cultura e spettacolo
Il teatro di Burri rivive in un volume presentato al Festival
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Il teatro di Burri rivive in un volume presentato al Festival
L’autrice Rita Olivieri, insieme a Bruno Corà e Carla Subrizi hanno ripercorso il legame tra l’artista e la scena, tra pittura, architettura e drammaturgia
Ieri, mercoledì 8 giugno, presso i giardini di Palazzo Campello è stato presentato il volume Alberto Burri e il Teatro, pubblicato nel 2026 dalla Fondazione Burri e firmato da Rita Olivieri. Un incontro dedicato ad un aspetto meno noto, ma centrale, della produzione del maestro umbro, approfondito insieme all’autrice, al presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Bruno Corà, e a Carla Subrizi dell’Università La Sapienza di Roma.
Il libro ricostruisce l’intero percorso teatrale di Burri, dalle scenografie per i balletti Spirituals e November Steps fino al Tristano e Isotta di Wagner, senza tralasciare i progetti architettonici come il Teatro Continuo e il Teatro Scultura. Un viaggio che, come ha sottolineato Olivieri, nasce dall’osservazione dei bozzetti conservati alla Fondazione Burri e dalla volontà di considerare il teatro dell’artista come un’unica opera, anziché come una serie di episodi separati.
Ripercorrendo le principali tappe della sua attività scenica, l’autrice ha ricordato come Burri avesse già “il teatro nell’anima” fin dagli anni Quaranta, arrivando nel 1963 alle scenografie per Spirituals alla Scala di Milano e, nel 1976, ai celebri allestimenti per il Tristano e Isotta, dove una grande vela nera diventava simbolo dell’amore e della morte.
Bruno Corà ha invece posto l’accento sul carattere profondamente teatrale della ricerca di Burri, definendo la sua una “pittura del vissuto che la materia conferma”. Anche materiali come i celebri Sacchi o le Plastiche, ha osservato, conservano tracce antropologiche che restituiscono un forte valore drammaturgico alla sua opera.
Per Carla Subrizi il volume rappresenta uno strumento importante per rileggere l’intera produzione dell’artista. Burri, ha spiegato, concepiva lo spazio scenico non come un elemento descrittivo, ma come un luogo capace di alludere e suggerire significati simbolici, costruendo un dialogo preciso tra scena e rappresentazione senza raccontarne direttamente il contenuto.
Nel corso dell’incontro è stato ricordato anche il precoce riconoscimento internazionale dell’artista, già dagli anni Cinquanta apprezzato dai mercanti d’arte americani, e la sua influenza sulle generazioni successive. Un’eredità che il volume di Rita Olivieri restituisce attraverso un’attenta ricostruzione del rapporto tra pittura, architettura e teatro, mostrando come, per Burri, ogni spazio potesse trasformarsi in scena.
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