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Riapre al culto la chiesa di San Fortunato a Cascia
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Riapre al culto la chiesa di San Fortunato a Cascia
L'edificio sacro, situato a Poggio Primo Caso, era stato danneggiato dal terremoto del 2016. Per recuperarla stanziati 160 mila euro
La comunità di Poggio Primo Caso di Cascia nella giornata di domenica 6 settembre ha vissuto una giornata significativa: la riapertura al culto della bella chiesa di S. Fortunato, danneggiata dai terremoti del 2016, con la Messa presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo e concelebrata da don Davide Travagli, don Elio Zocchi e don Giuliano Medori, alla presenza di tantissimi fedeli, tra cui il sindaco Mario De Carolis. La liturgia è stata animata nel canto dalla corale “Santa Rita” di Cascia.
In Valnerina intorno all’VIII secolo, lungo gli itinerari viari che collegavano il nord al sud dell’Italia, si sono sviluppati numerosi ospedali-spitali con annesse chiese, che si sono poi incrementate con l’inizio della prima crociata proclamata da papa Urbano II nel 1095. Tra di essi c’è quello di S. Fortunato (il patrono di Montefalco, ndr) a Poggio Primo Caso di Cascia, edificato in una collina poco distante dal centro abitato e nelle vicinanze di una sorgente d’acqua; non si conosce con esattezza la data di costruzione, probabilmente voluta da cavalieri laici e consacrati appartenenti a uno degli Ordini Gerosolomitani. Dopo varie peripezie sulla giurisdizione del luogo, nel 1602 la chiesa di S. Fortunato passa sotto la diocesi di Spoleto.
La chiesa è in stile romanico e sul fianco destro è eretto l’ospedale-ospitale con annesso chiostro. Della costruzione originale rimangono solo la colonna centrale inserita nella facciata della chiesa, l’abside, la monofora, le semicolonne e parte del muro sovrastante tutto in cortina. L’edificio, infatti, oltre ai danni provocati dall’incuria dell’uomo, ha subito nel tempo anche quelli causati dai vari terremoti: 1328, 1599, 1703, 1730, 1962, 1979 e 2016. Quest’ultima calamità naturale ha provocato vari danni ed è stato necessario intervenire, tra l’altro, per solidarizzare l’abside e la parete di fondo, consolidare il campanile, interventi di cuci e scuci all’esterno e inserire ulteriori tiranti in acciaio all’interno. Per eseguire i lavori sono stati necessari circa 160.000 euro provenienti dai fondi 8×1000 della Conferenza episcopale italiana e da fondi propri della Diocesi. I progettisti sono stati: arch. Giovanni Venturini, arch. Silvia Montecucco, ing. Santino Rivolini, geom. Stefano Antonini, geom. Michele Leopardi. I lavori sono stati eseguiti dall’impresa Sabbatini Silvio di Campi di Norcia. Il consorzio Rigen di Isernia ha donato alla chiesa di S. Fortunato due campane, realizzate dalla Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone (Isernia): quella dedicata alla Santissima Icone conservata nel Duomo di Spoleto è stata benedetta dall’Arcivescovo; quella intitolata a S. Fortunato arriverà prossimamente. Don Davide Travagli ha spigato il motivo della dedica alla Santissima Icone: “Ci rammenta il legame con la nostra chiesa madre, il Duomo di Spoleto, e i suoi rintocchi ci ricorderanno che questo è un territorio posto sotto la protezione di della Vergine Maria”.
Nella zona del presbiterio era stata sistemata la reliquia di S. Fortunato donata nel 1639 dal card. Fausto Poli di Usigni, che era stato priore della chiesa, per evitare ulteriori morti a causa di una sconosciuta epidemia che si era diffusa nella zona di Cascia, soprattutto a Poggio Primo Caso: si tratta di un dente contenuto in un reliquiario d’ottone. Lo stesso Poli, poi, incarica il pittore Salvi Castellucci da Arezzo di eseguire gli affreschi dell’altare maggiore e quello sul lato destro che raffigura l’arrivo a Poggio della reliquia di S. Fortunato.
Nel 1648 il custode del Sacro Convento d’Assisi, padre Saurino da Montereale, invia a Cascia fra Giuseppe da Copertino (canonizzato da Clemente XIII nel 1767) per tentare di esorcizzare la nobildonna Sulpizia Frenfanelli. Giunto nella chiesa di S. Fortunato si raccoglie in preghiera dinanzi al Santissimo Sacramento e, mentre è assorto in orazione, cade in estasi contemplativa, cui fa seguito la sua lievitazione in aria. Il ricordo dell’estasi è riportato in una tela raffigurante il Santo dipinta nel 1648 ad Antonio Carocci di Preci e collocata nella chiesa di S. Francesco a Cascia.
Commentando le letture della domenica, il cui filo rosso era il bene dell’altro e la correzione fraterna, il Presule ha sottolineato l’importanza di custodire l’altro non per rinchiuderlo o giudicarlo. "Se vedi qualcuno che fa male – ha detto – diglielo; se hai offeso qualcuno, chiedi perdono. Ciò e difficile lo sappiamo. Volere il bene dell’altro è un esercizio che dobbiamo mettere in atto quotidianamente: serve a poco, ricorda S. Paolo, osservare i precetti se poi non si vuole il bene dell’altro, che va accettato per quello che è e non trasformato secondo i nostri schemi. Quante volte una parola o un silenzio possono qualificare una relazione e quante volte un piccolo gesto rende fecondo l’intero universo. Il bene, ricordiamolo, si realizza se lo vogliamo. Questo prendersi cura ci viene oggi ricordato anche dalla presenza della reliquia di S. Fortunato tra noi: i Santi si prendono cura di chi si affida a loro. Ci siamo riuniti per riaprire questa chiesa e ciò ci ricorda, prima ancora di ammirare la sua bellezza, che Qualcuno (Dio) ci aveva pensato nella mente e nel cuore prima della nostra nascita e che continua a prendersi cura di noi".
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