La Scienza in Tasca
Titano, il mondo dove piove metano
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Titano, il mondo dove piove metano
La più grande luna di Saturno ha fiumi e laghi, ma una temperatura vicina ai −180 °C. Sotto la sua foschia arancione, una chimica complessa offre agli scienziati un laboratorio naturale per studiare i processi che possono precedere la vita
Il paesaggio di Titano sembra familiare, finché non si guarda il termometro: circa 180 gradi sotto zero. A quella temperatura l’acqua è ghiaccio duro, mentre il metano, che sulla Terra è conosciuto soprattutto come gas, può scorrere allo stato liquido. È questa combinazione a rendere la maggiore luna di Saturno uno dei mondi più singolari del Sistema Solare: un luogo dove agiscono processi simili a quelli terrestri, ma con ingredienti diversi.
Con un diametro di circa 5.150 chilometri, Titano è più grande di Mercurio e seconda, fra le lune del Sistema Solare, soltanto a Ganimede, che orbita attorno a Giove. È l’unica luna conosciuta con un’atmosfera densa, che nasconde la superficie sotto una foschia dorata. L’atmosfera di Titano è composta soprattutto da azoto, proprio come l’atmosfera terrestre. Ma riceve pochissima luce: alla distanza di Saturno, l’illuminazione solare è circa cento volte più debole che sulla Terra. Cambia anche il calendario: le stagioni durano più di sette anni terrestri ciascuna, seguendo il lungo viaggio di Saturno intorno al Sole.
La somiglianza più sorprendente con il nostro pianeta riguarda il movimento dei liquidi. Su Titano il metano evapora, forma nubi e ricade sotto forma di pioggia. Scorrendo sul terreno, contribuisce a modellare canali e ad alimentare laghi e mari, concentrati soprattutto nelle regioni polari e composti da metano ed etano. Titano è l’unico mondo oltre alla Terra dove sono stati osservati bacini stabili di liquido in superficie. È un equivalente del ciclo dell’acqua terrestre: qui il ghiaccio d’acqua svolge il ruolo che sulla Terra hanno molte rocce, costituendo un materiale solido del paesaggio. Nelle regioni equatoriali si estendono invece grandi campi di dune, la cui “sabbia” è formata da particelle ricche di composti organici. La provenienza della grande quantità di metano resta un mistero, perché la luce solare lo distrugge progressivamente attraverso reazioni chimiche. Gli scienziati sospettano che ci sia qualche processo non ancora osservato a rifornirne l’atmosfera, forse coinvolgendo l’interno della luna, ma non hanno ancora una risposta definitiva.
Gran parte di ciò che su conosce di Titano deriva da Cassini-Huygens, la missione realizzata con la collaborazione di NASA, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Italiana. Cassini ha studiato Titano attraverso ripetuti sorvoli, usando anche il radar per osservare il terreno nascosto dalla foschia. La sonda europea Huygens ha invece attraversato l’atmosfera e raggiunto la superficie nel 2005, fornendo misure dirette di questo ambiente remoto.
Il prossimo esploratore sarà Dragonfly, un veicolo robotico della NASA capace di volare e atterrare in più punti della superficie. Il lancio è previsto non prima del luglio 2028, con arrivo alla fine del 2034. A ogni tappa raccoglierà campioni e ne analizzerà la composizione con l’obiettivo di indagare l’abitabilità di Titano e la sua chimica prebiotica, cioè i processi che possono precedere la comparsa della vita.
In immagine: Titano passa davanti a Saturno, osservato dalla sonda Cassini. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Space Science Institute
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