cronaca
Miniere di Morgnano, Spoleto ha celebrato i suoi martiri del lavoro
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Miniere di Morgnano, Spoleto ha celebrato i suoi martiri del lavoro
Giornata della Memoria cittadina: commemorazioni in onore del 22 marzo 1955
A Spoleto la memoria ritorna a farsi voce. In occasione della Giornata della Memoria Cittadina, la città si unisce per ricordare la tragedia delle miniere di Morgnano, trasformando il ricordo in un momento condiviso di riflessione e partecipazione. La commemorazione ricorda il drammatico evento del 22 marzo 1955 quando alle prime luci dell’alba, una sacca di grisou provocò una devastante esplosione nelle gallerie delle miniere di Morgnano, uccidendo ventitré operai a pochi minuti dalla fine del turno di notte. Uomini che stavano per tornare alla luce del giorno e alle loro famiglie, e che invece rimasero vittime di una tragedia improvvisa e violenta.
La cerimonia commemorativa, per il 71°anniversario della tragedia, è stata organizzata nella giornata del 25 marzo, dall’Associazione Amici delle Miniere, di cui è presidente Vincenza Campagnani assieme al Comune di Spoleto. Alla commemorazione hanno preso parte gli alunni e le alunne della classe IV della scuola primaria di Villa Redenta “Maria Antonietta Albanese D’Angerio” dando voce alla memoria attraverso il canto della “Ninna nanna della moije de 'n minatore”, brano scritto da Gianfrancesco Marignoli e la cui bellezza è stata sottolineata dal consigliere regionale Stefano Lisci, in particolare nella versione cantata dai bambini, che ha rappresentato un nuovo modo di onorare la storia sofferta e impedire che il tempo cancelli il legame tra le diverse generazioni di Spoleto.
Ricordiamo poi, la presenza di Alessandra Leone, figlia di Mario Leone, che insieme ai bambini ha contribuito a rendere il momento ancora più carico di emozione. Il presidente dell’Associazione, inoltre, ci ricorda come questo evento è l’occasione per proteggere un pezzo di storia umana che appartiene a tutti, evidenziando come il coinvolgimento dei ragazzi sia il segnale più incoraggiante: trasformare il ricordo in un patrimonio comune significa assicurarsi che le storie dei minatori continuino a vivere anche in futuro.
Un impegno condiviso tra scuola, associazioni e territorio, ricordando il contributo di Marilena e Alberto Cestari e alcune ragazze del Servizio Civile, che continua a dare immenso valore alla memoria delle Miniere di Morgnano e a chi vi ha perso la vita. Un legame che, a distanza di anni, resta forte e visibile nella grande partecipazione dei cittadini.
Le celebrazioni sono partite da Morgano con la Santa Messa presso la Chiesa “San Giovanni Battista Presenti” e sono proseguite con un omaggio al Monumento del Minatore, in cui è stata deposta e benedetta una corona d’alloro. La presenza delle istituzioni cittadine, tra cui il sindaco Andrea Sisti, la vicepresidente del Consiglio comunale Maura Coltorti, il consigliere regionale Stefano Lisci, il vicesindaco Danilo Chiodetti e l’assessora Agnese Protasi, insieme al direttore dei Musei Civici Saverio Verini, ha permesso di dare maggiore solennità e importanza all’evento.
“È fondamentale che la scuola continui a tramandare questa memoria alle nuove generazioni”, ha dichiarato il sindaco Andrea Sisti, sottolineando come la memoria di tale tragedia sia un pilastro dell’identità locale e che è compito dell’amministrazione far sì che le nuove generazioni conoscano questa storia, garantendo che “il sacrificio di quei ventritré uomini continui a vivere nella coscienza collettiva della città”. Un concetto ribadito anche dalla vicepresidente Maura Coltorti, che ha evidenziato come la memoria delle miniere appartenga all’intera città, al di là di ogni divisione politica
Inoltre, per approfondire questa vicenda umana e lavorativa, nel corso della giornata è stato possibile visitare il Museo delle Miniere presso il Pozzo Orlando, dove sono esposti documenti, foto e filmati storici con le testimonianze degli ex-minatori.
Oggi, a distanza di oltre settant’anni, Spoleto continua a ricordare. Perché la memoria non è solo commemorazione, ma responsabilità condivisa: un ponte tra passato e futuro che vive nel coinvolgimento della comunità e, soprattutto, nelle voci delle nuove generazioni.
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