cultura e spettacolo

Venere e Adone aperti a nuovi linguaggi

 

L’Isango Ensemble rilegge Shakespeare tra musica, danza, canto e lingue africane

 

Il mito di Venere e Adone attraversa i secoli e approda al Festival dei Due Mondi in una forma inaspettata. Al Teatro Romano, Venus and Adonis dell’Isango Ensemble restituisce nuova vita al poema di William Shakespeare, intrecciandolo con la tradizione musicale e teatrale del Sudafrica in uno spettacolo essenziale nella scena, ma ricco di linguaggi e suggestioni.

La vicenda è quella nota: Venere si innamora perdutamente del giovane Adone, che però rifiuta il suo amore preferendo la caccia. Da questo ribaltamento nasce una riflessione sul desiderio, sull’ossessione e sul rifiuto, raccontata senza appesantire la narrazione, ma lasciando che siano soprattutto il corpo, il canto e il ritmo a guidare lo spettatore.

La cifra distintiva della produzione è proprio la fusione tra culture. Le parole di Shakespeare convivono con xhosa, zulu, tswana e inglese, mentre le musiche originali e la danza costruiscono un linguaggio scenico capace di avvicinare anche chi non conosce né il testo né le lingue utilizzate. Non c’è mai la sensazione di assistere a un esercizio di stile tutto concorre a rendere il racconto chiaro e coinvolgente.

A impressionare è anche la versatilità degli interpreti. Gli attori passano con naturalezza dalla recitazione al canto, dalla danza agli strumenti musicali, mantenendo sempre vivo il ritmo dello spettacolo e sostenendo una narrazione corale che non perde mai intensità.

La risposta del pubblico conferma l’efficacia della proposta. In platea si colgono sorrisi, commenti divertiti e una partecipazione costante, fino agli applausi conclusivi. Venus and Adonis dimostra come un classico possa essere riletto senza tradirne l’essenza, trovando nell’incontro tra tradizioni diverse una chiave espressiva capace di parlare al presente.



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