cultura e spettacolo
Il 'Quartetto dei critici' a confronto sul presente ed il futuro dell'esperienza teatrale
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Il 'Quartetto dei critici' a confronto sul presente ed il futuro dell'esperienza teatrale
Il Caio Melisso Carla Fendi ha accolto Giovanni D’Alò, Gianluigi Mattietti, Stefano Nardelli e Paolo Petazzi per una riflessione sui temi suggeriti dall'opera 'Una Promessa Infranta'
Il foyer del Teatro Caio Melisso Carla Fendi si è trasformato ieri 22 agosto, in uno spazio di confronto. Si è svolta qui la prima edizione del “Quartetto dei critici”, con Giovanni D’Alò, Gianluigi Mattietti, Stefano Nardelli e Paolo Petazzi chiamati a dialogare sui temi suggeriti da "Una promessa infranta", l’opera proposta, la sera precedente, dal Teatro Lirico Sperimentale.
Al centro dell’incontro il rapporto tra teatro e contemporaneità. Si è discusso di come opere nate da racconti letterari debbano trovare la capacità di andare oltre la loro struttura originaria, per creare nuovi stimoli e nuove possibilità di lettura. La contemporaneità passa anche dalla volontà di coinvolgere maggiormente lo spettatore, mettendo in discussione la tradizionale distanza tra palco e platea e tentando di abbattere la quarta parete. Il pubblico non è più soltanto chiamato ad assistere, ma a condividere l’esperienza teatrale.
Il confronto si è poi spostato sulla musica e sulla difficoltà di raccontarla ad un pubblico ampio. Una difficoltà che riguarda anche l’offerta: spesso si tende a dare per scontato che lo spettatore non sia pronto per il contemporaneo, finendo per proporre meno di quanto potrebbe accogliere. In questo percorso torna centrale il ruolo della critica, non scomparsa ma, come è stato definito, “liquefatta”, spostata soprattutto sulle riviste specializzate.
Alla base c’è anche una questione di formazione. La scarsa presenza della storia della musica nelle scuole superiori rende più difficile costruire quella familiarità necessaria per avvicinarsi consapevolmente a determinati linguaggi. Dall’analisi su "Una promessa infranta" è emersa così una riflessione più ampia: il futuro del teatro passa dalla capacità di rinnovare i linguaggi, coinvolgere gli spettatori, creare nuove forme di collaborazione e soprattutto, ricostruire gli strumenti necessari per permettere a quel pubblico di ascoltare, comprendere e lasciarsi sorprendere.
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