società

Diffida formale contro i lavori Anas in Valnerina

 

Il Comitato Patrimonio torna all'attacco mettendo in mora il Comune di Sant'Anatolia, la Regione e il Ministero

 

Il Comitato Patrimonio Valnerina, tramite l’avvocato Valeria Passeri, ha inviato una formale diffida al Comune di Sant’Anatolia di Narco, alla Regione Umbria e ai Ministeri dell’Ambiente e della Cultura, chiedendo l’immediata sospensione della delibera sul mutamento di destinazione d'uso delle terre civiche interessate dai lavori ANAS per la S.S. 685.

Il nodo legale: l'illegittimità del mutamento

Al centro della contestazione c’è l’art. 41 del R.D. 332/1928. Secondo il Comitato, la procedura avviata è radicalmente nulla: la legge riserva solo ai Comuni e alle Comunanze Agrarie la facoltà di richiedere il mutamento di destinazione dei beni collettivi, mentre in questo caso l'iniziativa è partita da ANAS, un soggetto privato privo di legittimazione. Inoltre, manca il requisito fondamentale del "beneficio reale" per la popolazione locale, a fronte di una trasformazione irreversibile del territorio.

La discrasia dei fondi: PNRR e Sisma

Il Comitato solleva un dubbio pesantissimo sulla gestione dei fondi pubblici: l'opera viene presentata come "ripristino post-sisma", ma la realtà fattuale mostra la costruzione di un nuovo tracciato e di una galleria. Questa "discrasia" non solo viola le norme ambientali (principio DNSH del PNRR), ma espone l'amministrazione al rischio di revoca dei finanziamenti europei.

La diffida è un atto di "messa in mora" per ogni singolo consigliere comunale, con il voto previsto per il 29 aprile, in pendenza già di un sequestro giudiziario ordinato dal Commissario agli Usi Civici (Ord. 392/2024): "Chi vota a favore – avverte il Comitato – non potrà più invocare la buona fede e rischia di rispondere con il proprio patrimonio personale davanti alla Corte dei Conti per il danno ambientale e per i futuri costi di ripristino dei luoghi".

Il Comitato Patrimonio Valnerina chiede il ritiro immediato del punto all'ordine del giorno e l'annullamento in autotutela di tutti gli atti che hanno permesso ad ANAS di occupare terre inalienabili e indivisibili. "Non permetteremo che un piano di ripresa diventi uno strumento di espropriazione dei diritti della nostra comunità".



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