La Scienza in Tasca
Le orbite dei pianeti che appaiono misteriose: i pianeti retrogradi
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Le orbite dei pianeti che appaiono misteriose: i pianeti retrogradi
Quando i pianeti sembrano muoversi all’indietro nel cielo, in realtà non è ciò che accade davvero (Foto: come appare il moto di un pianeta retrogrado nel cielo nel corso dei mesi)
I pianeti retrogradi sono un ottimo esempio di come ciò che si vede in cielo non sempre corrisponde a quello che realmente accade nello spazio. Può capitare, infatti, di vedere un altro pianeta del Sistema Solare muoversi prima in avanti e poi indietro nel nostro cielo, ma quello che osserviamo non è il suo vero moto. L’idea che un pianeta “torni indietro” lungo la sua orbita è infatti sbagliata: si tratta di un’illusione prospettica, generata dal modo in cui la Terra e gli altri pianeti si muovono intorno al Sole.
Per capire il fenomeno occorre partire da un fatto fondamentale: tutti i pianeti del Sistema Solare orbitano attorno al Sole nello stesso verso e non lo invertono mai. La Terra compie un giro in circa un anno, Mercurio e Venere sono più vicini al Sole e quindi più veloci, mentre Marte, Giove e gli altri pianeti esterni sono più lontani e più lenti. Quando si osservano questi corpi celesti dalla Terra, però, non li vediamo rispetto al Sole, ma rispetto allo sfondo delle stelle lontane, che appaiono fisse. È su questo fondale che alcuni pianeti, per brevi periodi, sembrano cambiare verso e “risalire” la loro stessa traiettoria.
L’analogia più semplice è quella di due automobili su una strada a più corsie.Chi si trova su un’auto che sta superando un camion più lento, guardando fuori dal finestrino può avere l’impressione che il camion si muova all’indietro, pur sapendo che procede in avanti. Nel caso dei pianeti esterni come Marte, quando la Terra, che si muove più velocemente sulla propria orbita interna, lo supera, la sua posizione apparente rispetto alle stelle disegna una sorta di ansa o “ricciolo”: la sequenza dei punti osservati notte dopo notte non è più una linea regolare, ma una curva in cui il pianeta sembra prima rallentare, poi invertire direzione, e infine riprendere il moto “normale”.
Dal punto di vista tecnico si parla di moto diretto quando il pianeta, osservato dalla Terra, avanza da ovest verso est rispetto alle stelle, e di moto retrogrado apparente quando, durante questa particolare configurazione geometrica, il pianeta sembra muoversi da est verso ovest. Il termine “apparente” è essenziale, perché chiarisce che non si tratta di un’inversione fisica dell’orbita, ma di un effetto dovuto esclusivamente alla prospettiva e alle diverse velocità orbitali. Lo stesso principio vale per i pianeti interni, Mercurio e Venere, che a loro volta mostrano periodi di moto retrogrado apparente quando la loro posizione rispetto alla Terra e al Sole cambia lungo le rispettive orbite.
Storicamente, il moto retrogrado è stato uno dei grandi enigmi dell’astronomia antica. Nei modelli geocentrici, che ponevano la Terra al centro dell’Universo, per spiegare queste inversioni apparenti furono introdotti complicati sistemi di circoli e sotto-circoli, detti epicicli. Solo con l’affermazione del modello eliocentrico, che colloca il Sole al centro e la Terra come un pianeta fra gli altri, il moto retrogrado è diventato un fenomeno naturale e semplice da spiegare: una conseguenza inevitabile del fatto che osserviamo il cielo da un pianeta in movimento, e non da un punto fisso. Oggi, quindi, i pianeti retrogradi non sono più un mistero, ma un promemoria elegante di come la prospettiva dalla Terra possa ingannare e di quanto sia importante, nella scienza, distinguere tra ciò che appare e ciò che realmente accade.
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I commenti dei nostri lettori
Spoletino
4 mesi fa
Capita anche con tanta gente, ma in questo caso, spesso, non è una illusione
Simo
4 mesi fa
Mi associo ai complimenti, il martedì questa rubrica è un appuntamento fisso! Se posso fare una richiesta alla dott.ssa, magari un bell'articolo su Plutone e il suo status di (ex) pianeta...
Simone
4 mesi fa
Complimenti alla dottoressa Cicillini e a spoletonline per questa rubrica, leggo sempre con molto interesse e piacere questi articoli di divulgazione scientifica.
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