cronaca

Forte tensione al Carcere, un detenuto sale sul tetto creando rischio per la sicurezza dell’istituto

 

Daniele Rosati, segretario regionale del Sinappe, denuncia l’emergenza: “Serve più personale e strutture adeguate”

 

La Segreteria Regionale del SINAPPE rende noto che presso la Casa di Reclusione di Spoleto un detenuto di origine straniera, già sottoposto a sorveglianza particolare ex art. 14‑bis O.P., è salito sul tetto del passeggio interno per protesta, creando una situazione di forte tensione e rischio per la sicurezza dell’istituto. Il soggetto, con fine pena lungo per reati di rapina e resistenza, ha già transitato in numerosi istituti penitenziari italiani, dai quali è stato trasferito per condotte incompatibili con l’ordine e la sicurezza interna. Anche a Spoleto, sin dal suo arrivo, ha continuato a manifestare comportamenti provocatori e destabilizzanti, costringendo il personale di Polizia Penitenziaria a operare in condizioni di costante emergenza. 

A nome del SINAPPE, il Segretario Regionale Daniele Rosati dichiara:“Se la finalità della pena è la rieducazione del condannato, deve partire dagli stessi ristretti l’adesione al programma trattamentale. Ma il carcere sta cambiando, e con esso la tipologia dei detenuti. Negli anni ’90 la presenza di stranieri era del 5%, oggi è del 34%. Le stesse leggi, pensate per un sistema diverso, vanno riviste.

”Rosati aggiunge:“Se un detenuto non riesce ad essere gestito in venti istituti in due anni, dobbiamo chiederci se il sistema abbia davvero gli strumenti per farlo. Da questa impossibilità nasce il fenomeno del ‘turismo penitenziario’, dove il detenuto problematico diventa una ‘palla che scotta’ passata di mano in mano.”La chiusura dei manicomi giudiziari e l’assenza di strutture dedicate alla gestione di soggetti con gravi disturbi comportamentali aggravano la situazione, penalizzando anche i detenuti che vorrebbero aderire a percorsi di rieducazione.

Il sistema penitenziario italiano, con una capienza regolamentare di 52.000 posti e una presenza effettiva di oltre 64.000 detenuti, è sostenuto da personale sotto organico, costretto a turni massacranti, violazioni contrattuali e continue aggressioni.“La Polizia Penitenziaria combatte ogni giorno una guerra in tempo di pace, lo fa in silenzio, lontano dai riflettori. È necessario che il mondo politico presti attenzione e doti il Corpo di mezzi straordinari e regole d’ingaggio più idonee, come l’utilizzo del taser, dello spray al peperoncino e soprattutto assunzioni straordinarie per garantire sicurezza e dignità al personale.”



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I commenti dei nostri lettori

Basterebbe un po' di decisione.

24 giorni fa

Questo è uno dei classici casi in cui il problema del detenuto si risolverebbe con il rimpatrio forzato.

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