La Scienza in Tasca

Il punto più lontano che abbiamo mai raggiunto

 

Dalle prime missioni spaziali alla sonda Voyager 1, autrice del selfie più lontano della Terra: fin dove siamo arrivati nello spazio (Foto: “Pale Blue Dot”: foto della Terra scattata dalla sonda Voyager 1 nel 1990. Crediti: NASA/JPL-Caltech)

 

Sono passati 64 anni da quando luomo oltrepassò l’atmosfera che circonda la Terra per la prima volta, raggiungendo lo spazio. Erano gli anni della Guerra Fredda, il mondo era diviso tra Russia e America, tra Est e Ovest, e la corsa agli armamenti era accompagnata anche dallurgenza, reale e simbolica, che le due parti di mondo avevano di dimostrare la loro superiorità, supremazia, il loro controllo assoluto anche su ciò che c’è al di sopra di noi.

Il primo uomo nello spazio, nel lontano 1961, era russo: Yuri Gagarin. I primi uomini sulla Luna, invece, erano americani: Neil Armstrong e Buzz Aldrin, a bordo della missione Apollo 11, nel 1969.

La Luna è il luogo più lontano nel quale luomo si sia mai spinto in prima persona, a ben 384.400 chilometri da noi.
Ma in qualche modo siamo riusciti ad arrivare molto, molto più lontano.

Lo Sputnik 1, il primo satellite che raggiunse lo spazio nel 1957, fece solamente un breve giro.
Negli anni seguenti la tecnologia si evolse rapidamente e presto ci furono le prime missioni per avvicinarci agli altri pianeti: nel 1964 Mariner 4 della NASA arrivò a 9844 km da Marte, mentre nel 1971 la sonda russa Mars 2 orbitò intorno al pianeta rosso.

La sonda statunitense Pioneer 10, lanciata nel 1972, fu la prima a raggiungere Giove, e la sorella Pioneer 11, lanciata 7 anni dopo, osservò gli anelli di Saturno. Nei cinquant’anni che sono passati nel frattempo, le due sonde hanno continuato il loro viaggio, spingendosi sempre più lontano: attualmente si trovano ai confini del Sistema Solare.

Ma siamo riusciti ad arrivare ben oltre: la sonda Voyager 1, lanciata nel 1977 con il compito di esplorare i pianeti giganti, oggi si trova a più di 25 miliardi di chilometri dalla Terra, ed è ufficialmente il manufatto umano più distante da casa. Ha superato l’eliopausa, considerato come il confine del Sistema Solare, ed è entrata nello spazio interstellare dal 2013, inviando ancora dati in tempo reale alle antenne della NASA: un suo segnale impiega 23 ore a raggiungerci.

Quando si trovava ancora all’altezza di Saturno, uno dei responsabili della missione, il celebre astronomo Carl Sagan, ebbe l’idea di far scattare a Voyager 1 una foto alla Terra: si tratta del nostro selfie più lontano in assoluto. La Terra appare come un pallido puntino blu, motivo per cui la foto fu soprannominata “Pale Blue Dot”. Era il 1990: la Guerra Fredda stava volgendo al termine, ma non per questo il mondo si era trasformato in un posto pacifico e ideale in cui vivere. Sagan si batteva per la pace, per l’ambientalismo, per l’etica. E, alla vista di quella foto, queste furono alcune delle parole che condivise con il mondo intero:

"Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. […] Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. […] Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto".

Non si sa con certezza per quanto tempo riusciremo a restare in contatto con Voyager 1, ma in ogni caso il suo viaggio proseguirà e, fra circa 30 000 anni, raggiungerà il campo gravitazionale di un’altra stella. Quel che è certo, è che non tornerà più a casa.



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I commenti dei nostri lettori

Elisa Cicillini - autrice dell'articolo

5 mesi fa

Senza entrare qui nel merito delle teorie sul “complotto lunare”, che richiederebbero un’analisi a parte, ci tengo a chiarire un punto: nessuno nel settore ha mai sostenuto che oggi non abbiamo i mezzi per tornare sulla Luna. Al contrario, le missioni Artemis stanno proprio dimostrando il livello a cui è arrivata la tecnologia attuale. Le interviste spesso citate a sostegno di questa idea sono quasi sempre estrapolate dal contesto o montate in modo da far dire agli esperti qualcosa che non stavano affermando. Comunicare la scienza non è semplice, soprattutto in un’epoca in cui circolano soprattutto contenuti non verificati. Per questo invito sempre a controllare le fonti originali: la realtà è molto meno misteriosa, ma molto più interessante, delle interpretazioni distorte.

Roberta Privitera

5 mesi fa

Si, c'era una corsa all'allunaggio tra URSS e USA...ma gli americani bararono. Basta guardare le inchieste di giornalisti indipendenti e si capirà che non ci fu alcuno sbarco di umani sulla luna ma fu una finzione cinematografica. Kubrick, autore del 'film', stranamente morì poco tempo dopo aver pronunciato frasi in cui faceva una mezza confessione. E poi, ad oggi, dopo più di 60 anni di evoluzione tecnologica, dicono di non avere i mezzi per ripetere l'evento...ridicolo, no?

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