la porta, facendola sbattere contro i banchi, contro lo stipite della porta stessa e, in un’occasione, provocandone la caduta a terra, salvo poi rialzarla e schiaffeggiarla davanti a tutti.

La situazione era diventata talmente insostenibile che deve essere giunta in qualche modo a conoscenza dei carabinieri i quali, utilizzando le telecamere all’interno della scuola, hanno ricostruito la vicenda.

Soltanto alla chiusura delle indagini, avvenuta circa un mese fa, la famiglia della vittima è venuta a conoscenza del motivo per il quale la ragazza non voleva più andare a scuola da circa tre anni a questa parte, ovvero dall’arrivo della nuova insegnante di sostengo. La giovane, infatti, a causa del proprio disturbo non è in grado di raccontare le violenze subite, il che non fa che rendere ancor più vigliacco e odioso l’atteggiamento che viene attribuito alla sua docente.

Sta di fatto che la giovane manifestava da tempo irrequietezza e agitazione, unite ai segni di una progressiva regressione verbale nonostante i molti sacrifici sostenuti dalla sua famiglia, che per anni l’aveva fatta seguire da un’equipe di psicologi ed educatori fino a raggiungere un livello soddisfacente di autonomia. Un’autonomia che, attualmente, non c’è più, a causa delle reiterate violenze subite a scuola proprio da parte di chi, al contrario, dovrebbe aiutare lungo il percorso formativo.

Una volta compreso l’accaduto, la famiglia si è rivolta all’avvocato Antonio Francesconi che, in collaborazione con il collega Giuseppe Palmisano del Foro di Spoleto e da un pool di medici legali, sta valutando le azioni da intraprendere. “Forse – dichiara il legale a Spoletonline – non tutti sanno che quando una scuola accoglie la domanda di ammissione di uno studente viene a sussistere un vincolo negoziale che comporta l’obbligo, da parte dell’Istituto scolastico, di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’alunno, per tutto il tempo in cui fruisce della prestazione scolastica, in tutte le sue espressioni”. In altre parole, non solo la prof ma anche la scuola sarebbe da ritenersi responsabile dell’accaduto, il che configura nuovi scenari giudiziali in caso di rinvio a giudizio nei confronti dell’insegnante.

Proprio un mese fa si sono concluse le indagini del pubblico ministero Filippo: a questo punto si attende la richiesta di rinvio a giudizio la quale, qualora venisse accolta dal giudice, aprirebbe le porte al processo penale a carico dell’indagata.



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I commenti dei nostri lettori

Curiosa

9 mesi fa

E chiaro, che non può, assolutamente fare questa professione l insegnante.... Magari pulisca le classi... O lavori socialmente utili

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