cronaca

Ospedale, infervora il dibattito politico

 

Alleanza Civica preoccupata per il futuro del nosocomio, il Movimento 5 Stelle chiede il rispetto degli impegni presi. Il Pd interpella l'estensore dell'ultimo piano sanitario umbro per fugare i dubbi

 

Infervora il dibattito politico sul futuro dell’ospedale dopo l’approvazione, da parte del Pd regionale, del documento relativo al riassetto della sanità in Umbria. Dopo gli allarmi lanciati dal consigliere Sergio Grifoni e dagli esponenti di “Insieme per Spoleto” Paolo Piccioni, Donatella Loretoni e Giancarlo Cintioli, anche altre forze locali sono intervenute commentando gli ultimi sviluppi e le prospettive che si stanno delineando per il “San Matteo degli Infermi”.

I timori di Alleanza Civica È il caso, ad esempio, di “Alleanza Civica” rappresentata da Alessandra Dottarelli e Gianmarco Profili. È un testo lungo e ricco di buone intenzioni. Ma basta fare due conti per capire cosa significa per Spoleto. L'Umbria ha sette ospedali dell'emergenza-urgenza. Due sono DEA di secondo livello, Perugia e Terni. Cinque sono DEA di primo livello: Foligno, Città di Castello, Orvieto, Spoleto e Branca. Il DM 70 fissa per un DEA di primo livello un bacino minimo di 150.000 abitanti. Le soglie per il secondo livello sono ancora più alte, e infatti anche Terni è in deroga. Lo stesso documento PD ammette che la rete dovrà reggersi "assumendo deroghe motivate e trasparenti". Tradotto: cinque ospedale su sette restano in piedi solo se arrivano le deroghe. Nessuno può garantire che vengano concesse. Foligno con Assisi, Bastia, Montefalco, Cannara e Bevagna arriva già a quasi 120.000 abitanti. Considerando l'intero bacino d'utenza, e non solo i comuni più rappresentativi, raggiunge la soglia dei 150.000. Non a caso il documento lo definisce "nodo spoke di primo livello qualificato" e presidio centrale per un'area vasta. Gli promette investimenti in personale e tecnologie e una Casa della Comunità con risorse "certe e tempestive". Foligno è di fatto blindato come terzo ospedale della regione”

“Spoleto, per collocazione geografica e popolazione, anche contando i territori limitrofi, è lontanissima da quella soglia. Nel documento è soltanto un nome in un elenco, senza un ruolo definito e senza un impegno concreto. Se la deroga non verrà concessa, l'ospedale di Spoleto perderà il DEA e sarà declassato a ospedale di base. A quel punto diventerebbe definitivamente irraggiungibile anche il progetto di un terzo polo Spoleto-Foligno con un nuovo ospedale nel mezzo. La scelta del PD, nei fatti, lo seppellisce. Chiediamo quindi una risposta chiara: se la deroga non verrà concessa, cosa di prevede per l’ospedale di Spoleto? Il PD propone di superare i primariati a scavalco. Questo significa che ogni presidio dovrà avere i propri primari, reparto per reparto. Ci chiediamo dove pensano di trovarli. Oggi a Spoleto non c'è nemmeno il personale per riaprire la cardiologia, annunciata da Stefano Lisci l'8 luglio 2025 e ancora chiusa. Il documento non dice chi garantirà i primari a Spoleto, né in quali tempi. Siamo molto curiosi di conoscere la posizione del PD di Spoleto. Sostiene un documento che blinda Foligno e lascia Spoleto appesa a una deroga? Oppure avrà il coraggio di dire ai propri vertici regionali che Spoleto non è sacrificabile? I cittadini meritano risposte chiare”.

La posizione del Movimento 5 Stelle La sezione locale del Movimento 5 Stelle, dal canto suo, ha rimarcato il “costante” impegno teso alla salvaguardia del nosocomio. “L’obiettivo è mantenere il San Matteo degli Infermi nella rete dei DEA di I livello e ripristinare i servizi e i reparti chiusi durante la Giunta regionale di Donatella Tesei, nel pieno dell'emergenza Covid. È una battaglia che portiamo avanti da anni, condividendo le richieste dei comitati cittadini e sostenendo ogni iniziativa utile a tutelare il diritto alla salute degli spoletini. Per questo riteniamo necessario che, nel dibattito sul futuro dell'ospedale, ci sia spazio anche per la memoria e la coerenza politica. Chi oggi si presenta come difensore del San Matteo dovrebbe ricordare le scelte compiute quando al governo della Regione c'era il centrodestra e spiegare perché abbia sostenuto, o accettato, decisioni che hanno penalizzato il nostro ospedale. Lo stesso vale per chi interviene solo oggi in difesa del San Matteo senza aver manifestato, con altrettanta determinazione, la propria contrarietà quando i servizi ospedalieri venivano ridimensionati in tempi rapidissimi”.

“La difesa dell'ospedale non può diventare una battaglia di convenienza né una bandiera da sventolare a seconda delle stagioni politiche. Il M5S è sempre stato in prima linea, anche nel lavoro di approfondimento che ha permesso di evidenziare gli errori della richiesta di deroga per la riapertura del punto nascita, presentata dall'allora assessore regionale Luca Coletto. Abbiamo inoltre sempre sostenuto documenti e mozioni consiliari finalizzati al rilancio del San Matteo e alla tutela della rete ospedaliera umbra, anteponendo l'interesse della comunità alle divisioni politiche. Su quella stessa richiesta di deroga abbiamo inoltre presentato un esposto sulle gravi carenze documentali di allora, insieme ai nostri rappresentanti regionali e parlamentari. La nostra disponibilità al confronto e al dialogo con le forze alleate non è mai venuta meno. Abbiamo sempre lavorato con serietà, consapevoli del nostro perimetro politico e delle responsabilità che derivano dalle alleanze, senza rinunciare alla nostra autonomia di giudizio né ai principi che guidano la nostra azione”.

“Chiediamo quindi che non vi siano dubbi rispetto la nostra posizione consapevoli che collaborare per il bene di Spoleto non significa rinunciare alla coerenza, ma saper costruire obiettivi condivisi nel rispetto reciproco. In questa fase, mentre i nostri rappresentanti regionali sono impegnati nel lavoro per la definizione del nuovo Piano socio-sanitario regionale, è importante mantenere il confronto sui contenuti e sulle soluzioni concrete. È un passaggio decisivo per il futuro del San Matteo e dell'intera sanità umbra, che richiede responsabilità e capacità di collaborazione. La nostra posizione è chiara, coerente negli anni e facilmente reperibile in ogni dibattito pubblico quale il Consiglio Comunale: mantenimento del DEA di I livello, superamento del modello del Terzo polo e ripristino dei servizi e dei reparti sottratti all'ospedale di Spoleto dalla Giunta Tesei. Su questi obiettivi continueremo a lavorare, dialogando con chiunque voglia contribuire seriamente al loro raggiungimento. Perché la salute dei cittadini viene prima delle polemiche e il futuro del San Matteo si costruisce con impegni verificabili, scelte coerenti e lavoro istituzionale”.

L’intervento del PD Il Partito Democratico ha invece chiesto al dottor Paolo Di Loreto, rappresentante piddino al tavolo tecnico regionale sulla sanità ed estensore dell'ultimo Piano sanitario della Regione Umbria nel 2009 tuttora vigente, di chiarire il significato concreto del documento politico di recente approvato. "L'importanza che il documento programmatico sulla sanità pubblica, approvato giovedì dall'Assemblea regionale del Partito Democratico dell'Umbria, ha per il futuro dell'Ospedale di Spoleto, - spiega il dottor Paolo Di Loreto - è chiarissimo fin dall'apertura del paragrafo dedicato agli ospedali dell'emergenza-urgenza che afferma: 'Il PD Umbria sostiene l'impegno della Regione per superare l'articolazione della rete regionale dell'emergenza-urgenza prevista dalla DGR n. 1399 del dicembre 2023, amministrazione Tesei, a partire dal superamento dell'esperienza del terzo polo ospedaliero’. Si tratta di un impegno programmatico importante per la collocazione che dovrà fare il Piano Socio Sanitario per l'Ospedale di Spoleto, ma ancora prima rappresenta un sostegno alla battaglia che stanno conducendo nella nostra città le istituzioni, le forze politiche, i cittadini e i comitati, che hanno raccolto oltre diecimila firme, per restituire all'Ospedale di Spoleto il ruolo di polo della rete dell'emergenza come DEA di primo livello”.

“L'atto di istituzione del terzo polo, infatti, stabiliva di concentrare su Foligno tutte le prestazioni di emergenza urgenza e di assegnare a Spoleto l'esecuzione dell'attività programmata, privando di fatto il Presidio ospedaliero di Spoleto della classificazione di DEA di I livello ed escludendolo dalla rete dell'emergenza. La DGR n. 1399 del 2023 effettuava concretamente il ridimensionamento del Presidio, riducendo di 25 posti letto la dotazione della struttura e sopprimendo le Unità operative di urologia, pediatria e neurologia, requisiti indispensabili per la classificazione di un Ospedale DEA di I Livello. Ci sono poi - prosegue il dottor Di Loreto - altri due passaggi nel documento del PD regionale che confermano il superamento dell'esperienza del terzo polo, il primo che indica l'Ospedale di Foligno come struttura di riferimento per l'area vasta da Bastia e Assisano fino a Foligno, confermando la scelta che portò alla localizzazione della struttura alla fine degli anni 80, al fine di coprire un bacino diverso da quello di Spoleto e la seconda l'abbandono della formula dei primariati a scavalco fra Foligno e Spoleto che riconosce l'autonomia gestionale dei due DEA di primo livello, fermo restando l'obiettivo di integrazione di tutti i DEA di primo e secondo livello nella rete regionale”.

“C'è infine da osservare che il DM 70 del 2015 stabilisce, che sia la Regione a stabilire il numero di Ospedali classificati DEA di primo livello su cui è organizzata la rete regionale, l'unico vincolo da rispettare è che il numero complessivo dei DEA di primo livello rispetti il rapporto di un Ospedale ogni 150.000 abitanti. I cinque dea di I livello, fissati nel 2016 dalla programmazione regionale in applicazione del DM 70/2015, richiedono una popolazione di almeno 750.000 abitanti e la popolazione dell'Umbria è ampiamente al di sopra di detta soglia. C'è da osservare che i criteri adottati dalla Regione per il dimensionamento del sistema e la localizzazione dei Presidi hanno dovuto tenere conto anche dell'estensione territoriale, che è molto ampia rispetto alla popolazione residente; l'Umbria ha infatti una densità di popolazione di 100 abitanti/kmq, circa la metà della media italiana, pari a 195 abitanti/kmq, occupando il 15° posto nella classifica per densità di popolazione delle 20 Regioni ed è oltretutto caratterizzata da territorio collinare e montuoso che richiede lunghi tempi di percorrenza per gli spostamenti necessari a collegare i diversi poli della rete. Questo significa - conclude Di Loreto - che il bacino che copre l'Ospedale di Spoleto è fondamentale per garantire un'assistenza tempestiva in un'area particolarmente montuosa come la Valnerina ed i Monti Martani ed è al tempo stesso chiamato a svolgere un importate collegamento con il DEA di secondo livello dell'Azienda Ospedaliera di Terni".



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I commenti dei nostri lettori

Aurelio Fabiani

3 ore fa

0spedale San Matteo in ostaggio della campagna elettorale. Abusato in ogni modo, da chi l'ha chiuso, da chi non ha riaperto i reparti chiusi, da chi si spaccia falsamente di avere sempre protestato per riaprirlo. Fate una cosa tutti, obbligate i vostri compari in Consiglio regionale ad approvare la riepertura dei Reparti Nascita, pediatria, emergenza, rianimazione, servizi h24 prima della fine dell'anno. La vostra propaganda ci ha rotto i.....

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